sabato 16 settembre 2017

Sfogliando il diario...

"Ogni albero si riconosce dal suo frutto" ( Lc 6,44)
 
Hai ragione Signore a dire queste cose, a ricordarcele, a farci prendere coscienza che siamo responsabili dei frutti che nasceranno dal nostro albero per 4 generazioni.
Stiamo vivendo l'esperienza amara di chi ci ha lasciato in eredità l'incompetenza più o meno colpevole a prenderci cura del nostro albero, l'irresponsabilità di tante azioni che mai avremmo pensato avrebbero avuto una ricaduta sulle nostre generazioni future.
E invece abbiamo dovuto ricrederci e prendere coscienza che le colpe dei padri ricadono sui figli e che non basta solo piantare, ma anche e soprattutto curare la pianta con ogni sforzo, sacrificio, chiedendo a te aiuto e sostegno , indicazioni certe e veritiere per tutto ciò che occorreva perchè la pianta non seccasse e desse buoni frutti.
Non l'ha fatto chi ci ha preceduto, non l'abbiamo fatto noi, per cui oggi ci troviamo a pagare le tasse su una terra un tempo fertile e feconda di cui ci siamo disinteressati, pensando che anche senza di noi avrebbe continuato a dare frutti buoni e succulenti.
Non sappiamo Signore se siamo ancora in tempo per rimediare, non per noi, ma per quelli che ci seguiranno, confidiamo nel tuo aiuto Signore, confidiamo nella tua misericordia perchè la maledizione si cambi in una benedizione.
Vogliamo benedire Signore quello che resta, è poco, in quanto a valore, benedire quello che manca alla nostra perfezione che è immensamente grande, vogliamo benedire quel poco che ci è rimasto e vogliamo metterlo ai piedi del tuo altare.
Lo consegnamo nelle mani di Maria che saprà anche , come madre fare una cernita di ciò che a te è gradito e sfrondare le foglie e i rami infruttuosi del nostro orgoglio con cui cerchiamo di coprire la nostra inadeguatezza.
Questa mattina voglio meditare e pregare sulla nostra responsabilità nei confronti della storia presente e futura dei nostri figli, dei nostri fratelli.
Continuerai ad avere pietà Signore? Cambierai il nostro lutto in gioia?
Non lo meritiamo, ma confidiamo nella verità della tua parola. tu l'hai detto, tu lo farai.
Siamo gli operai dell'ultima ora, Signore.
Non vogliamo piangere su quello che abbiamo perso, ma su quello che abbiamo guadagnato scegliendo di lavorare per te.
Lode e gloria a te Signore Gesù!

venerdì 15 settembre 2017

B.V.Maria Addolorata

" Donna ecco tuo figlio! "(Gv 19,26)

Oggi Signore ci doni tua madre, il dono più grande che potevi farci dopo il sacrificio consumato sulla croce.
Tu ci doni non una madre qualsiasi, ma tua madre, colei che fu resa degna e considerata degna di accoglierti nel suo seno, di dirti di sì, nella più perfetta umiltà, alla nostra redenzione.
L'hai chiamata “donna” e non “madre” tutte le volte che di lei o a lei hai parlato.
Questo tuo atteggiamento mi ha sempre destabilizzato, come se tu volessi prendere le distanze da lei come se non corrispondesse in maniera adeguata al tuo amore per lei.
Ma niente tu fai a caso, né parole ingiuste escono dalla tua bocca.
L'amore tu lo hai mostrato fino all'ultimo, l'amore perfetto, che non considera mai suo quello che di più prezioso ha, ma lo dona con gioia a chi ne ha bisogno.
E noi Signore, anche se non ce ne rendiamo conto, abbiamo molto più bisogno di te, di una madre che ci accompagni, ci guidi, ci rimbocchi le coperte, non ci faccia perdere di vista te l'orizzonte entro il quale dobbiamo vivere la nostra vita, reindirizzare le nostre fragili imbarcazioni.
Lei sa di cosa di cosa abbiamo bisogno, perché tu l'hai associata alla tua incarnazione, alla tua passione, alla tua morte e alla tua resurrezione.
" Anche a te una spada trafiggerà l'anima " disse il vecchio Simeone in un momento di grande esultanza, di commozione, quando tu fosti portato al tempio, per essere presentato a Dio, a colui dal quale eri venuto e al quale dovevi tornare.
Maria ci accompagni sempre in questo pellegrinaggio terreno, come ha accompagnato te mio Signore, con umiltà e discrezione ci ricordi i misteri della gioia, della luce, del dolore, della gloria, ci ricordi la tua vita e la sua vita, il suo percorso di luce e di mistero, di servizio umile e operoso alla tua sequela.
Ci illumini Maria, la stella a orientarci tra i flutti minacciosi di questo mare in tempesta e ci indichi il porto sicuro.
Signore grazie per questo dono che oggi la liturgia ci ricorda, ma che tu ci hai fatto da sempre e per sempre sarà a nostra disposizione, quando il vento soffia forte e spezzerà i rami degli alberi, dopo averli spogliati delle foglie, quando il terremoto sconvolgerà le nostre case di mattoni e noi non sapremmo dove abitare, quando il cielo si coprirà di nubi nere e la tempesta ci porterà lontano e ci chiuderà gli occhi, impedendoci di vedere dove stiamo andando.
Grazie Signore di questo dono grande che ogni giorno di più apprezzo, grazie perché ci hai dato una scala per salire fino a te.

lunedì 11 settembre 2017

Al centro l'uomo

"E' Lui che noi annunciamo" (Col 1,28)

Annunciare te Signore, metterti al centro della nostra vita, questo è il nostro desiderio, questo l'orientamento della nostra vita.
Sappiamo che così facendo facciamo più il nostro interesse che il tuo.
Tu sei perfetto, sei Dio e non hai bisogno di nulla, perchè significherebbe che ti manca qualcosa e questo contraddirebbe la tua identità.
Siamo noi ad aver bisogno di te, un bisogno purtroppo non riconosciuto, perchè identifichiamo il nostro bene in ciò che ci piace e che ci fa stare bene senza fatica e senza dover aspettare.
Vogliamo tutto e subito, gratis, vogliamo decidere autonomamente dove andare e con chi.
Non ci fidiamo di te Signore perchè il seguirti comporta sacrificio, attenzione, pazienza, orecchi, occhi e cuore aperti alla novità che ogni giorno ci metti davanti.
Siamo purtroppo ingessati nei nostri giudizi e pregiudizi, nei nostri ragionamenti sempre uguali, le nostre logiche umane che contrastano con quello che tu dici e fai.
Signore quante volte , pur avendo sperimentato quanta verità c'è nelle tue parole, me ne allontano e antepongo a te i miei interessi, i miei desideri che non corrispondono ai tuoi!
Quando questo succede la conseguenza è la perdita della serenità e della pace che connotano i tuoi figli che vivono nella consapevolezza di esserlo realmente.
Così, come accade in una partita di calcio, quando l'arbitro dice di mettere la palla al centro, mi dico che, se sto male, è perchè ti ho messo in un angolo e non ti permetto di operare per il mio bene.
Tu nel vangelo di oggi mostri ai farisei e agli scribi chi mettere al centro.
Paradossalmente non ti metti tu che ne hai tutto il diritto, ma metti l'uomo, un uomo che ha bisogno di aiuto nel giorno di sabato in cui non era permesso guarire un malato.
Signore l'uomo dalla mano inaridita sono io che non riesco a lasciarmi andare per aprirla ed accogliere il dono del tuo amore che ci fai attraverso l'Eucaristia.
La domenica, a differenza del sabato ebraico, è un giorno speciale, un giorno in cui le mani devono bere di aprirsi e di muoversi per venire a prendere da te ciò che ci serve per la giornata che stiamo vivendo per la settimana che comincia.
Oggi, leggendo il vangelo, per la prima volta non ho pensato all'avarizia di chi vuole tenere tutto per sè, e al dovere del cristiano di soccorrere i bisognosi.
Grazie Signore, perchè il tuo gesto mi ha mostrato che per te non è importante la legge, ma l'uomo, che tu hai messo al centro di tutta la creazione, perchè viva del frutto delle sue mani in un costante rendimento di grazie.
Apri le nostre mani inaridite, trasformale in coppe capienti per prendere e non disperdere i tuoi doni che non ti stanchi mai di farci recapitare, se ci lasciamo provocare e convocare da te, al centro della nostra umana fragilità, del nostro limite.
Tocca e guarisci Signore le nostre rigidità, rendici capaci di abbracci lasciandoci abbracciare da te.

