sabato 17 settembre 2016

Terra

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“Mentre seminava una parte cadde lungo la strada”(Lc 8,5)
Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto.
Il mio aiuto viene dal Signore, egli ha fatto cielo e terra, recita un Salmo.
Tu Signore hai creato la terra, quella terra da cui plasmati il primo Adamo, terra su cui soffiasti il tuo spirito perchè prendesse vita.
La tua parola è spirito e vita se l’accogliamo nel nostro grembo, se permettiamo a te di rovesciare le nostre zolle, se ci lasciamo lavorare sì da diventare terra feconda.
Non permettere Signore che pruni e rovi invadano il santo suolo, che la nostra terra si indurisca per mancanza di acqua e del lavoro paziente della zappa e dell’aratro.
Aiutaci a non fuggire da te, a non lasciarci attraversare dai carri e dai cavalli dei pensieri mondani, dai piedi di chi cammina senza meta offuscato da vani miraggi.
Tu Signore rendi feconda la nostra terra se come argilla ci lasciamo lavorare dalle tue mani.
Le prove, le difficoltà della vita spesso ci allontanano da te e ci chiudono alla tua opera salvifica.
Non permettere Signore che ti rifiutiamo quando arrivi a tagliare, potare, arare.
Aiutaci Signore a vivere la tua paternità come dono, a non dimenticare che siamo nati da seme corruttibile ma in Cristo trasformati in seme incorruttibile.
Fa’ Signore che il nostro sguardo sia proiettato lontano, che non giudichi le cose in base al tempo limitato che ha il seme per marcire e morire, aiutaci a imparare dalla natura il segreto della vita che nasce sempre da una morte, la morte del seme, da una ferita, uno squarcio, una sofferenza.
La parabola della natura si apra ai nostri occhi sì che, mentre guardiamo un fiore sbocciare non ci sfugga lo squarcio che produce all’inolucro che lo conteneva, o quando germoglia una pianta fà che non dimentichiamo la ferita del fusto, necessaria a che si sviluppi.
Signore mio Dio quanto è grande il tuo nome su tutta la terra! Non voglio dimenticare tanti tuoi benefici.
Il colore dei fiori, il loro profumo, i frutti succosi che subentrano quando i petali appassiscono e cadono e poi i semi… Signore tutto questo non ci faccia fermare a ciò che vediamo quaggiù, che spesso ci delude e non ci sfama, ma ci porti ad aprire i nostri cuori, zolle sempre pronte ad accogliere il tuo seme di vita.
Fa’ Signore che in questa giornata non mi lasci abbattere dalle prove della vita presente, dalla paura di finire i miei giorni, ma mi predisponga ad un’attesa fiduciosa di una terra promessa che diventa dono da godere ogni giorno per tutta la vita..
…la Tua non la mia Signore.
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lunedì 12 settembre 2016

Notte

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” Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”(Mc 1,13)
Ho traghettato un’altra notte di fuoco, di tormenti, di dolore, di attesa. O sono stata traghettata da Qualcuno più grande, più bravo, più buono, più forte di me che per primo ha dato l’esempio di come si combattano certi nemici.
C’è scritto che “gli angeli lo servivano”, ma non credo che a lui fosse messa davanti una mensa di grasse vivande, nè che vivesse beatitudini umane di soddisfacimento dei propri appetiti.
Non possiamo non pensare alla solitudine, all’isolamento a cui Gesù volontariamente si sottopose per prepararsi all’estrema e definitiva battaglia con il male che aveva contaminato il mondo.
Ai tempi di Noè acqua fu mandata dal cielo per purificare la terra e ridare agli uomini la possibilità di nutrirsi con cibo non inquinato.
Dio allora Dio continua a mandare arcobaleni dal cielo per dire che è finita la nostra condanna e che è cominciasta l’era della misericordia.
Gesù è misericordia di Dio, Gesù è quell’acqua che ci purifica attraverso il Battesimo, Gesù è il sostegno dell’arco che pone fine ad ogni nostro turbamento, ad ogni sconvolgimento del creato, ad ogni nostro peccato.
Gesù il Salvatore, il redentore, Gesù l’uomo che si allenò nel deserto ad affrontare la più aspra e dura e difficile battaglia che uomo possa immaginare. Perchè Gesù è vero uomo e come tale patì e morì sulla croce.
Penso agli angeli che lo servivano.
Questa notte i miei angeli sono stati Maria e nonna Ida che mi teneva la mano quando avevo le coliche e vigilava su di me e mi preparava tisane con erbe che crescevano spontanee nei campi dalle quali la sapienza contadina aveva imparato a trarre giovamento.
Lei è stato il mio angelo, per tutto il tempo che sono stata affidata alle sue cure, e questa notte ho fatto ricorso a lei dopo aver rivolto a Dio questa preghiera.
” Signore mo Dio riconosco che solo da te mi può venire l’aiuto, solo con te posso vincere questa specie di demoni, solo in te posso lavare le mie piaghe e sopravvivere a questo uleriore e più furioso attacco dei nemici.
Non riesco questa notte a dire che il mio dolore è il tuo dolore, il mio corpo è il tuo corpo, che tu sai come usare ogni lacrima ogni lamento ogni fatica vissuta nel tuo nme.
Non riesco Signore a vivere immersa nel tuo sangue seppellita dalle acque del diluvio, non riesco a fare quello che ieri in condizioni peggiori sono riuscita a fare per tua grazia.
Se tu vuoi puoi.
Puoi mandare come ti disse il centurione un tuo subalterno a guarirmi, non occorre che ti scomodi. Maria mi ha segnato il tracciato e mi ha immesso in questa corrente di grazia.
Perchè tu Signore vieni in nostro aiuto, ma non segui gli schemi, sì che puoi nasconderti nel terremoto o nel vento leggero.
Ti ho chiesto di aumentare la mia fede qualora non fose tua volontà mandare un tuo emissario a prendersi cura di me e a respingere i colpi ripetuti di un nemico subdolo e accanito.
Ho pregato per nonna Ida, è la prima volta che lo faccio.
Non so se ne aveva bisogno. Lei non mi ha mai parlato di te, nè mi ha insegnato a pregare, nè mi ha mai portato in chiesa.
Ma la sua vita l’ha spesa per gli altri, per chi della famiglia aveva bisogno.
Così ci ha curati, nutriti, rimboccato le coperte, riscaldato il letto quando il freddo dell’inverno era feroce, ci ha voluto bene senza smancerie.
Questa notte Tu Signore mi hai restituito, dopo averlo purificato un pezzetto della mia storia che giaceva dimenticato nel fondo del mio cuore.
Grazie Signore di tutti quelli che ci hanno trasmesso il tuo amore senza he ce ne accorgessimo.
Grazie Maria, stella del mattino, luce della notte, sole di giorno, perchè alla tua scuola sto imparando a non distogliere mai lo sguardo da Gesù.”
Ripensando al diluvio e all’alleanza che Dio strinse con l’uomo, dopo aver ricoperto la terra di acqua per punirlo del proprio peccato, all’arcobaleno che stabilì come segno dell’eterna sua misericordia, non può non venire in mente l’arca della nuova ed eterna alleanza, Maria, a cui fu chiesto di accogliere nel grembo la vita, di custodirla e di averne cura e di portarla alla luce.
Maria portava in sè il germe della vita, Gesù, il nostro arcobaleno.

