sabato 11 novembre 2017

"Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo" (Rm 16,16)

"Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo" (Rm 16,16)

Un bacio, cosa è un bacio? Per Cristo il bacio fu il segno che era lui quello che dovevano prendere, il bacio di Giuda, il traditore.
Ci sono poi i baci degli innamorati, finchè durano, che ti fanno schizzare in paradiso. Finchè dura l'amore, il rispetto, la fiducia, l'attrazione.
Ci sono i baci di convenienza, poi, io li chiamo i baci dei capi di stato, che fanno finta, recitano un copione da cui non possono distaccarsi.
baci delle mamme sono i più belli, quelli che non si dimenticano, perchè il solo ricordo ti scalda l'anima, ti riempie il cuore.
Io non ho ricevuto baci da quel che mi ricordo, quando ero piccola e poi divenuta più grande solo in occasione di partenze e di ritorni.
"I figli si baciano quando dormono" soleva dire mia madre e l'unico contatto con lei è il picolo segno di croce che tracciava sulla nostra fronte prima di andare a dormire, grazie a Dio.
A mio figlio non ho dato neanche quello purtroppo ma le vie del Signore sono infinite.
Se la mia vita è stata avara di baci e di abbracci, fatta eccezione del periodo del fidanzamento , ora di baci ne ricevo molti da gente che non conosco ma di cui condivido la fede.
E' il bacio santo di cui parla San Paolo?
Certo che anche tra noi cristiani c'è chi lo fa per dovere, chi per interesse e chi per amore sincero.
Al segno della pace illustri sconosciuti ti stringono la mano, ti abbracciano e ti baciano e tu senti che non è finzione ma forza prorompente per condividere la gioia di essere lì in quel luogo a mangiare dello stesso pane seduti alla stessa mensa, invitati dall'unico ed eterno Signore, Padre di tutti, dei buoni e dei cattivi, dei sani e dei malati.
Condividere la gioia di essere salvati, di essere figli di un unico Padre è la cosa più bella che ci possa capitare.
Il bacio è il segno di un'appartenenza ad una famiglia più grande, una famiglia dove tutti i dissidi, le differenze, le distanze si ricompongono in Cristo nostro Signore.
Gesù nel vangelo di oggi parla di disonesta ricchezza da usare per acquistarsi degli amici che ti difenderanno davanti al tribunale di Dio.
A me questa mattina, Dio mi perdoni!, viene in mente che la più disonesta ricchezza è quella che abbiamo senza aver fatto nulla per meritarla, una ricchezza che ci è piovuta dall'alto, quando eravamo ancora peccatori e ancora lo siamo.
Come si potrebbe chiamare un bene così grande, quale l'amore di Dio, quando se abbiamo fatto qualcosa è proprio l'opposto per averne diritto?
Gesù ci invita a non tenerci per noi quello che ci dona gratuitamente, il suo bacio santo, santissimo, ma di dispensarlo non solo ai nostri amici, ma anche e soprattutto ai nostri nemici, se ci riesce.
Non dobbiamo tenere per noi, trattenere la grazia che ci elargisce, perchè noi siamo come serbatoi che più fanno uscire l'acqua e più si riempiono e si purificano.
Basta guardare di che colore è l'acqua quando apri il rubinetto di una casa che abiti solo durante le ferie. Il colore è marrone fino a quando l'acqua pulita trova lo spazio per riempirlo di nuovo.
Questa mattina voglio pregare così.
Signore ti ringrazio per quel piccolo segno di croce che mamma imprimeva sulle nostre fronti, prima di andare a dormire, per quei rosari che diceva la notte per la salvezza delle anime di noi 4 figli.
Sono i suoi baci santi che oggi mi stanno pervenendo dal cielo.
Ti ringrazio per tutti quelli che mi hanno testimoniato il tuo amore, per quelli con cui oggi lo condivido con gioia, con una consapevolezza sempre più forte e riconoscente. Ti prego di rendere il mio corpo meno rigido a ricambiare gli abbracci che attraverso i tuoi amici mi fai giungere.
Signore abbassa, infrangi le mie difese, sì che non arretri di fronte a ciò che potrebbe ferirmi e farmi male.
Che ogni gesto sia gesto d'amore, che ogni bacio sia soffio del tuo Spirito!