sabato 9 settembre 2017

IL SIGNORE DEL SABATO

VANGELO (Lc 6,1-5)

Dio non si preoccupa di se stesso, ma dell'uomo.
Sa infatti che senza di Lui morirebbe.
Il sabato, secondo il racconto biblico, Dio si era riposato.
Perciò questo giorno prevedeva la sospensione di qualsiasi lavoro, per essere completamente disponibili per Dio.
Ma con il tempo le pratiche religiose avevano fatto perdere di vista il senso del riposo.
Gesù è venuto per farci entrare efficacemente nel riposo di Dio.
Infatti, pur osservando il sabato in tante occasioni riportate dai Vangeli, si sente libero di non seguirne i precetti, quando questi non corrispondono alla verità ad essi sottesa.
E' l'uomo ad avere bisogno di Dio e non viceversa.
Attraverso l'Eucaristia, è Lui che ci dona ciò di cui abbiamo bisogno per avere vita e dare vita.
Non a caso resuscitò il giorno dopo il sabato, la nostra domenica, che per gli Ebrei era un anonimo inizio di settimana, un lunedì qualsiasi.
La domenica Dio ci risuscita, per farci vivere bene tutti i giorni della settimana, immettendoci nel Suo tempo.
L'infinito riposo che il Creatore ha deciso di donare ad ogni creatura, attraverso la Nuova Creazione a cui ha dato inizio Cristo Gesù.

venerdì 8 settembre 2017

Natività di Maria

" A lui sarà dato il nome di Emanuele, Dio con noi" (Mt 1,23)

Dio prepara una casa per il figlio, si prepara una casa per venire ad abitare con noi.
L'Emanuele, il Dio con noi ha bisogno di un terreno dissodato, un terreno fertile che lo accolga , lo custodisca, lo faccia crescere e lo dia alla luce.
Il terreno...la casa..
Maria è la casa, l'arca dell'alleanza che veniva portata insieme a tutto il resto nel trasferimento del popolo nel deserto da un luogo ad un altro, arca che ci ricorda un'altra arca, quella di Noè, un' arca che salva dal diluvio, un' arca che dona la vita.
L'arca troverà poi una stabile dimora nel tempio, ma sarà anche rubata, trafugata e il tempo andrà in rovina.
Come tutte le cose del mondo che conoscono la corruzione, scompariranno, mentre rimarrà in eterno la verità ad essi sottesa,
Così Gesù, il Salvatore, diventerà tempio,tenda, arca, unito strettamente alla madre che lo ha generato dallo Spirito, con lo Spirito.
Lo Spirito di Dio toccherà questa umile donna e la trasformerà in icona vivente dell'unità inscindibile dell'uomo con Dio, l'unica che dà forza.
Maria dallo Spirito è generata, con lo Spirito genera, dallo Spirito è consacrata sposa di Cristo.
LUI ce l'ha consegnata , donata sulla croce.
" Ecco tua madre !" l'inizio del cammino alla volta del cielo.
Il Dio con noi ha bisogno di chi lo porti con sè, che lo dia alla luce, che lo testimoni, che partorisca a Lui figli di Dio.
E' la Chiesa che oggi deve farci vivere questa fecondità a cui è chiamata, rendendo visibile Dio nel mondo.

Colui che salva

" Tu lo chiamerai Gesù" (Mt 1,21)

Signore mio Dio con questo nome sei stato chiamato.
"Colui che salva".
Anche noi vogliamo chiamarti così, specie quando siamo attaccati dal nemico e la tentazione ci spinge a cercare altre salvezze, desiderare altre soluzioni alternative al vangelo.
Tu solo Signore puoi salvarci, specie quando ci riconosciamo poveri, bisognosi di aiuto.
Perché tu ami i più piccoli, i più deboli, tu Signore puoi operare solo in quelli che non ti legano le mani, non ti inchiodano ad una croce, condannandoti a morte.
Tu Signore puoi salvare tutti anche i tuoi persecutori e paradossalmente hai avuto più seguaci dopo la morte che durante la tua vita fatta di segni e di parole divine.
Tu salvi l'uomo dalla fossa della morte, lo salvi dalla sua insipiente sicurezza, quando a te si affida.
"Chi potrà salvarsi? " mi veniva da chiedermi qualche giorno fa, guardando come nel mondo tutto vada a rovescio e sembra che tu sia sconfitto in questa società che pian piano sta scrivendo leggi, imponendo doveri, autorizzando comportamenti che ci allontanano da te.
Eppure la storia d'Israele racconta di un popolo che subì anche la vergogna, l'umiliazione , il dolore, lo strazio dell'esilio, della distruzione del tempio .
Tu Signore però non hai mai smesso di amarlo, non hai smesso di operare perché si realizzasse il tuo disegno di salvezza.
Il tuo progetto prevedeva che la salvezza passasse attraverso un nutrimento concreto, reale dalla madre al figlio attraverso il cordone ombelicale..
Tu Signore hai formato le tue viscere e le tue ossa nel seno della vergine Maria, hai assunto, preso da lei i caratteri somatici, hai bevuto il suo latte, sei venuto alla luce dopo nove mesi come un comune mortale.
Questo mistero è grande Signore mio Dio... perché ti sei fatto piccolo , tanto piccolo da entrare nell'utero di Maria che, pur essendo grande nella fede , era spropositatamente piccola per contenere te che sei infinitamente grande.
Eppure è successo.
E tu, colui che salva, sei venuto alla luce nella più piccola città della Giudea, in una stalla. Ti piacciono Signore le persone, le cose, umili, piccole, povere..
Maria è stata scelta propria perché aveva imparato ad essere figlia , perché non si può partorire ed essere madri se non si è fatta l'esperienza di essere figli, amati, scelti, predestinati, destinati ad essere glorificati.
L'essere figli di un Padre come il tuo , Signore, è vivere in eterno nella ferma speranza che nulla e nessuno potrà farci del male.
Così Maria è stata chiamata a collaborare al tuo disegno di giustizia e d'amore.
Tu chiami ognuno di noi a collaborare alla salvezza.
Ognuno di noi può essere reso fecondo ( felice) attraverso lo Spirito Santo che getta il seme della parola che attecchisce solo in un terreno dissodato, ben preparato.
Signore non conosco i tuoi progetti su di me non tanto per il fine quanto per il percorso attraverso cui tu vuoi venire alla luce attraverso di me, perché anche io possa vivere e dare vita.
Voglio guardare a Maria, voglio farmi guidare da lei, voglio chiedere la sua collaborazione perché anche io possa vivere l'esperienza di essere madre giusta, vera , santa, dopo aver sperimentato fino in fondo la dolcezza, la tenerezza, la credibilità dell'amore del Padre, amore per diventare madre.
Aiutami Signore a riconoscere l'amore, aiutami a farmi guidare dall'amore per diventare madre non solo di mio figlio ma dei tuoi figli insieme a Maria

giovedì 7 settembre 2017

SFOGLIANDO IL DIARIO...