sabato 10 settembre 2016

La casa sulla roccia

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VANGELO (Lc 6,43-49) 
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo che ha posto le fondamenta sulla roccia.
Signore tu sei venuto a rivoluzionare il mondo a stupirci, a destabilizzarci sì che noi desiderassimo cambiare posizione.
Ci sentivamo in perfetto equilibrio un tempo in cui le cose ci andavano bene e noi eravamo la misura di tutte le cose.
Con determinazione, intelligenza, studio, sacrificio e tanta buona volontà e pazienza ho costruito la mia casa , la mia cuccia con tutti i conphort per garantirmi un futuro senza problemi.
Ho studiato, ho lavorato, mi sono impegnata allo spasimo per raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissa, una casa dove non avessi padroni e dove in piena libertà potessi decidere il come e il quando uscire entrare, accogliere o respingere.
Non volevo dipendere da nessuno lo sai, Signore, tanto più da te i cui comandi mi erano incomprensibili e oltremodo gravosi.
Avevo paura di te Signore e dentro sentivo che alla mia casa mancava qualcosa, perchè se ti puoi liberare , rompere il cordone ombelicale con il padre e la madre, con la tua famiglia d’origine, certo con te non è cosa facile e penso praticamente impossibile.
Così ho cercato di arrangiarmi e di investire nel rapporto con te il minimo sindacale per non andare all’inferno, salvo poi con il tempo non curarmi più di questa possibile condanna alle mie inadempienze o furbizie, perchè l’inferno si era trasferito nella mia casa e nel mio cuore.
Con le unghie e con i denti ho cercato di sopravvivere alle fiamme, alle inondazioni, ai rifiuti, alle morti, alle montagne che mi si paravano davanti da scalare, da traforare.
Ho persino scandagliato le profondità della terra, nei suoi cunicoli bui ha cercato la verità continuamente contraddetta dai fatti, dalla luce che mi mostrava il volto beffardo di una sfida inutile e vana.
La mia casa, Signore, nelle intenzioni doveva essere una casa accogliente, con tante poltrone, perchè chi vi entrava si fermasse e godesse dello stare insieme a me, a noi.
Ho coinvolto in questo progetto di comunione, di condivisione tutta la mia famiglia, marito, figlio, amici, parenti perchè il cibo fosse lo strumento per uscire dalla mia solitudine.
Si ama come si è stati amati.
E io ero stata amata con il cibo che a mamma era mancato, cibo che provvidi a dispensare a piene mani a chiunque ho incontrato sulla mia strada.
Quanta gente si è seduta alla nostra tavola, quanti amici che ora non so che fine abbiano fatto avevano come punto di riferimento la nostra casa che sembrava salda, fondata sulla roccia perchè i commensali non mancavano mai! Commensali di cui avevo bisogno per sentire gli applausi alla mia bravura.
Ma pur se non avevo difficoltà a invitare le persone e a da loro da mangiare, avevo una grande difficoltà a condividere con gli altri il bagno, ma specialmente il letto.
Avevo escluso la possibilità di ospitare la notte qualcuno, cosa che suscitò l’irritazione di mio suocero, quando venne la prima volta a farci visita.
Si stupì che non avevamo progettato in una casa così grande la stanza per gli ospiti.
Allora mi morsi la lingua ma ricordo cosa pensai chiaramente.
A casa mia non lo avrei mai accolto nella vecchiaia, lui per primo.
Era forte il rancore che nutrivo per i suoi comportamenti a mio parere scorretti e irriverenti, e la sua vicinanza mi faceva star male.
Questa casa che oggi abito ha molti spazi inutilizzati e spesso mi chiedo se sia giusto che stiamo, in due, così larghi.
Un tempo pensavo che le badanti avrebbero occuparo lo spazio in eccesso, ma oggi non ne sono così sicura, perchè le nostre pensioni non sono sufficienti neanche a farci vivere decorosamente con le nostre forze.
E nostro figlio non ha un lavoro che gli permetta di sostenerci.
Penso quindi alle parole che tu oggi mi dici Signore, e mi interrogo se sono stata capace di ricostruire la mia casa crollata sulle certezze effimere del mondo, su di te che sei la mia roccia, la mia forza, il mio alleato, il mio potente liberatore.
Penso che ci voglia ancora tanto tempo perchè l’opera sia perfetta, ma sento nel cuore che la direzione è quella giusta e che tu sei il direttore dei lavori.
Tendo l’orecchio per percepire il tuo passaggio e riconoscerti nel turbine, nel terremoto o nel vento leggero.
Voglio vivere in ascolto della tua parola Signore, parola di vita, voglio imparare da te che sei mite e umile di cuore a non mettere preclusioni alla tua volontà, voglio seguirti dovunque vorrai portarmi, voglio imparare a costruirre case che non servano solo me, ma te che con giustizia, con misericordia e con amore le darai a chiunque ne abbia bisogno.
Le forze Signore sai che mi stanno abbandonando, come anche i mezzi materiali.
Umanamente non sono più in grado di fare nulla per rendere vivibile una casa, per renderla casa di Betania, luogo accogliente per gli sbandati della notte, ma anche per tutti gli amici.
Tu sei il mio amico più caro, il più generoso e disinteressato. Signore gestisci questo albergo perchè chi vi bussa trovi accoglienza e pace.

venerdì 9 settembre 2016

Cecità

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” Può forse un cieco guidare un altro cieco?”
(Lc 6,39-42)
Chissà perchè quando leggiamo le parole del Vangelo pensiamo sempre che siano rivolte agli altri che non si comportano bene e non ci sfiora mai l’idea che Gesù sta parlando anche e soprattutto a noi!
Prendere coscienza della propria cecità non è facile a meno che uno non te lo dimostri con prove inconfutabili.
Un tempo io ero la misura di tutte le cose, io e nessun altro.
Mi industriavo a perfezionarmi, questo sì, mi dannavo a cercare soluzioni per me e per gli altri, perchè volevo risolvere i problemi del mondo senza scomodare alcun dio.
Poi una notte sognai di vagare tra le tombe vuote di un cimitero per trovare scarpe della mia misura.
Qualcuno mi fece notare che non erano le scarpe che io cercavo, ma la mia misura.
In una tomba, lo sanno tutti, non ci potrai trovare qualcosa che ti serva, caso mai il contrario.
Meno male che è arrivato il Signore e mi ha aperto gli occhi su dove guardare, in chi specchiarmi, da cosa lasciarmi illuminare.
E tutto è nato da un incidente in cui mi si sono rotti gli occhiali e all’odissea che ne è derivata per farmene un paio nuovi adatti ad un difetto in quell’occasione rivelatosi.
Per un tempo quindi andai a naso, senza lenti che mettessero a fuoco le cose.
Fu allora che vidi ciò che mai mi sarei sognata di vedere, perchè mi dovevo fermare, chiedere, lasciarmi guidare.
Gesù lo incontrai proprio in seguito a quella rottura, a quel travaglio, perchè solo se hai perso la bussola cerchi chi ti indichi la direzione.
Io insegnante impeccabile di lettere antiche mi trovai dall’oggi al domani messa in pensione, per via degli sbandamenti dovuti a lenti sbagliate, inadatte.
Subito fu una tagedia, ma il Signore ha fatto bene ogni cosa, per cui prima di mettermi in cattedra mi assicuro che sia Lui la lente attraverso la quale guardo il mondo e le persone con i suoi occhi e con il suo cuore.
Almeno ci provo.
Non è detto che ci riesca.

sabato 3 settembre 2016

Dove sei?