" abbiate piena conoscenza della sua volontà" (Col 1,9)

Signore sono qui con la stanchezza sulle spalle, con il corpo martoriato dalla fatica di vivere questa vita avara di compensi, di gioia, sono qui dopo che anche di notte i sogni mi hanno ricordato la mia inadeguatezza e i no con i quali mi scontro ogni giorno. Sono qui Signore approfittando del silenzio e della pace di quest'ora per mettermi in contatto con te, per entrare nella tua casa e farti entrare nella mia sì da essere una sola cosa con te.
So che chiedo troppo Signore, ma non c'è strada da me conosciuta che mi permetta di scrutare il tuo volere.
Quanto vorrei essere così intima a te per conoscerlo e farlo mio!
Come vorrei che i miei desideri coincidessero con i tuoi!
Quante volte, specie in questi ultimi tempi mi sembra che mi sono affaticata invano, che ho speso le energie in modo sbagliato, inconcludente, quante volte rimetto in discussione il mio rapporto con te, perchè non mi sembra di ricevere quel pane quotidiano che ti chiedo nel Padre nostro.
Forse sbaglio a chiedere perchè non conosco la tua volontà e la mia preghiera è incentrata su ciò che io ritengo un bene, ma non tu.
Certo Signore che la strada che sto percorrendo mi sembra sempre più in salita, irta di ostacoli, faticosa.
Io ti voglio Signore, ti cerco con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta me stessa, ma non riesco a inserirmi con gioia nel tuo progetto di salvezza per quanti sforzi io faccia.
Non posso dire che l'effetto delle mie azioni non produca il bene sulle persone che tu mi affidi, le persone che mi metti sul cammino, ma a me cosa resta, quale il guadagno?
Il dolore è lo stesso ieri, oggi, domani.
La malattia lungi dal darmi tregua si rafforza nei sintomi che mi straziano la carne.
Così cerco compensi nel plauso e nella fama, cerco i " mi piace" che mi fanno sentire viva, che mi danno il termometro della considerazione del mondo.
Tutto questo non mi appaga, non mi rende felice se non per un momento.
Come vorrei tenere sempre gli occhi fissi a te, mettere te al primo posto, non sostituirmi a te per nessun motivo, imparare a tacere e a parlare nel tempo opportuno con le tue parole e non con le mie sì da non insuperbire per la luce riflessa.
Signore mio Dio ieri sera, eri molto arrabbiato quando ci hai ricordato che non ami sacrifici che sfociano nella glorificazione del nostro io, tanto arrabbiato che ci hai colto di sorpresa quando hai detto, concludendo l'invettva contro quelli che sacrificano a dei stranieri, a idoli muti, " Su venite, discutiamo. Anche se i vostri peccati fossero di colore scarlatto.. io non chiuderò il mio cuore e potremo insieme ricominciare il cammino alleati"
Queste parole ci hanno aperto il cuore dopo che tu ci hai fatto vedere lì dove era il nostro cancro, la pustola che infettava tutto il corpo. Ti abbiamo chiesto l'umiltà di riconoscerci peccatori, l'abbiamo chiesta a Maria scelta perchè maestra di umiltà, segno di uno svuotamento totale di sè, per portare alla luce te.
Oggi Signore rinnovo il mio sì a compiere la tua volontà che è volontà di bene, a chiederti con più insistenza di farmi conoscere il mistero del tuo volere, ad aprirmi il senso delle parabole come ci hai indicato nella preghiera che il pomeriggio abbiamo fatto con i tuoi amici nel piccolo cenacolo allestito a casa mia.
Ti ringrazio Signore di tutti gli stimoli che mi hai dato per riflettere sull'autenticità del mio amore. Ti ringrazio per tutte le persone che mi hai messo accanto per sentirmi famiglia , ti ringrazio di tutto ciò che desidero e che tu vuoi che desideri. Aiutami Signore a cogliere in questa giornata i fiori di cui cospargi il mio cammino e a non calpestarli, ma a ricordarne il colore e il profumo per la tua gloria e per la mia salvezza.

martedì 5 settembre 2017

Spiriti muti

" Erano stupiti del suo insegnamento" (Lc 4,32)

Gesù è veramente un profeta, perchè come leggiamo nel vangelo di oggi, riesce a far emergere la parte peggiore di noi, quella che ci tiene schiavi introducendoci verso una strada di libertà e di servizio.
In mezzo ai devoti c'era uno posseduto da uno spirito muto.
Quanti spiriti muti ci soffocano, ci legano, ci impediscono di vedere, ascoltare, entrare nel mistero grandioso e profondo dell'amore di Dio!
Quanti di noi, pur essendo sempre presenti alle assemblee domenicali è diviso tra tanti pensieri che gli fanno perdere di vista la propria identità di figli di Dio, re profeti e sacerdoti che hanno dimenticato o ignorano completamente quale sia questo grande dono che Dio ci ha fatto con il Battesimo.
Così copriamo il dono con lo sterco degli animali seguendo il miraggio di facili e immediate sicurezze, dimenticando chi è il Padre che ci ha creato e che che siamo suoi, gregge del suo pascolo.
Chi non può non riconoscersi in questo povero disgraziato che il vangelo ci mette davanti ?
Chi ha l'animo sgombro da pensieri, preoccupazioni che soffocano la nostra vita di relazione con Dio e con l'uomo?
Chi non si sente schiavizzato dal giudizio degli altri, dagli impegni e dai doveri del mondo consumistico e omogeneizzato, chi non si sente solo nella quotidiana battaglia per un pezzo di pane o per qualcosa di più consistente che a lui sembra vitale?
Le cose del mondo ci opprimono e noi finiamo per tradire il mandato.
"Effatà!" "Apriti!" dice il sacerdote alla fine del rito Battesimale."Quello che hai sentito ora non tenertelo per te ma annuncialo ai tuoi fratelli"
Ma quando queste parole sono state pronunciate non eravamo in grado di capirle e chi per noi ce le doveva ricordare forse neanche lui le ha capite.
Re, profeti e sacerdoti, perchè?
Siamo figli di Dio, ma troppo spesso ce lo dimentichiamo. Per questo andiamo ad elemosinare in altre case ciò che pensiamo ci dia dignità, cibo e vestito e perchè no? anche piaceri effimeri e dannosi.
Gesù è il profeta che il Padre ci ha donato perchè ci parli di Lui e ci ricordi la meraviglia dell'inizio, quando ci fidavamo di lui, quando abitavamo nella sua casa e lui ci sollevava alla sua altezza.
I bambini si convincono con un abbraccio, e anche noi quando eravamo bambini ci rifugiavamo nelle braccia di un genitore se ci sentivamo perduti.
Ma poi siamo diventati grandi e abbiamo cercato altre braccia, altre consolazioni, lontani da casa.
Gesù ci svela cosa ci tormenta, da cosa dobbiamo liberarci.
Il processo è faticoso quando decidi di andargli dietro e ascoltarlo e fare come lui ci dice.
Del protagonista del vangelo si dice che fu straziato dal demonio quando questo fu cacciato fuori.
Ogni parto è doloroso, ma ciò che conta è quello che espelliamo.
Oggi voglio essere più attenta a quello che ascolto perchè ci sono ancora tante cose da cui voglio essere liberata, tante neanche le conosco.
La Parola di Dio compia il miracolo.
Don Ermete ha detto che la messa non la celebra il sacerdote ma tutta l'assemblea, assemblea di sacerdoti: non a caso le preghiere le fa tutte al plurale, perchè siamo figli di un unico padre e fratelli in Gesù; non a caso dopo la consacrazione diciamo il Padre Nostro.
Che con più consapevolezza ognuno di noi partecipi alla vita comunitaria senza mai dimenticare la propria identità, senza far scaturire una risposta pronta alla chiamata di Dio che ci sveglia oggi e sempre con la sua Parola.