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Il Signore è vicino a chiunque lo invoca (Salmo 144)
Ci sono tanti tipi di digiuno, alcuni li chiamano diete, ma non è il nostro caso.
C’è gente che digiuna per necessità e non per scelta come avviene quando decidi di fare la cura dimagrante.
Il digiuno ti costringe a fare a meno di tante cose che vorresti mangiare, che ti piacciono che molto probabilmente ti farebbero bene se avessi la possibilità di procurarti il cibo che ti manca.
Ma il digiuno più terribile è il digiuno di Dio, quella situazione in cui lo cerchi ma non lo trovi, situazione in cui l’attesa si fa estenuante e ti perdi d’animo e ti scoraggi perchè il demonio ci inzuppa il pane quando ti demoralizzi e perdi la speranza e non trovi il senso a tanto soffrire.
E’ ciò che mi sta capitando questa mattina in particolare, ma sono giorni che dentro covo la ribellione, contro Dio che sembra avermi abbandonato.
Mi ripeto che non è possibile, mi ripeto che verrà non tarderà ma il mio cuore è triste fino alla morte, oppresso dai pensieri più cupi.
Neanche la Sua Parola oggi è stata in grado di aprire un varco al mio male, al mio dolore che mi ha fiaccato le membra.
Com’è possibile che questo deserto sia così vasto, interminabile, senza oasi e senza riparo, un deserto che fa da sfondo al mio male che mi perseguita giorno e notte?
Non si può camminare nè stare fermi quando il corpo è così sofferente, i lacci lo stringono e gli tolgono il respiro, il fuoco divora la carne, si consuma nella fornace accartocciandosi come fosse legna da ardere.
Nella fornace i tre giovani lodavano Dio mentre angeli versavano acqua intorno a loro sì che le fiamme non lambissero neanche una frangia del loro mantello.
Perchè io vivo una situazione così drammatica? Perchè Signore non mandi un angelo anche a me per darmi ristoro in questa prova così superiore alle mie forze?
Mi sento venir meno e non mi viene nè di lodarti nè di ringraziarti.
Perdonami se non ci riesco, perdonami se non accolgo con gioia la tua visita se è vero che tu sei in questo dolore, in questo sconforto, in questa battaglia.
Ti sento lontano Signore e con affanno sto cercando di aggrapparmi a tutto ciò che potrebbe portarmi a te, ma mi sfuggono dalle mani tutti gli appigli.
Ho invocato Maria, San Giuseppe, i tuoi angeli e poi non ricordo, ma le ho percorse tutte le strade che conosco per arrivare a te.
Questa mattina la tua parola non mi è stata di aiuto nè di conforto, perchè parlava di qualcosa che se stai male non ti interessa.
Quando il corpo si ribella in questo modo c’è poco da fare, pensi solo a liberarti da questo fardello, cerchi solo una tregua a tanto soffrire.
Il prossimo in queste situazioni non posso aiutarlo, non so aiutarlo, e mi sembra che parliamo due lingue diverse.
Io non ti capisco Signore, purtroppo questa mattina.
A dire la verità non sono in grado di connettere tanto mi sento male.
Tu lo vedi, tu lo sai, non c’è bisogno che te lo dica.
A volte mi è capitato, per grazia di pensare che il mio corpo è il tuo corpo, il mio dolore è il tuo dolore e mi sono calmata e una pace mi ha inondato il cuore.
Questa mattina non ci riesco anche se ieri ho fatto una riflessione che associava la mia esperienza alla tua.
Mi sentivo indegna e anche blasfema nel raccontarla ma voglio farne memoria.
Ieri mattina più che il dolore fisico mi angosciava la solitudine a cui ero condannata. Lo sposo, il figlio, i fratelli li sentivo lontani.
Ho pensato a quanto tu avevi sofferto e soffri ancora per i figli lontani.
Mi sono immaginata alla finestra, come te che aspettavi il ritorno del figliol prodigo e a tutto quello che tu avevi fatto per noi e a tutto quello che io avevo fatto per testimoniare l’amore a quelli che si sono allontanati dalla mia casa.
Ho pensato che un dio non dovrebbe soffrire, non potrebbe soffrire, perchè la sofferenza ti toglie la pace, la serenità, la gioia di esistere. Io sono una creatura ed è normale che la lontananza, la divisione non per mia volontà della persone a cui continuo ad essere legata mi fa star male. Ma tu sei Dio e niente ti manca.
Almeno così ho studiato sui libri di filosofia e anche di religione.
Come è possibile che tu viva sereno mentre non trascuri niente per far tornare i tuoi figli a casa a costo di stare sempre sveglio?
Non ti stanchi Signore di bussare alle nostre porte, di aspettare come un mendicante che ti diamo la nostra brocca perchè tu la possa riempire? Non ti stanchi Signore a percorrere le strade del mondo mostrandoti affamato, assetato, nudo, carcerato, malato perchè ci muoviamo a compassione?
Signore ma tu non ti scoraggi mai? Tu che sei l’Onnipotente, il Santo, l’Essere perfettissimo Creatore e Signore del cielo e della terra non sei ancora stufo di noi che non ti corrispondiamo, che non ci fidiamo di te anche se ci hai tratto più di una volta dalle sabbie mobili?
Cosa Signore ti fa ancora sperare che il tuo progetto si realizzi?
Sono tanto scoraggiata Signore questa mattina e non so a chi rivolgermi per essere aiutata. Non ho che te, conosco solo te e solo da te aspetto l’aiuto. Mandalo dai tuoi cieli santi Signore, fa presto non tardare!
“Forse mi passa se abbraccio qualcuno!” disse Giovanni in piena crisi d’asma.
Mandami qualcuno da abbracciare Signore, forse funziona.

venerdì 2 settembre 2016

Ministri

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Ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. (1Cor 4,1)
Oggi voglio meditare su questa parola che sento rivolta a me, oggi che ho bisogno di forza dall’alto, di appoggiarmi ad un sostegno sicuro, oggi che la paura mi schiaccia e mi rende infelice, oggi che mi sento debole, incapace, malata, senza risorse che non sia tu o mio Signore.
Tu mi hai consacrato con il Battesimo, re, profeta e sacedote, mi hai unto con l’olio della tua tenerezza, mi hai coperto con il manto regale, mi hai posto al sicuro su una culla di stelle, tu Signore mio Dio hai pagato un prezzo spropositato per la mia vita, per amore, perchè non volevi consegnarmi alle ombre della notte ma mi volevi far vivere nella luce.
Tu, Signore mio Dio sei qui, vicino a me a ricordarmi che sei mio Padre, che non dimentichi il frutto delle tue viscere e che lotterai con me fino a quando l’ultimo respiro avrà detto l’ennesimo sì alla tua volontà di salvarmi, di amarmi, di volermi con te per sempre, in eterno.
Signore so, credo che tu lo fai e lo farai, lo hai sempre fatto, anche quando non mi accorgevo della tua presenza e non ti ringraziavo per nessuna cosa, quando davo tutto per scontato e pensavo che il bene veniva da me e il male dagli altri.
Così ho cercato di migliorarmi per combattere il male che mi si era appiccicato addosso.
Ho cercato tutte le strade per far trionfare la giustizia e la verità, cercando la verità dovunque, quando la mia non mi convinceva.
Ma senza di te.
Signore tanto più è stata difficile e faticosa la ricerca, tanto più esaltante è l’aver trovato la misura di tutte le cose, la mia misura, non nei sepolcri dove nessuno può imprigionarti, ma fuori nel giardino di cui sei sempre stato il custode.
Signore io che non vedevo il colore di fiori, non sentivo il loro profumo, grazie a te ho scoperto la vita che scorre in un prato dai mille colori.
Tu fai piovere, tu fai crescere, tu ad ogni elemento del creato hai dato un’unicità irripetibile.
Così io mi sento, così tu mi fai sentire: un fiore del tuo giardino, un fiore profumato che è delizia agli occhi, rendimento di grazie all’autore di tanta bellezza.
Io Signore non sono bella, nè lo sono mai stata.
Quando sono nata ero così brutta che non sembravo neanche figlia di mia madre e di mio padre.
Ero nera, un colore che non appartiene alla mia famiglia d’origine, ma mio padre mi raccontano che disse:” Peccato che sia femmina( non mi avrebbe sposato nessuno), ma è mia e guai a chi me la tocca!”.
Parole profetiche perchè non mio padre, ma tu hai pronunciato quelle parole da quando mi hai pensata prima che fossi intessuta nelle viscere di mia madre.
Per quanto riguarda il matrimonio, vedo anche lì la profezia, ma tu che non sei uomo ma Dio, non eri dispiaciuto perchè non avrei trovato marito, perchè avevi destinato a me uno Sposo che è al di sopra di ogni altro sposo umano, avevi destinato a me, te stesso e le nozze eterne con l’agnello immolato.
Signore cosa dirti se non grazie di questo cammino in tua compagnia, di questa cura costante nei riguardi del vermiciattolo di Giacobbe, della donna che tu hai sollevato dalla polvere e hai vestito come una regina e trattato come una regina?
Per questo oggi voglio pregare perchè io possa essere all’altezza del compito a me assegnato nella gratitudine eterna al mio Dio che mi ha creata per amore e mi ha reso pane per l’offerta sacrificale.
Mi consacro a te Gesù, a te voglio dare il profumo e la fragranza del pane appena sfornato, ma anche l’umiltà del più piccolo e insignificante filo d’erba che vive e cresce per tua grazia.
A Maria chiedo di aprirmi sempre più all’accoglienza della tua volontà, lei che fu da te scelta per la sua fede umile ed operosa, perfetta figlia, perfetta madre, perfetta sposa.

mercoledì 31 agosto 2016

Ricerca

SEMI
Semi
“Le folle lo cercavano”(Lc 4,42)
Anch’io ti cerco Signore, mischiata alla folla perché so che tu puoi guarirmi.
Hai guarito la suocera di Pietro, hai guarito gli infermi che erano portati davanti a te perché tu li toccassi uno per uno, perché ognuno si sentisse da te guardato e amato in modo speciale, unico, gratuito vero.
Io ti cerco Signore ma non ti trovo forse perché non ho nessuno che si faccia carico della mia malattia fino in fondo? Tanti amici hanno detto che preganoper me, tanti che ora sono saliti in cielo hanno pregato perché guarissi.
Paradossalmente le preghiere sembrano sortire l’effetto contrario, vale a dire che mi aumentano le malattie.
Per questo, quando ancora non ti conoscevo a mamma dissi di smetterla e se proprio voleva pregare intercedesse per qualcun altro perché io non avevo bisogno di aggiunte.
Don Gino quando mi convertii mi mise in guardia dallo starti troppo vicino perché i tuoi amici li tratti come li tratti, Vale a dire che li associ alla tua passione che non è una gran bella prospettiva.
In questi giorni in cui il dolore ha fatto scempio di me, togliendomi le parole dalla bocca e il rantolo era sotto i tuoi occhi, ho guardato le mani del mio sposo che stringevano i grani del rosario e seguito i movimenti della sua bocca che invocavano il tuo nome, la tua misericordia.
Ogni notte sono stata traghettata dalla sua preghiera quando a me venivano meno le forze.
Tu eri in quella preghiera, eri in quel dolore, eri e sei sempre in ciò che mi accade ieri oggi sempre.
Oggi guarisci la suocera di Pietro, affetta da una malattia insignificante che neanche te lo chiede e lasci a bocca asciutta tanti che a mio parere avrebbero bisogno più di lei di essere guariti, per malattie incurabili a cui la scienza non ha ancora trovato rimedi.
Ma chi può conoscere i tuoi pensieri? Sono più profondi del mare. Chi può darti consigli, insegnarti il mestiere?
Noi presumiamo di saperne più di te e ti diamo la graduatoria di ciò che è più importante e cosa lo è meno.
Ti chiedo perdono Signore per tutte le volte che l’ho fatto.
Oggi voglio pregare con le tue parole per essere certa di essere ascoltata.
Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra.
Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele.
Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.
Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.( Salmo 120) 

venerdì 26 agosto 2016

Tenetevi pronti

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“Vegliate perché non sapete né il giorno, né l’ora”.(Mt 25,13)
Invece di rimanere attaccati al televisore per avere notizie aggiornate sul numero dei morti e dei sopravvissuti, sull’efficienza dei soccorsi, sui danni al patrimonio artistico e culturale, sulle responsabilità di chi ci governa e ci ha governato, apriamo il vangelo. Incredibilmente la liturgia di questi giorni ci mette sull’avviso, prospettandoci la triste fine degli impreparati.
Bisogna tenersi pronti, vegliare e pregare, ma non basta per non morire sotto le macerie di un terremoto.
Bisogna avere l’equipaggiamento adatto perché le nostre lampade rimangano accese all’arrivo dello sposo.
La fede, la speranza, la carità, i doni che ci sono stati dati il giorno del Battesimo, non possiamo permetterci di tenerli nello scaffale o in un ripostiglio senza usarli per vivere al meglio la nostra vita e non essere colti impreparati nel momento decisivo.
L’olio delle lampade non si può pensare di andare a comprarlo all’ultimo minuto, perché è frutto di una relazione intessuta con noi, con Dio e con i fratelli, una relazione che parte da un riconoscersi inadeguati, fragili, incapaci.
Dove comprare quell’olio profumato che ci consacra re, profeti e sacerdoti, che trasforma la nostra vita mortale in vita immortale, che ci fa rinascere dall’alto e ci immette nel tempo di Dio?
La lampada rimane sempre accesa se ad alimentarla è l’amore, non di un attimo, un fuoco di paglia, ma l’amore costruito giorno per giorno con mattoncini di gratitudine e benedizioni, con tanti piccoli e grandi sì detti a Dio e al fratello che ha bisogno di noi.
Non ci possiamo inventare le buone opere da scrivere sul necrologio, perché le bugie hanno le gambe corte.
Per fortuna a Dio non servono sermoni di vescovi o di politici emergenti o di grandi personalità della cultura per convincersi che sei stato bravo, buono, meritevole del paradiso.
Lui sa tutto bene e meglio prima ancora di noi e non aspetta che moriamo per darci la ricompensa,
Lui ci immette nella sua eternità, nell’ottavo giorno, nella Pasqua che non ha mai fine, senza scomodare troupe televisive o amplificatori mediatici.
Ce lo ha detto e continua a ripetercelo:” Siate pronti, vegliate e pregate, perché non sapete né il giorno, né l’ora” .
E noi continuiamo a meravigliarci che succedano all’improvviso catastrofi come quelle degli ultimi tempi, né ci adoperiamo a che non si ripetano, dimenticando che le istruzioni per la salvaguardia del creato il Padreterno ce le ha date, ma noi solo in occasione dei funerali le riesumiamo per dare la colpa agli altri però, quando non la diamo a Lui, l’innocente che continuiamo a mettere in croce.