Miracoli

" Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva."(Lc 4,40)

Gesù comincia il suo ministero di evangelizzazione, cacciando i demoni, guarendo i malati, annunciando il vangelo.
La sua opera sembra frenetica, un cammino senza sosta, senza trattenere nulla per sé, guidato dallo Spirito, in connessione con la volontà del Padre ritagliandosi momenti di intimità e di comunione con Lui, quando ancora era notte o ritirandosi in luoghi solitari rubati alla pressione delle folle che lo cercavano per farsi guarire.
Gesù non è venuto per strabiliare l'uditorio come un mago, un giocoliere o un santone, non opera per raggiungere la fama, per ottenere prestigio, ma perché l'amore di Dio si manifesti attraverso di lui, per compiere la missione per la quale è stato mandato sulla terra.
Nella prima lettera di San Paolo ai Corinzi 3,1-9 si parla chiaramente del fatto che, chiunque annuncia il regno di Dio, chiunque battezza (Apollo Paolo) è un semplice ministro perché né chi pianta né chi irriga è qualche cosa ma Dio che fa crescere.
Gesù è Dio ma nel compimento della sua missione nel mondo è un intermediario, è un uomo vero, perfetto, che svolge la sua funzione per cui è stato mandato: :
guadagnare al Padre quanti più figli, quanti più fratelli, pellegrini nel mondo, sbandati, oppressi, bisognosi di aiuto.

Gesù fa miracoli perché la gente creda a quello che dice, ma si nasconde e impone il silenzio perché non vuole che la sequela sia un colpo di fulmine, una nube che svanisce al mattino.
Non si può diventare discepoli di Cristo se non ti sei sentito toccato, guardato, risollevato da lui, risuscitato, guarito.
Non sono le belle parole, i discorsi coerenti e ben articolati che convincono le persone, quando un evento che ti cambia la vita, nel quale riconosci la sua presenza e ti viene da dire: "Il signore è qui e non lo sapevo!"
Ma lo devi cercare Gesù, devi cercare la sua parola, la sua mano benedicente, cercare quale sia la sua vera identità, cercare, cercare…
Le folle lo cercavano.

Non tutti quelli che cercano lo trovano, quando in Lui cercano la soluzione ai propri problemi ovvero lo trovano ma non lo riconoscono o lo trovano e poi, tratto il beneficio cercato, lo perdono di vista e tornano alle occupazioni abituali.
La suocera di Pietro guarita dalla febbre, si mise a servire.
La guarigione è quando cominci a funzionare, quando assolvi alla funzione per la quale sei stato creato.
Quando ci si guasta la macchina o facciamo un incidente, portiamo la macchina dal meccanico o dal carrozziere.
Questo non vuol dire che siamo da quel momento esenti da qualsiasi altro guaio.
La macchina si può fermare di nuovo se non usiamo le dovute precauzioni, se non stiamo attenti.
Non si viaggia più come prima se si è sfiorata la morte.
Si diventa più prudenti.
Sono gli scriteriati continuano a pigiare l'acceleratore incuranti dei divieti e si sa la fine che fanno.
Gesù per farsi seguire, aveva bisogno di rimettere le macchine a nuovo, rimetterle su strada, fare il tagliando, ma di quelle folle osannanti sotto la croce nemmeno l'ombra

lunedì 4 settembre 2017

Patria, patrie


" Nessun profeta è ben accetto nella sua patria" ( Lc 4,24)


Ci sono patrie e patrie, quella in cui sei nato con il corpo, quella che desideri abitare, quella che ti appartiene perchè è lì che sei nato, lì devi tornare.
Bisogna rinascere dall'alto per riconoscere la nostra patria e vivere la nostra identità di figli di un unico Padre.
Nella famiglia originaria ci si ama e ci si adopera a che tutti vivano bene, tutti godano dello stesso pane e condividono l'unico Bene.
Gesù è un profeta scomodo, diverso da come lo avevano immaginato, in contrasto con le aspettative comuni di una liberazione definitiva dalla soggezione a popoli stranieri.
Per questo l'hanno fatto fuori.
Dio parla attraverso di Lui e si mostra al mondo nella sua sconcertante e disarmante verità di persona che arde dal desiderio di riunire tutti i suoi figli ovunque dispersi per farli partecipi della sua eredità, del suo amore che non si misura.
Gesù, il figlio primogenito, il prediletto non ha ritenuto un tesoro geloso godere da solo dei beni del padre, ma ha voluto condividerli con tutti noi, attraverso un esodo , una chenosi perchè tutti fossimo uno con Lui e con il Padre e con lo Spirito Santo.
Con il Battesimo tutto questo è possibile e per questo voglio ringraziare il Signore che ci ha messo in una condizione dinamica di trasformazione continua, di un perfezionamento anche se doloroso finalizzato a rendere perfetta la somiglianza con Dio.
Se penso che innestata a Cristo anche io posso fare le cose che ha fatto lui ma che anche a me può capitare la sua stessa sorte, sono turbata, ma non tornerei mai indietro.
Grazie a Lui siamo rinati, grazie a Lui resusciteremo e arriverà il giorno in cui si placherà ogni battaglia e la vita si trasformerà in una festa di cui non è prevista la fine.

domenica 3 settembre 2017

Rinneghi se stesso

Meditazioni sulla liturgia di domenica
della XXII settimana del TO anno A


«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua." (Mt 16,24)

Mi sono sempre fermata su quel "Prenda la sua croce" che viene dopo, perché di croci mi pareva di intendermene, visto come le cose sono andate e continuano ad andare.
La croce è diventata sempre più pesante e portarla con te mi ha salvato.
Mi ha salvato dal desiderio di farla finita, di inveire, imprecare, urlare, scaraventarla verso il cielo, nella convinzione che tu non ci sei, che non sei Padre, perché permetti che i tuoi figli subiscano le pene dell'inferno, prima ancora di andarci.
Ti ho incontrato inchiodato ad una croce e mi sentii accomunata dallo stesso destino, tanto che mi venne spontaneo esclamare, alzando gli occhi al crocifisso quella sera del 5 gennaio del 2000: "Pure tu!"
Allora non feci attenzione più di tanto alle parole che precedettero quel movimento della testa e degli occhi simultaneo alle parole del sacerdote: "L'uomo crede di essere dio ma non è Dio".
Mi colpì il fatto che tu fossi sofferente come me.
Da quel momento cominciò il viaggio con te, standoti accanto, non dietro.
Ho desiderato di conoscerti meglio, di più e non ho trascurato niente per sapere chi eri, da dove venivi e dove andavi.
Ricordo che le tue parole, quando mi vennero incontro, le divorai con avidità, questo sì, erano parole nuove, balsamo per la mia anima, ma al centro continuavo ad esserci io, la protagonista di un destino "sfigato", una vita di solitudine, di dolore, di no ripetuti quasi all'infinito.
Volevo che quei no si cambiassero in sì, che si accendesse qualche scintilla di luce per illuminare la mia notte.
E tu Signore ogni notte sei venuto a visitarmi, a parlarmi, a farmi scendere pian piano dal mio piedistallo, su cui mi ero posta, facendomi un vanto anche di quella croce.
Un vanto nell'essere riuscita a portarla fino a quel momento da sola, senza impazzire, un vanto perché non mi ero data per vinta, un vanto anche l'aver averti incontrato, aver desiderato di conoscerti sempre di più.
Tu sai tutto Signore, il viaggio che abbiamo fatto insieme, senza che io ti riconoscessi davvero, perché ho continuato per tanto tempo a sentirmi uguale a te.
Quanta superbia ha contraddistinto gli anni in cui tu mi spiegavi le scritture, quanta mitezza, pazienza, quanto amore in te che hai permesso che io ti trattassi come una persona simile a me, non Dio, l'essere perfettissimo, creatore e signore del cielo e della terra.
Lo Spirito pian piano mi ha accompagnato in questa discesa graduale dal podio dei vincitori e mi ha fatto sentire il sapore della polvere di cui ero fatta, terra impastata dalle tue mani, terra su cui tu hai soffiato la vita.
Ti lodo, ti benedico e ti ringrazio perché più mi nutro di te più mi viene fame, più desidero che tu non ti allontani da me, che continui ad illuminare i miei passi, e mi purifichi da ogni sozzura e mi dia vita nuova, vita vera, vita di pace, vita di amore, gioia piena alla tua presenza.
Ho sperimentato che nella mia debolezza è la tua forza, che con te si possono fare cose grandi, che senza di te sono come uno che scende nella fossa.
Le parole del Vangelo di oggi le ho sentite tante volte ma non sono mai andata oltre quel “prenda la sua croce”
Ma bisogna rinnegare se stessi. A questo non avevo mai fatto caso.
Lasciare che tu e non noi decidiamo cosa è bene e giusto per vivere non un giorno da dio, ma tutta la vita da figli rigenerati dallo Spirito e destinati ad una gloria più grande.
Ti ringrazio Signore di questo progressivo ridimensionamento, ti ringrazio perchè “ Il tuo giogo infatti è dolce e il tuo carico leggero (cfr Mt 11,30).