giovedì 25 agosto 2016

Preghiera

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” Degno di fede è Dio”(1Cor.2,9)
Signore com’è difficile rimanere saldi nella fede, ancorati alla roccia, in pace. Com’è difficile allontanare da noi la paura e rimanere nel tuo amore!
Quando la tempesta infuria non vedi e non senti niente se non il cuore che batte forte perché grande è l’angoscia, lo spavento.
” Non abbiate paura, sono io” parole che non ti stanchi mai di ripetere…” sono io…”.
Come riconoscerti, vederti, quando l’acqua, il vento, la sabbia, la furia degli elementi sconvolti ti portano a chiudere gli occhi?
Come riconoscerti nelle prove della vita, negli ostacoli, nei ricalcoli dolorosi, negli abbandoni, nei tradimenti, nella malattia, nel dolore, nella morte?
“Il Signore è qui e non lo sapevo!” disse Giacobbe quando vide la scala gettata dal cielo e sentì la tua voce che gli prospettava un futuro fecondo e felice.
A leggere la Scrittura ci rendiamo però conto che le tue apparizioni non sono nel tempo e nel luogo che uno si aspetta, che tu non ti fai catturare dai nostri schemi.
Tu arrivi come un ladro, all’improvviso, quando meno ce l’aspettiamo.
Non mi piace associare la tua venuta a quella di un ladro che arriva di notte.
Del ladro si ha paura, dal ladro ci si difende, ma tu Signore mio Dio sei tutt’altra cosa.
Noi siamo i ladri che ci prendiamo e usiamo le cose a noi affidate, i tuoi tesori e li svendiamo, li usiamo a nostro esclusivo vantaggio.
Sei tu il derubato, tu la Persona a cui abbiamo con i nostri peccati tolto tutto, che abbiamo spogliato, beffeggiato crocifisso.
Sei tu Signore che ci insegni come evitare, neutralizzare l’attacco del nemico, per non essere spogliati della cosa più preziosa che nessuno può toglierci: l’amore del Padre.
Tu ti ritiravi in preghiera, te ne andavi in disparte e ti connettevi con Chi ti aveva mandato qui su questa terra a salvarci.
Spesso ho pensato agli aerei, alle sonde spaziali, alle navi, a tutti quei mezzi guidati da uomini che si mantengono in contatto con la base per non sbagliare la rotta.
La tecnologia ci permette di prendere istruzioni, di rimanere connessi perché ogni azione, spostamento, missione vada a buon fine. Ma non sempre questi aggeggi funzionano e avvengono i disastri.
Tu non avevi cellulari, tablet, computer, eppure la tua rete era ed è una rete stabile, con connessione garantita a cui possono accedere tutti gratuitamente.
Dio Padre ti dava le istruzioni, i consigli, ti indicava la rotta, ti prendeva per mano nei guadi difficili, ti ripeteva all’infinito” Non temere, non avere paura, sono qui, sono io…”
E tu ti sei fidato, sempre sei andato avanti senza mai scoraggiarti perché il tuo Navigatore era ed è infallibile.
Se penso che questo privilegio, questa straordinaria opportunità è data a tutti con il Battesimo, il mio cuore si scioglie.
Eppure ci sono momenti tempi anche lunghi in cui perdo la connessione, la cerco, la chiedo, invocando Maria, ma inutilmente.
E quando succede mi disoriento e a volte fuggo lontano, da me, dai miei problemi, i miei dolori, le mie malattie per anestesizzarmi dal presente buio e minaccioso e mi perdo.
Quando niente e nessuno mi può dare ciò di cui sento il bisogno torno indietro e ti trovo lì dove ti avevo lasciato, nel dolore, nel dubbio, nel silenzio , nel deserto, nel tumulto dell’anima, ti trovo nella prova e nello sgomento, nella storia da cui volevo fuggire.
Tu sei qui e non lo sapevo! In questa sofferta preghiera, in questo anelito ardente a te che sei il mio unico ed eterno bene.
Sono qui che ti aspetto con i fianchi cinti e la lampada accesa, so che non tarderai ad alzare il velo, perché io trovi rifugio e conforto nelle tue braccia e smetta di avere paura.

domenica 21 agosto 2016

LA PORTA STRETTA: IL SERVIZIO

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Meditazioni sulla liturgia di domenica della XXI settimana del T.O. anno C
“Sforzatevi di entrare per la porta stretta”( Lc 13,24)
Forse la porta stretta, non è obbedire ma fare di cuore ciò che Dio vuole.
Il più delle volte agiamo per paura, per ottenere un vantaggio, per ricattare Dio, usando il nostro comportamento o i nostri presunti meriti per ottenere il lasciapassare per il paradiso.
Quando penso a Gesù non posso negare che anche lui e per primo si è dovuto ridimensionare, diventare piccolo, umile, servo dei servi per rientrare nella casa che era sua di diritto.
Perchè quando esci non è sempre così scontato poterci rientrare, perchè le chiavi non te le puoi portare dietro, sono a disposizione però di tutti quelli che si fanno piccoli, tanto piccoli da poterci passare.
” Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”
E Gesù, che non aveva niente da scontare, non aveva commesso nessuna colpa, non si era allontanato per suo gusto all’insaputa del genitore, pure gli è toccata la stessa sorte: farsi piccolo, farsi servo, obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Le parole della lettera di San Paolo in cui si parla dell’obbedienza dei figli verso i genitori in un epoca in cui i genitori sono fuori di testa e arrivano anche ad ammazzare o non riconoscere i figli usciti dalle proprie viscere, in un’epoca in cui i figli hanno altro da fare, da pensare e non vedono l’ora di sottrarsi all’autorità, alla dipendenza dei genitori, dopo avergli spillato l’ultima lira, figli che se possono permetterserlo i genitori, s’intende, gli mettono una badante o li richiudono in un ospizio, quando non li uccidono prima anche solo non facendoli esistere.
La porta stretta dicevo che non è stata risparmiata neanche a Gesù che aveva onorato il padre e la madre, aveva fatto la volontà di Dio con tutto il cuore, e per giunta era uscito da casa sua per salvare il mondo, non per trarne un beneficio personale ed egoistico.
Quando penso a quanto si è dovuto rimpiccipolire mi smarrisco, addirittura non riesco neanche a concepirlo, perchè l’infinito non può diventare finito, vale a dire che l’infinitamente grande non può diventare tanto piccolo da non poter passare per una porta stretta, quella di casa sua, se non morendo.
Eppure questo è accaduto, questa è la nostra fede.
Senza quel servizio, quel sacrificio quella porta sarebbe irrimediabilmente chiusa per tutti.
Meditando quindi su quello che la liturgia oggi ci propone, voglio pensare a quanto amore metto nel dire sì agli uomini e a Dio, quante volte il mio sì è condizionato da ciò che non ha niente a che fare con Lui, ma molto a che fare con il mio vantaggio personale.
Servo? A chi servo?Chi servo? Perchè servo?
Questa è la domanda che mi devo porre, prima di cominciare la giornata.
Il servizio mi fa vivere, perchè ciò che non serve si mette in cantina o si getta in discarica.
Ciò che non serve non ha funzione. E le cose che non funzionano o si fanno riparare o si gettano lo sappiamo.
Ma la domanda connessa è chi serviamo, se noi stessi, l’orgoglio, il denaro, il prestigio, la bellezza, il piacere ecc ecc, vale a dire il mondo, o serviamo Dio.
Ma come facciamo a sapere se ciò che facciamo serve a noi o a Dio?
Io penso che a Dio interessa che noi viviamo e lui sa di cosa abbiamo bisogno, cosa serve e cosa ci serve perchè viviamo in eterno.
Allora non allontaniamoci dalla luce e facciamoci illuminare dalla sua Parola. “Lampada ai miei passi è la tua parola” è scritto.
Ma perchè ridiventare bambini?
Perchè i bambini si fidano delle persone che si prendono cura di loro.
Ieri sono stata colpita da un racconto trovato nel web.
” Quando vediamo un’acrobata volteggiare nell’aria la nostra ammirazione e i nostri occhi sono tutti su di lui, mentre chi lavora e non si può permettere di non distrarsi è l’altro che deve essere sempre pronto a prenderlo, impedendo che cada.”
Ora che ci penso la porta stretta è quel foro da cui uscì sangue e acqua, la porta è Lui, “io sono la porta delle pecore” ma devi diventare piccolo, tanto piccolo per rientrare nell’utero di chi ti ha pensato e amato per primo.
Bisogna rinascere dall’alto come disse Gesù a Nicodemo.
Rinascere è rientrare nel grembo di chi continua a nutrirti non solo il tempo della gestazione, ma per tutta l’eternità.
Siamo preziosi ai suoi occhi.
“Può una madre dimenticare suo figlio? quand’anche si dimenticasse, io non ti dimenticherei mai!”dice il Signore.

lunedì 15 agosto 2016

La gioia

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“Il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore” (Lc 1,47)
O Maria custode della gioia a te mi rivolgo questa mattina, perché io possa ritrovarla e asciugare le lacrime di cui il mio cuore gronda.
La gioia è il distintivo del cristiano, ma forse è la sua croce che il Signore Dio nostro ci ha detto di sollevare per metterci in cammino dietro a lui.
Oggi sono triste, mia Signora, madre mia, amica, infermiera, sorella, sono triste perché come la Maddalena cerco Gesù in un cimitero, nel sepolcro dove sono seppelliti i miei ricordi di un’ infanzia e di una giovinezza che non tornano.
Nel sepolcro cerco la gioia delle scampagnate che facevamo in questo giorno di festa, la gioia dello stare insieme alla famiglia e agli amici, la gioia dei preparativi, la gioia dei giochi e delle risate e del cibo buono che ognuno preparava, la gioia di una libertà lontana dal cemento e dal caos della città, la gioia della spensieratezza e dei canti durante il cammino.
Nel sepolcro cerco le persone che mi furono care un tempo e che non ci sono più, gli amici che hanno preso altre strade, la salute e il vigore delle gambe che non mi faceva arretrare di fronte a percorsi accidentati, difficili, pericolosi.
Oggi cerco nel posto sbagliato ciò che mi toglierebbe la tristezza. Mi piacerebbe tra le lacrime sentirmi chiamare per nome come Maria di Magdala e riconoscere la mia GIOIA.
Tu, Maria, non hai dovuto aspettare che tuo figlio risorgesse per sentirti investita di luce e di grazia, per sentirti chiamata per nome e invitata a gioire con e per il tuo Signore.
Come vorrei ascoltare la sua vooce e sentirmi il cuore balzare nel petto, questa mattina, mentre tutta la casa è in silenzio e i rumori di fuori giungono ovattati qui in questa strada di periferia e gli uccelli non cantano e il sole trapassa con i suoi raggi la foschia del cielo.
Tutto è fermo, tutto è immobile: forse dormono gli abitanti di questo pianeta o sono partiti presto per fare le scampagnate.
Sento solo il mio cuore stretto in una morsa mortale, mentre le parole del magnificat fanno fatica a farsi largo nell’angusto spazio del presente inaccettabile.
Ti prego mia Signora, aiutami a gioire con te, aiutami a vivere questo momento di solitudine, di abbandono, di tristezza senza fine con il tuo entusiasmo, la tua fede, la tua umiltà.
Aiutami madre a ritrovare l’amore dell’anima mia, senza stancarmi, senza scoraggiarmi, aiutami a vedere nella croce la luce che si sprigiona dalla gioia di essere amati, salvati, redenti, scelti da nostro Signore Gesù.
Maria tu che hai creduto alle promesse del Signore, tu che non hai dubitato mai della sua fedeltà, del suo amore, portami ai suoi piedi, insieme facciamoci inondare da quell’acqua e quel sangue che ridanno vita alle ossa inaridite, ai cuori di pietra, raccontami la storia vera del tuo fidanzamento, la storia di un amore che coronato in cielo ogni giorno feconda la terra. Aiutami a dire come Giacobbe: ” Il Signore è qui e non lo sapevo!”
“Egli è qui non cercatelo nelle chiese” vorrei esclamare oggi che non posso andare a Messa, oggi che le lacrime mi impediscono di vedere “gli scintillanti”, schegge di luce che si immillano sulle onde increspate del mare al mattino, quando il sole vi posa i suoi raggi, la luce del tuo sguardo quando il Creatore ti comunicò il Suo amore rendendoti madre e Sposa del Figlio.