venerdì 1 settembre 2017

Lo Sposo

Meditazioni sulla liturgia di
Venerdì della XXI settimana del TO


“Ecco lo Sposo, andategli incontro!”(Mt 25,5)

Questo è l'anelito di chiunque abbia conosciuto il Signore e vive la sua vita nell'attesa di unirsi intimamente a Lui nel giorno delle nozze.
Una vita protesa ad amare ciò che Lui ama, a cercare di discernere la sua volontà in ogni più piccolo gesto, pensiero, decisione, progetto.
Andare incontro allo Sposo è un tendere a Lui continuo e incondizionato, pendendo dalle sue labbra, leggendo le lettere che ci ha scritto e che ci aiutano a non dimenticarlo e a preparare la festa di nozze.
Ricordo quando eravamo fidanzati io e Gianni, quando dipendevo dalle sue lettere...
Quanto tempo passato alla finestra ad aspettare il postino che me le recapitasse!
Il telefono era un lusso mentre le lettere me le rileggevo fino a quando non arrivavano delle nuove.
Erano il mio tesoro, la testimonianza che mi voleva bene.
L'idea che ci eravamo fatti della felicità, quella sensazione stordente di eternità, di infinito, di comunione, di trascendenza, di uno e distinto pensavamo fosse eterna e non pensavamo che era nostalgia di Lui, frammento, lampo di una luce, di un calore, di una felicità che solo Lui poteva rendere eterna.
“Ecco lo Sposo, andategli incontro!" Dice la voce all'approssimarsi dell'ora.
Dio con noi è stato clemente e ci ha mostrato quanto ci ama.
Non come giudice ma come buon Samaritano si è chinato sulle nostre ferite e pian piano le sta guarendo con l'olio della sua tenerezza.
Lo sappiamo che ha già pagato per noi, affidandoci alla chiesa, ogni giorno nutrendoci del Pane e della Parola che è sempre parola e pane di perdono.
Quando quella parola è diventata l'unica cosa che ci permette di vivere, di esistere, e risplendere con la luce negli occhi, di comunicare agli altri la gioia di essere innamorati, siamo con l'equipaggiamento giusto.
La lampada è quella che porta la luce, permette alla luce di risplendere, allo stoppino di bruciare.
Noi siamo le lampade, contenitori, strumenti di salvezza, di gioia, di festa, di pace, di amore.
Ma una lampada senza olio non arde.
Per questo è necessario procurarsi l'olio perché lo Spirito di Dio lo accenda e lo faccia bruciare per illuminare la festa.
Se ti avessimo incontrato e conosciuto prima Signore, forse la nostra vita non sarebbe stata così tribolata!
Con umiltà e pazienza con te stiamo riattaccando i cocci della nostra anfora seppellita nel mare dopo il naufragio dei nostri idoli, la nostra anfora che tu hai destinato ad accoglierti per somministrare agli invitati alle nozze il vino della gioia.

giovedì 31 agosto 2017

Tenetevi pronti

"Tenetevi pronti" (Mt 24,44).

O Dio tu sei il mio Dio all'aurora ti cerco, di te ha sete l'anima mia… Nel mio giaciglio di te mi ricordo… esulto all'ombra delle tue ali…
Signore grazie, grazie per il dono della fede, grazie per il dono della Parola, attraverso la quale tu continui a mandarmi messaggi di pace, di amore, di gioia piena.
Sul monte Sion sarà allestito un banchetto di grasse vivande dove affluiranno il mosto e l'olio e tutti i popoli della terra.
Lì Signore ci incontreremo tutti e faremo festa con te, che fai discendere il cielo, lo pieghi alla nostra altezza sì che tu ci possa abitare.
Grazie dell'amore che tu stai seminando nel mio cuore, che stai alimentando in modo costante e misterioso, grazie per tutto ciò che oggi mi hai portato a disprezzare e per ciò che mi hai insegnato a scegliere, ad amare, ad anteporre a tutto.
Grazie perché in questo esilio tu non mi hai abbandonata, non mi hai detto "arrangiati!”, come mi diceva mia madre, ma mi hai mostrato la tua provvidenza.
Sei tu il Dio con noi che cammini nella storia e diventi storia e fai bella la nostra storia, la trasformi in storia sacra, storia di salvezza.
Signore non sapevo quando ti ho incontrato che sarei arrivata a tanto non per i miei meriti ma per tua grazia, non sapevo cosa mi aspettava quando ho aperto la porta nascosta del mio tugurio, non sapevo dove mi avresti portato, ma mi sono fidata.
Chiunque affamato, assetato, ignudo, perseguitato, offeso, messo a morte, non può non riconoscersi in te Signore che tutte queste cose le hai vissute sulla tua pelle per tua scelta.
Io non ho scelto nulla delle cose che oggi mi affliggono: la malattia, il dolore, la persecuzione, l'emarginazione, la solitudine, l'abbandono degli amici, l'impotenza, la vecchiaia...
Invece tu l'hai fatto e io voglio guardare a te, senza ribellarmi, ma soprattutto senza disorientarmi e spaventarmi.
Voglio avere gli occhi fissi a te, Signore, perché "se il chicco di grano non muore non porta frutto"

Dicevo che io non ho scelto ciò che oggi sto vivendo non senza angoscia, quando ti sento lontano, quando i miei sensi sono disturbati dai morsi dei nemici, dal morso del peccato.
Non so quanta strada dovrò ancora fare, ma so che alla fine sarai lì ad aspettarmi e mi abbraccerai e mi donerai l'anello e ucciderai vitello grasso e farai un grande banchetto in mio onore.
"Siete pronti!" È l'invito che oggi ci fai.
Signore sono in cammino e tu lo sai quanto sono lontana dalla perfezione.
Sto cercando di alleggerire il mio bagaglio, sto cercando di liberarmi di tutte le catene che mi separano da te e che rallentano la marcia.
A volte mi demoralizzo, quando una zampata mi riporta indietro ed è come se annullasse anni di sequela.
Ma tu Signore mi riprendi, mi sollevi alla tua altezza, mi fai volare così che poi supero quei guadi di morte e mi accorgo che ho accorciato la distanza che mi separa da te.
Continua Signore a vigilare sul mio cammino.
Con Maria vengo a te, unico mio vero Bene

mercoledì 30 agosto 2017

I SEPOLCRI IMBIANCATI


“ Vi abbiamo incoraggiato a comportarvi in maniera degna di Dio” (1Ts 2,12)