sabato 13 agosto 2016

SPOSTAMENTI


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Meditazioni sulla liturgia di
Sabato XIX TO anno pari
Letture: Ez18,1-10.13.30-32; Sal 50; Mt 19,13-15
” Formativi un cuore nuovo e uno spirito nuovo” (Ez 18,31).
Siamo soliti dare la colpa agli altri di quello che ci succede.
Ai nostri genitori, agli antenati, alle condizioni difficili in cui ci siamo trovati per l’imperizia o il peccato di chi ci ha preceduto.
In questo modo ci esoneriamo dall’esame di coscienza e, con lo sguardo fisso alla terra che ci è stata sottratta o consegnata piena di rovi e spine, non guardiamo a ciò che abbiamo, ciò che Dio continua a seminare nei nostri cuori attraverso la sua parola.
Non guardiamo, non apprezziamo la nuova terra che con il Battesimo ci ha riconsegnato da coltivare e far fruttificare con il suo aiuto.
La vita è un viaggio attraverso il deserto che, guarda caso, è terra non produttiva dove non si vive bene, che devi attraversare per poter apprezzare che non sei solo e e che Dio è con te, ti accompagna e ti nutre e ti parla e ti è fedele sempre, anche quando i tuoi ti abbandonano o tu abbandoni ciò che è giusto e salutare, e ti prostituisci a idoli muti.
Mi ha sempre affascinato l’idea della terra donata da Dio, la terra con cui mi ha impastato, la terra su cui ha soffiato il Suo Spirito senza stancarsi.
Siamo suoi figli e, se a un genitore può capitare che si dia per vinto di fronte al comportamento ingiusto del figlio, Dio non si arrende e continua a gettare il suo seme, continua a dare vita al mondo.
Se i nostri antenati hanno mangiato l’uva acerba non dobbiamo più dire che i denti dei figli si sono allegati, perché la responsabilità è personale e, prima di Cristo, Ezechiele ce lo ricorda in un tempo in cui la schiavitù avevo reso molli le braccia, rarefatto la preghiera, spento la speranza.
Le letture di oggi ci invitano a guardare avanti e ad agire secondo quello che dice Gesù.
“Lasciate che i bambini vengano a me”.
Cominciamo da qui; dal parlare di Dio ai nostri figli, a portarli con noi quando andiamo alla messa, spiegandogli con parole semplici ciò che il sacerdote dice e fa, preghiamo insieme a loro, al mattino alla sera e in ogni occasione bella o brutta che stiamo vivendo.
Insegniamo la gratitudine per quello che abbiamo ricevuto, non lamentandoci di quello che ci manca, invitiamoli a fare altrettanto a suggello della giornata.
Il nostro compito è di portare i bambini a Dio e non a noi stessi e a infondere in loro la fede che Dio ci ama e che non ci lascia soli neanche un momento.
Leggendo il vangelo, però, la prima cosa che mi è venuta in mente non è tanto il dovere che ho di portare a Lui i bambini, quanto quello di ringraziare Maria che mi ha portato Gesù.
Ieri, quando mio marito me L’ ha portato a casa mi sono commossa tanto da rimanere senza parole, mentre le lacrime parlavano al posto mio.
Non me l’aspettavo perché Gianni non è ministro straordinario dell’Eucaristia e perché, sollecitato più volte da don Ermete a che comprasse un portaostie perché non fossi privata del dono del Corpo di Cristo quando sto male, non aveva ancora comperato nulla, preso com’è stato a provvedere ai miei bisogni materiali, che in questi ultimi giorni gli hanno impedito anche di lavorare.
Ebbene ci ha pensato il Signore a risolvere il tutto, facendogli trovare una persona, presente per caso a quell’ora di quella messa, che di portaostie ne aveva tre e abitava vicino, sì che è andato a prenderglielo e glielo ha regalato.
Gesù si è spostato ed è venuto da me, è entrato nella mia casa, mi ha scaldato il cuore prima ancora di aprire la piccola teca.
Ho percepito la mia indegnità mai come ieri sera, perché mai avrei pensato che il Dio dell’universo, Creatore e Signore di tutte le cose, si sarebbe spostato per venire di persona a casa mia.
Avevo polemizzato tempo addietro, quando nella mia chiesa il sacerdote aveva spostato il crocifisso grande issato sopra l’altare e lo aveva messo su una parete laterale della navata.
Il crocifisso su cui avevo alzato lo sguardo il giorno della mia conversione!
Mi sembrava un atto blasfemo perché era come sminuirne il valore per mettere al posto suo un’ altra immagine.
Poi però mi sono accorta che la nuova posizione era vicino alla sedia dove sono solita sedermi e che il trasloco mi aveva giovato, perché Gesù ce l’avevo vicino e finalmente potevo vedere i segni della sua passione, i chiodi e le spine, il volto reclinato, le braccia distese, concedendomi un’intimità che non conoscevo.
Gesù era sceso dal suo piedistallo e si era fatto più vicino, per me che non distinguo i contorni delle cose quando sono distanti, con o senza occhiali, si è fatto carico del mio bisogno di uno spazio più ristretto per adorarlo e comunicarmi il suo amore.
Ho pensato che alla risonanza magnetica di qualche giorno fa, in cui dovevo passare due ore, con l’aiuto di tanti fratelli che si sono messi a pregare perché fosse possibile, non a caso mi si è presentato mentre il mare era in tempesta, grande, avvolgente, caldo che mi prendeva per mano e mi diceva “Non temere, sono qui, non avere paura”.
Si era spostato di nuovo per stare vicino a me.
Il mio grazie è andato a Maria che me l’aveva portato dopo tante notti insonni in cui dicevo rosari di avemarie per poter dire il Padre Nostro.
Penso a quanto mi è stata vicina questa Madre che mi ha portato Gesù, madre da me tante volte invocata negli ultimi tempi, ma da sempre pregata nella mia famiglia d’origine, da mia madre che ogni notte assolveva al voto fatto per la salvezza dell’anima dei suoi figli, sgranando non so quante avemarie.
Penso a mio padre avanti negli anni che mi confidava quanto gli fosse d’aiuto rivolgersi alla Madonna quando sentiva le fitte del cuore malato diventare spade conficcate nel corpo.
Penso al piccolo segno di croce che mia madre imprimeva sulle nostre fronti prima di andare a dormire, al nome Maria che portiamo noi tre sorelle, alla bottiglia piena di acqua di Lourdes che papà mi versò tutta mentre mi divincolavo nel letto presa da grandi dolori.
Allora pensavo che l’effetto era deleterio, visto che le malattie aumentavano in proporzione delle preghiere.
Quanto ero distante dalla verità!
Non c’è dubbio che Maria alla quale ci siamo consacrati sia stata la scala che ci ha portato a Gesù, senza farci salire, ma facendogli spazio per farlo scendere perché lo stringessimo al petto e fossimo scaldati dal suo calore.
Image for Preghiera a Maria, regina della famiglia