C'è un lavoro materiale e uno spirituale non meno impegnativo e sfiancante.
Sono stata messa in pensione, mio malgrado,prima del tempo, per incapacità di deambulare ( come se per insegnare italiano, latino, greco, storia e geografia servissero le gambe!) e oggi sono per il mondo una "una che non lavora".
Da quella che ritenni una iattura, la fine di ogni attività utile e proficua, cominciò un travaglio doloroso che mi portò a scoprire un altro modo di servire gli altri, lasciandomi addomesticare da Dio.
Il Vangelo di oggi parla dei sepolcri imbiancati, dei farisei di tutti i tempi, che curano l'immagine esteriore e coprono il putridume che è dentro di loro.
In effetti questo tipo di lavoro lo facciamo tutti, la cosiddetta arte della rimozione, del nascondere prima di tutto a noi stessi le cose che non vanno e che non ci piacciono di noi.
Per anni ho lavorato alla mia immagine perché chi mi vedeva non fosse scandalizzato e non mi giudicasse negativamente.
Un'operazione di maquillage continua che oggi è di moda, dai più grandi ai più piccoli.
La paura di stare sola con la vera Antonietta mi ha provocato sofferenze inaudite e un faticoso viaggio nelle mie viscere per conoscere la verità che mi faceva paura.
La morte di mio fratello mi mise di fronte all'irrimediabile, a ciò che non potei evitare, aggiustare.
È stata dura riconoscere che ci sono cose che non si possono coprire con una mano di vernice.
Ma la sete di verità non mi ha abbandonato, una sete che man mano che procedevo, diventava sempre più grande.
La ricerca dell'acqua per scrostare, pulire, purificare, per dissetarmi, dopo un interminabile cammino nel deserto delle relazioni interrotte, nel silenzio degli uomini e di Dio che non rispondeva al mio disperato grido d'aiuto, si è fermata davanti ad un Crocifisso.
Voglio ringraziare il Signore che non mi ha ingannato indorandomi la pillola, ma mi ha parlato con un linguaggio adulto, fermo, vero della morte prima che della resurrezione.
Se non accetti la realtà della morte non puoi entrare nel mistero della vita.
Ci sono cose destinate naturalmente a morire, ma che noi volutamente censuriamo per paura di perdere la nostra identità, quando la facciamo coincidere con il lato esteriore: il nome, la posizione sociale, il ruolo, l'età, la salute e quant'altro.
Se c'è qualcosa, che continua a vivere e che dobbiamo cercare di custodire e usare in tempo di fame, è la memoria.
La memoria di tanti Suoi benefici rende immortali gli uomini, tutti, non solo quelli famosi.
Perché se gli uomini dimenticano chi non ha compiuto grandi imprese o fatto cose straordinarie, Dio non dimentica.
“Può una madre dimenticare suo figlio? Quand'anche se ne dimenticasse, io non ti dimenticherò mai!"è scritto.
La madre è l'unica persona che ha dimestichezza, familiarità con la nostra nudità, specie quando siamo piccoli, l'unica autorizzata a pulirci quando ci sporchiamo, l'unica che si rende conto che lo sporco non ci fa stare tranquilli.
Dio è padre e madre e come tale non ci costruisce bare, sepolcri per non sentire il cattivo odore, ma apre i nostri sepolcri e dà vita alle nostre ossa inaridite.
Dio è amore.
È l'amore che apre i sepolcri e ci fa risuscitare.
Oggi che sono in pensione per il mondo, dovrei stare a riposo, ma mai nella mia vita ho lavorato tanto di notte e di giorno per qualcosa che non è mio, per qualcuno che visibilmente e tangibilmente non mi dà uno stipendio .
Dico questo perché la retribuzione è dentro il fare, è dentro la vita che continuamente si rinnova attraverso di Lui.
"Io sono tu che mi fai".
Esistere è opera sua. Per esistere è necessario mi faccia plasmare da Lui, che affini le orecchie e mi metta in ascolto di quello che dice.
Se ci mettiamo in autentico ascolto impareremo a distinguere i veri dai falsi profeti e cesseremo di mandare a morte l'unico vero Profeta che è Cristo Gesù figlio di Dio, venuto a svelarci chi siamo.

martedì 29 agosto 2017

Martirio di Giovanni Battista

" Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello" (Mc 6,18)

Ad essere se stessi non sempre ci si guadagna. Spesso, anzi, si fa una brutta fine.
Oggi il vangelo ci parla di quella di Giovanni Battista, il più grande dei profeti, che ci ha rimesso la testa a dire ad Erode che stava sbagliando.
La verità rende liberi anche quando il prezzo è molto alto.
Il rischio del rifiuto, della persecuzione e della morte è tangibile, reale.
Ce ne vuole di fede per credere, quando vediamo come va a finire.
Bisogna proprio averLo incontrato Gesù, per non disorientarsi di fronte ad una fine di questo genere, e credere che questa non è che l'inizio di un'altra storia, immensamente più entusiasmante.
Giovanni Battista,viene definito da Gesù il più grande dei profeti
"Io vi dico, tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni, e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui" (Lc 7.28)
Riconoscere e tenere nella giusta considerazione chi ci ha annunciato il Vangelo della salvezza è importante da un lato, per non dimenticare a cosa ognuno di noi è chiamato, dall'altro, per essere grati a Dio di ciò che ci ha trasmesso attraverso di loro.
Gesù ci ha immesso in questa relazione vitale, attraverso il suo sacrificio, e noi non dobbiamo avere paura di perderci, perché il fatto che ciò che è narrato risalga a due millenni fa, non ci deve allontanare dal fondamento della nostra fede.
Con il suo sacrificio Gesù ha reso stabile l'alleanza e ha garantito all'uomo la sua presenza attraverso lo Spirito.
Ogni Cristiano con il Battesimo diventa re, profeta e sacerdote.
Siamo quindi tutti chiamati a testimoniare l'amore che salva, a rendere visibile Dio al mondo.
È lo Spirito Santo che unisce la nostra storia, che cementa le nostre amicizie, che rinsalda i fili spezzati, che ricompone le fratture di legami infranti, rivitalizza quelli usurati, ne crea di nuovi.
Ciò che Gesù è venuto a fare, è ridare all'uomo l'unità originaria spezzata con il peccato.
Solo ricomponendo lo specchio, riprendendone i frammenti, noi possiamo vedere riflessa l'immagine del nostro Creatore.
Il compito di ogni battezzato è collaborare a che questo si compia, essendo ognuno un frammento di quello specchio originario nel quale Dio si è specchiato.
Erode era attratto dalla figura di Gesù, ne era affascinato e lo ascoltava volentieri,
Aveva trovato la luce, ma non aveva scelto di entrare in una relazione profonda e vitale con Lui, non avendo saputo rinunciare a ciò che pensava gli desse valore e lo definisse:il potere, il successo, il denaro, il piacere.
Così fa uccidere Giovanni Battista.
La novità dell'annuncio, la curiosità suscitata dalle parole di Gesù non gli fanno decidere di staccarsi dalle cose su cui basava la sua esistenza.
Ci sono persone che si attaccano alle cose e alle persone per possederle, per dominarle, per dominare, per sentirsi vivi, per avere un'identità.
L'identità viene da ciò che posseggono e si sentono persi quando tutto questo viene a mancare,
L'uomo che trae il suo esistere da ciò che possiede è portato ad avere sempre di più, ad ammassare, a cercare in modo parossistico ciò che man mano gli viene meno.
Si destabilizzano qualora i loro averi diminuiscono o gli vengono tolti.
Chi per patrimonio ha il Signore, cioè l'amore, non ha paura di niente, perché è Lui che dà e continua a dare all'uomo tutto ciò che gli serve, per realizzare pienamente la sua persona, per continuare a vivere per sempre.
Due uomini a confronto: entrambi sono entrati in contatto con Gesù, ma solo chi ha scelto di farsi definire da Lui continua a vivere.