venerdì 12 agosto 2016

Lo Sposo

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“Ti avevo reso uno splendore” (Ez 16,14)
Ci fa bene ricordare chi eravamo e chi siamo, come eravamo conciati quando il Signore si commosse, si fermò e si chinò su di noi.
Il nostro incontro con Cristo ci ha risuscitato, ci ha fatto creature nuove, ci ha tolto la sporcizia di dosso e ci ha resi desiderabili.
Ci siamo inorgogliti a tal punto da pensare di poter fare a meno di lui, che basta lavarsi o essere lavati una volta per sempre per essere sempre belli e desiderabili.
Nel tempo della giovinezza non si fa tanta fatica a vestirsi, truccarsi, mimetizzare le piccole imperfezioni naturali, perché la giovinezza di per s’è ti fa venire in mente i fiori appena sbocciati, il loro profumo, il loro colore.
Non ci preoccupiamo di pensare al dopo perché ci sentiamo immortali, padroni del tempo, padroni e signori della nostra vita.
Ci svendiamo al primo passante, l’idolo di turno, l’idea, il movimento, la moda, i sogni emergenti.
Ci dimentichiamo del nostro Creatore e smettiamo di dire le preghiere piccole e brevi in verità che ci avevano insegnato da bambini.
Oggi Dio rivendica la sua proprietà e ci ricorda chi eravamo e a cosa siamo chiamati. Ci rischiara le idee sul suo progetto iniziale e ci rinnova la sua promessa di fedeltà per tutta la vita.
Quella fedeltà che gli sposi fanno tanto fatica a mantenere, perché il tradimento è sempre in agguato con il figlio, con il lavoro, con gli amici, gli hobbyes, la carriera, il tempo che non basta mai per tutte le cose di cui l’abbiamo riempito, per paura che il vuoto ci risucchi e non ci faccia esistere.
Il tempo della famiglia è pieno di cose da fare più che di persone da amare, anche se siamo in buona fede all’inizio e ci illudiamo che quelle cose portano benessere non solo a noi ma anche ai membri della nostra famiglia, alla persona che abbiamo scelto per condividere con lei gioie e dolori, salute e malattia, finché morte non ci separi.
Le parole di Gesù sembrano dure ” L’uomo non separi ciò che Dio ha unito” tanto da far esclamare agli apostoli che allora non conviene sposarsi.
Questa mattina mi chiedo se mi è convenuto sposarmi dopo 45 anni che vivo con Gianni non sempre in armonia.
Sono la donna più beata del mondo per le persone che ci incontrano, mentre lui mi spinge la sedia a rotelle o mi porta la borsa o fa la fila per pagare al supermercato.
Non nascondo che spesso mi è venuta la rabbia perché magari in quel momento sentivo il bisogno di uno sguardo misericordioso sulla mia situazione di sofferenza, di handicap, perchè passo per una che finge perché la mia faccia è sempre sorridente, la pelle distesa e la voce ferma e vitale come gli occhi che cercano sempre l’incrocio con lo sguardo dell’ interlocutore che mi sta davanti.
Ebbene in quei momenti mi tornano in mente tutte le cose che ci dividono, che ci impediscono di vivere la differenza come opportunità di vita sempre nuova.
Mi viene in mente che Dio l’ha fatto proprio difficile questo progetto d’amore dove devi essere sempre pronto a perdonare non 7 ma settanta volte sette.
L’ha fatto difficile anche se all’inizio sembra una passeggiata, un dono trovare una persona da cui ti senti amata , vivere l’esperienza di eternità, di infinito, di uno e distinto, di trascendenza, di comunione.
Il dono pensiamo sia quello dell’innamoramento che dura quello che dura, due, massimo tre anni.
Dopo arriva il tempo delle disillusioni e il dono è allora che lo devi scartare per rendere possibile la meraviglia dell’inizio. La grazia del Sacramento.
E’ allora che comincia la salita perché scopri che la persona che hai sposato non è carne della tua carne ossa delle tue ossa, è persona che devi imparare a conoscere come diversa da te e decidere di dargli vita partorendola di nuovo con l’aiuto di Cristo, della sua grazia, del Suo amore.
“Senza di me non potete fare nulla ” dice Gesù e sperimentiamo quanto è vero se lo seguiamo nelle sue catechesi di vita apparentemente dure e incomprensibili.
“Non conviene” ci viene istintivo di pensare perché meglio soli che male accompagnati.
Quante volte l’ho pensato quando mio marito faceva il contrario di quello che per me era giusto, scontato, ineccepibile.
Oggi che sta facendo la fila in ospedale con le mie carte, referti, analisi, raggi, risonanze ecc ecc per fare la visita prenotata al posto mio che sono bloccata a letto, penso a quella beatitudine che mi attribuiscono gli altri e ringrazio il Signore perché pian piano mi sta facendo vedere non le cose che mancano, ma quelle che ho.
E lo Sposo che mi ha messo a fianco è il suo libro di carne su cui io devo fare gli esercizi per imparare ad amare come Lui ci ha amato.
Solo così sarò pronta per celebrare le nozze con Lui, lo Sposo per eccellenza, che dall’eternità aspetta di unirsi a me per fare di me una regina.

martedì 26 luglio 2016

Santi Gioacchino e Anna


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Meditazioni sulla liturgia di
martedì della XVII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
e della liturgia propria dei
Santi Gioacchino e Anna ( memoria)
” Riconosciamo Signore la nostra infedeltà, la colpa dei nostri padri; abbiamo peccato contro di te”(Ger 14,20)
” Facciamo memoria degli uomini illustri” ( Sir 44,1)
Oggi la liturgia ci mette di fronte ad una scelta.
Da un lato fare memoria degli “uomini illustri” in questo caso Gioacchino e Anna i genitori di Maria, e meditare sulla parola propria di questo giorno di festa (Sir 44,1.10-15; Salmo 131; Mt 13,16-17), dall’altro ci invita al pentimento per i peccati nostri e dei nostri antenati che continuano a infestare il campo di Dio (Ger 14,17,22; Salmo 78(79); Mt 13,36-43).
E’ infatti questo l’argomento su cui Gesù si sofferma nella spiegazione della parabola del grano e della zizzania che martedì della XVII settimana del TO la Chiesa normalmente propone alla nostra riflessione.
A me piace ascoltare appena mi sveglio ciò che Dio mi dice e sono affamata della sua parola, mai sazia di quello che leggo, mai sazia di quello che riesco a capire, fare mio, interiorizzare, collegandolo con la mia storia, per farla diventare storia sacra come a Dio piace.
Non posso negare che mi commuove sempre la celebrazione, il ricordo, la festa di una coppia di sposi, una coppia che ha dato vita non solo nella carne ma anche nello spirito ai suoi figli.
E in questo caso la figlia, Maria è stata donata a noi per l’eternità, avendo accettato, accolto nel suo grembo il seme dello Spirito che si è fatto carne per noi e ha cancellato il nostro peccato, rendendoci tutti figli di re, profeti e sacerdoti.
Se solo riuscissimo a godere del dono che abbiamo ricevuto attraverso la testimonianza di vita di tanti uomini illustri, luminosi, timorati. di Dio!
Quegli uomini che hanno concimato con la preghiera e le buone opere la terra a loro affidata, la terra promessa in cui la zizzania è dovuta arretrare per fare spazio all’amore reciproco cementato dall’amore di Dio condiviso e accolto come grazia.
Di questi due santi non si conosce la storia certa, ma ” Dai loro frutti li riconoscerete” è scritto.
E se la loro unione ha dato un simile frutto non possiamo che ringraziare Dio di così grandi testimoni della fede.
La zizzania della discordia è il tarlo, il verme che corrode ogni relazione e per questo molte famiglie si sfasciato e la nostra società è allo sbando.
Lucifero si sfrega le mani a vedere lo scempio che stiamo facendo del campo di Dio, la presunzione che i figli sono di nostra esclusiva proprietà e possiamo disporne come meglio ci piace.
Se leggiamo la storia antica inorridiamo quando c’imbattiamo in sacrifici umani, specie di bambini, se pensiamo a quelli gettati dalla rupe a Sparta, quando nascevano deformi.
Il nostro cuore si è indurito purtroppo perché non siamo più capaci di commuoverci davanti alla strage dei bambini non nati, o alle sevizie a cui sono sottoposte le bambine soprattutto fin dalla più giovane età.
Quando perdiamo di vista l’Interlocutore e ci relazionano solo con noi stessi questo accade e non dobbiamo meravigliarsi che i giornali e la televisione ci ripropongono sempre le stesse notizie con i nomi cambiati.
La zizzania ha preso la parte migliore e sta infestando il nostro campo, la terra che Dio ci ha dato da coltivare.
Quanta fatica per andare d’accordo in famiglia, con gli amici, con la nostra comunità!
Sembra impossibile riuscire a combattere il seme del diavolo: la discordia.
Se riuscissimo a ricordare e attualizzare quello che dice Gesù ” Senza di me non potete fare niente” , il problema sarebbe risolto.
Se gli sposi cristiani a capo a letto invece di attaccare madonne santi e crocifissi incorniciassero la promessa che si sono fatti il giorno del matrimonio” Accolgo te e prometto di esserti fedele CON LA GRAZIA DI CRISTO, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia finché morte non ci separi”!
Al mondo consegneremmo campi biondeggianti di spighe, figli santi che con le loro buone opere, aiutati da Dio, provvedono a che si moltiplichi il raccolto d’amore, di misericordia e di perdono per cambiare il volto del nostro pianeta e tornare alla meraviglia dell’inizio.