sabato 26 agosto 2017

Fede

" Chi si umilia sarà esaltato" (Mt 23,12)

Non ho bisogno di fare sforzi Signore per umiliarmi perchè la vita mi ha portato a sentirmi meno che niente.
C'è stato un tempo in cui mi potevo vantare di tante cose che sapevo e potevo fare. Molte sono state le occasioni che mi hanno portato a inorgoglirmi.
La più grande occasione è stata la capacità di vivere la malattia con coraggio, con forza, con determinazione, senza mai arrendermi di fronte ai numerosi ostacoli che mi si presentavano davanti.
Questo aspetto del carattere si rivelava non solo nel saper con dignità affrontare i problemi che riguardavano la mia salute, ma anche qualsiasi altro problema che era di ostacolo al raggiungimento della meta prefissa.
Ne andavo orgogliosa ma non mi tenevo per me la chiave per uscire vincitrice o perlomeno indenne dalle situazioni più drammatiche.
Ero diventata maestra nel dispensare consigli, nell'indicare le strade più sicure per non soccombere.
Poi la morte di mio fratello mi ha messo dinanzi a qualcosa che non sapevo aggiustare, camuffare, cambiare. La sua morte mi ha lasciato spiazzata perchè incapace di porvi rimedio.
L'orgoglio che mi aveva contraddistinto fino a quel momento subì un serio colpo, ma quello fu solo l'inizio di una discesa che è stata graduale ma progressiva e non ancora è finita.
Prima ero io la misura di tutte le cose e avevo imparato a mie spese l'arte di arrangiarmi in una casa dove chi si alzava prima si vestiva o chi era più furbo trovava la sedia su cui sedersi o un piano su cui poggiare il libro e il quaderno con cui studiare.
Era giocoforza nella mia famiglia d'origine arrangiarsi per non soccombere.
Ma in me avevo anche un grande senso di giustizia e mai mi sarei sognata di sottrarre il giusto a chiccessia.
Per questo ho affinato le tecniche per diventare io forte, per essere io quella che dispensava benefici, io che portavo tutti a me con la mia scienza, la mia conoscenza, la mia disponibilità a dispensare i trucchi del mestiere.
Questa mattina, leggendo il vangelo a tutto questo ho pensato e a quanta strada ho fatto con il mio Compagno di viaggio.
Già perchè da maestra, professoressa sono diventata discepola di "Gesù" che all'inizio mi colpì perchè era un uomo sofferente come me.
"Pure tu!" esclamai quando lo vidi appeso, inchiodato ad una croce.
Non avevo di Lui che una conoscenza vaga incerta e poco attendibile.
Ma ero così stanca, stremata di andare da sola, essendomi venuto meno il palcoscenico, quando mi hanno tolto il lavoro, che ero avida di qualcuno con cui condividere non la mia bravura, ma la mia pena.
Così cominciai il santo viaggio e se all'inizio mi sentivo alla Sua altezza, man mano che procedevo nell'ascolto della Sua Parola scendevo di un gradino, sempre più giù, sempre più giù fino a mischiarmi alla folla anonima che lo guardava da lontano.
E' tremendo accorgersi di quanto hai osato e peggio pensare che quell'ardire non ti sarà mai perdonato.
Per fortuna, o meglio per grazia il Signore, attraverso Maria, mi ha fatto rinascere dall'alto e mi ha sollevato alla sua altezza, come leggiamo riguardo al rapporto che aveva avuto con Israele.

Quando Israele era giovinetto,
io l'ho amato
e dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
Ad Efraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano,
ma essi non compresero
che avevo cura di loro.
Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d'amore;
ero per loro
come chi solleva un bimbo alla sua guancia;
mi chinavo su di lui
per dargli da mangiare (Os 11,1.3-4)

Oggi sento che sono la pupilla dei suoi occhi, che mi ama anche se tutte le cose che un tempo facevo non le posso più fare, anche se la mia giornata è costellata di continui fallimenti.
Ma io non distolgo lo sguardo dal mio Creatore e Salvatore e invoco con tutta l'anima la potenza del Suo Spirito per non essere travolta dai brutti pensieri e convincermi che io non mi salvo da sola ma che è Lui che mi tiene in vita e mi rende capace di annunciare le bellezze del regno.

giovedì 24 agosto 2017

S. Bartolomeo


Meditazioni sulla liturgia del 24 agosto
festa di S.Bartolomeo Apostolo

Letture: Ap 21,9-14;Sal 144;Gv1,45-51

"Può venire da Nazaret qualcosa di buono?"
"Ti ho visto quando eri sotto il fico".
"Vedrete gli angeli salire e scendere sul Figlio dell'uomo".
"L'angelo mi trasportò in spirito su di un monte alto e mi mostrò la città santa, la Gerusalemme, che scendeva dal cielo".
"Le mura della città poggiano su 12 basamenti, (sopra) i quali sono i 12 nomi dei 12 apostoli. (Sulle) porte i 12 nomi delle tribù d'Israele…".

Questa mattina, Signore, mi sto divertendo a fare l'analisi grammaticale della tua Parola.
E' bello scoprire e riscoprire che niente della mia vita è stato vano e che i miei studi mi aiutano continuamente a capire meglio quello che tu dici.
Così oggi mi ha colpito il fatto che le preposizioni usate maggiormente per indicare il luoghi sono "sopra, sotto e da”.
La preposizione da è usata per dire da dove vieni, Nazaret, un luogo che ti rende meno credibile, perché niente di buono viene da Nazaret, esclama Nathanaele, vale a dire Bartolomeo, l'apostolo di cui si celebra oggi la festa.
Molto spesso noi ci convinciamo che niente di buono ci viene da un evento, da un fallimento, un lutto, un abbandono, una malattia.
Nazaret in fondo è il luogo in cui mai cercheremmo te, perché ti immaginiamo in tutt'altro posto, come i tuoi conterranei.
Tu invece non ti fai ingannare dal luogo dove ci troviamo e capisci subito con chi hai a che fare.
Così di Natanaele che era intento a scrutare la Scrittura( sotto il fico), dici che in lui non c'è falsità.
Ma quello che più mi ha colpito è  Gerusalemme  la sposa, la tua sposa, il tuo tempio che dal cielo scende su questa terra,
Natanaele da sotto il fico passa a costituire uno dei 12 basamenti della città santa dove tu verrai ad abitare per sempre.
Noi siamo qui ancorati alla terra, ai nostri problemi quotidiani e ci sembra che la vita sia un eterno pellegrinaggio in terra straniera.
Un senso di smarrimento spesso ci assale perché non vediamo segni che ci confermino che tu sei con noi, che sei nel luogo dove non pensiamo possa venire qualcosa di buono.
Siamo qui Signore con i nostri problemi che ci sembrano irrisolvibili, troppo grandi per noi, alle prese con l'insensatezza del dolore innocente, con l'incapacità di volare, di staccarci da terra con l'inquietudine di un'attesa che snerva, ci sfianca e poi tu che ci manchi Signore, tu che non sei visibile.
Almeno ti sognassi o sognassi Maria, la regina, la madre, la sposa!
Niente!
Nella liturgia odierna tu ribadisci che sei nel luogo in cui noi ci troviamo: sotto il fico, a Nazaret, da dove non viene niente di buono, in cielo, in terra, perché c'è sempre una scala che unisce il luogo della paura a te sì che gli angeli possano salire e scendere per portarci lieti annunci.
Tu Signore non sei il luogo della paura, ma a volte ci fai paura, questo sì, quando assumi connotati di ciò che ci fa male: un bisturi, una medicina amara, un no, un ricalcolo doloroso.
Per vedere come andrà a finire bisogna farsi trasportare su un alto monte, essere leggeri, liberarsi di tutti i pesi che ci portiamo dietro, i brutti pensieri, le cose da cui non sappiamo separarci.
Lì possiamo, se ci riusciamo, vedere la Gerusalemme celeste scendere e vedere te abitare in mezzo agli uomini.
Che strano! Ogni volta che pensiamo al dopo, ci viene in mente il cielo e invece tu ci mostri come non il cielo ma la terra sarà il luogo della manifestazione della tua gloria, il luogo della festa, la tua stabile dimora!
Perché altrimenti non sarebbe neanche tanto miracoloso che il cielo dove tutto è straordinariamente bello lo diventi di più.
E' la terra che tu vuoi trasformare attraverso una nuova creazione.
Ci è dato un corpo e con quello celebreremo le nozze.

Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.
Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
Allora ho detto: Ecco, io vengo
- poiché di me sta scritto nel rotolo del libro -
per fare, o Dio, la tua volontà.(Eb 10, 5-7)

mercoledì 23 agosto 2017

La bontà di Dio.



"Gli ultimi saranno i primi primi gli ultimi".(Mt 20,16)


Non sembra, ad una prima superficiale lettura del Vangelo, che Dio sia giusto e quindi neanche buono, come dice Gesù a proposito della retribuzione degli operai dell'ultima ora.

Già domenica ci aveva spiazzato il suo comportamento nei confronti della cananea alla quale in un primo momento non risponde, poi lo fa in modo decisamente sgarbato: "Non si può dare ai cani il pane dei figli".
Non è giusto. Ma c'è chi si accontenta, riconosce il suo bisogno e non sta a guardare tanto per il sottile.
È il caso dei veri poveri che non si mettono a fare paragoni, ma si accontentano di quel poco che basta per non morire di fame.
È la giusta disposizione d'animo per apprezzare ciò che Dio ci dà.
Noi non siamo mai contenti e cerchiamo sempre qualcosa in più rispetto a ciò che abbiamo.
Anzi lo rivendichiamo come giustizia, mettendo avanti le nostre credenziali e i nostri meriti.
Ma Dio supera le nostre categorie mentali stravolgendole.
Non ci fa piacere vedere gente che sta bene, che vive nell'abbondanza e negli agi e che gode di buona salute e ha la casa piena di amici. 
Ci sentiamo smarriti, angosciati, destabilizzati, quando a noi non tocca niente delle buone cose che sono sulla tavola, le gioie della vita, e pensiamo che Dio non è buono, non giusto perché non tratta tutti allo stesso modo.
Il nostro sentimento diventa ribellione se poi alle nostre richieste di aiuto neanche ci risponde.
Nel passo del Vangelo odierno dobbiamo aspettare la sera per avere la retribuzione e alla sera si svela il mistero dell'amore di Dio:la stessa ricompensa per i primi e per gli ultimi!
Ma qual è questa ricompensa uguale per tutti? 
Chi è chiamato per primo gode della ricompensa già da subito, perché il premio è servire il Signore,
avere la possibilità di vivere quel servizio nell'amore e di diventare ciò per cui siamo stati creati.
Creati per amore, chiamati all'amore.
Osservare i comandamenti è già entrare nella vita eterna.
Se c'è già un tornaconto nel servizio, la retribuzione non viene in base al merito ma alla bontà di Dio che è infinita.
"Maestro buono" dice il giovane ricco rivolgendosi a Gesù.
E e a ragione, perché Dio è buono.
Dio è buono perché ama gratis.

giovedì 17 agosto 2017

Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori

"Il padrone ebbe compassione di quel servo"(Mt 18,27)

La parabola di oggi non fa una grinza perchè è normale indignarsi per chi si comporta come il personaggio del vangelo, ingrato e irriconoscente.perdono

Ci indigna il suo comportamento a tal punto che quasi godiamo della pena che poi deve scontare.
Ma un conto è leggere una storia e un conto è viverla. Questa parabola raccontata da Gesù ci interpella direttamente perchè noi non siamo da meno del servo spietato che pretendiamo comprensione, aiuto dagli altri quando siamo in difficoltà ma lo neghiamo a chi ci chiede o chi ha bisogno del nostro aiuto.
Pronti sempre a emettere giudizi impietosi, non sopportiamo le critiche di chiccessia, di fatto mettendoci sopra un piedistallo.
E' come se a sbagliare fossero solo gli altri con piena avvertenza e deliberato consenso, ma per noi troviamo sempre delle attenuanti e ci assolviamo da soli.
Le parole del Padre nostro parlano chiaro e se preghiamo come ci ha insegnato Gesù non possiamo non farle nostre.
"Rimetti a noi i nostri debiti come noi lirimettiamo ai nostri debitori", parole che mi sono sempre sembrate un ricatto da parte di Dio, perchè è normale che noi non sappiamo perdonare come fa Lui.
Ieri, a proposito della necessità di correggere il fratello che sbaglia mi ha colpito lo scopo della correzione fraterna. " Avrai guadagnato un fratello"
Ma perchè dovrebbe importarci così tanto la salvezza di un nostro fratello? Non è forse Dio che se ne dovrebbe preoccupare?
Ma il dono del Battesimo è l'amore di Dio, la carità, un dono che non va messo nel cassetto ma lucrato.
Vale a dire che avviene come tutte le cose utili, belle e buone: se le adoperiamo ne abbiamo un vantaggio, ci servono, altrimenti s'impolverano, vanno a finire nel fondo di un cassetto o in cantina o in discarica.
Non possiamo pensare che Dio ci faccia regali inutili, perchè è Padre, Lui ci ha creati e sa di cosa abbiamo bisogno.
In genere i regali del battesimo hanno vita corta ad eccezione, se c'è qualcuno che ancora lo fa di qualche oggettino d'oro, una medaglietta sacra che facciamo fondere o ci rivendiamo alla prima occasione.
Dio fa regali che durano tutta la vita come la fede e la speranza e per l'eternità come l'amore altrimenti detta "carità".
Sono le tre virtù teologali che ci assicurano una vita sana e felice da tutti i punti di vista.
Ma cos'è l'amore? Qualcosa che si dà e si riceve.
Si ama come si è stati amati e Dio lo sa quanto ingannevoli e a termine siano gli amori del mondo.
L'amore è come l'acqua del serbatoio, più ne eroghi, più ti pulisci e assolvi alla funzione per cui sei stato creato.
Siamo canali, serbatoi di un amore che non si misura, per questo non ce lo possiamo tenere per noi...rischieremmo il corto circuito, la paralisi.
Guadagnare un fratello è dargli l'acqua che gli serve per non morire. Quando in un bosco ombroso cominciano a seccare le piante, non ci si sta più bene e bisogna cambiare il luogo del tuo riposo.
La desertificazione di tante aree del pianeta deriva proprio dall'insana cupidigia degli uomini che hanno abbattuto foreste per farci altro in maniera dissennata.
Ecco perchè non possiamo lesinare la nostra acqua, il nostro amore, il nostro perdono.
Siamo tutti figli di un unico Padre e fratelli in Gesù capo del Corpo mistico. Se un membro cessa di funzionare tutto il corpo ne risente.
Oggi voglio meditare sulla mia capacità di fare agli altri quello che Dio ha fatto e continua a fare per me.