giovedì 9 novembre 2017

"Non sapete che siete tempio di Dio?" (1Cor 3,16)

LA CASA DI CARNE

DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
letture: Ez 47,1-2.8-9.12; 1Cor 3,9c-11.16-17; Sal 45; Gv 2,13-22

"Non sapete che siete tempio di Dio?" (1Cor 3,16)

Certo che se non ci si abitua al linguaggio di Gesù, è difficile capire quello che dice.
Gli apostoli, i discepoli, rispetto a noi erano svantaggiati, perchè la sua missione su questa terra doveva trovare compimento con la sua morte e resurrezione.
Ma anche oggi che tutto quello che Gesù, il Figlio di Dio ha detto si è avverato, non sembra che siano in tanti quelli che credono alla sua parola, che la comprendono, che ne fanno un alimento vitale.
Certo è che per capire una persona non basta parlare la stessa lingua, quando questa non è collegata con il cuore.
Le parole fluttuano nel vuoto e non si aggregano se non c'è un catalizzatore, un verbo che dia loro senso e compimento.
Gesù è questo catalizzatore in un mondo di bla...bla...bla..., rumori, suoni senza senso, disarmonie senza vita.
Ebbene per capire Gesù bisogna frequentarlo, e più lo frequenti e più lo capisci.
Quando il mio nipotino Emanuele mi venne affidato per la prima volta, io non capivo i suoni scomposti e disarticolati dei suoi lunghi discorsi misti a pianto.
Poi , a forza di stargli vicino, di prendermi cura di lui, le cose cambiarono a tal punto che lui scriveva pagine di scarabocchi, poi me le dava da leggere.
Io, cercando di entrare nel suo mondo, gliele leggevo e lui era sempre affascinato da ciò che emergeva da quei fogli.
" Ma nonna, mi diceva, tutte queste cose ho scritto?" meravigliandosi non poco di aver imparato a farsi capire senza neanche andare a scuola, come il fratello più grande.
Questi sono i miracoli dell'amore di cui possiamo fare esperienza, pur non essendo maestri ufficialmente riconosciuti.
Oggi il protagonista è il tempio come luogo in cui Dio può entrare, uscire, rimanere, a seconda di come è costruito.
Un tempio, una Chiesa noi ce la immaginiamo sempre fatta di mattoni, un luogo dove riunirsi per dare a Dio quello che è di Dio e prendere da lui quello che ci manca.
Mi ha colpito l'immagine della prima lettura in cui dal tempio esce acqua che va a irrigare terre lontane dando vita a tutto ciò che incontra sul suo percorso.
Inevitabile l'accostamento alla ferita inferta al fianco di Gesù dalla lancia del soldato, da dove uscì sangue e acqua, simbolo dello Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa.
Quella Casa di carne ci ha dato la vita e mi viene da chiedermi se continua a darcela nelle case di pietra costruite per contenerlo e distribuirlo a chi vi si reca.
Dello Spirito non si fa mercato, questo è ciò che ho capito.
Lo Spirito, l'amore non si compra, ma si accoglie unendo le mani e chiedendo pietà e misericordia per i nostri peccati.
L'indegnità è caratteristica di chi va in chiesa, ma non ne siamo mai abbastanza consapevoli.
Perciò ogni celebrazione eucaristica comincia con il Confiteor.
Siamo piccoli, siamo fragili, siamo bisognosi di tutto e in chiesa ci andiamo per attingere alla fonte quell'acqua che ci risuscita, ci ridà la vita.
"Quante cose possiamo fare con Gesù!" sono le parole di un bimbo che rispondeva così alla domanda rivoltagli dalla maestra di religione sull'idea che si era fatta di Gesù.
Sembrerebbe risposta non pertinente ma a me piace ricordarla perchè mi ridimensiona, quando penso che la salvezza del mondo dipenda da me, dai miei meriti, dalle preghiere, le sofferenze, le messe, i rosari, i pellegrinaggi e via dicendo.
Senza di Lui non possiamo fare niente, questo è un punto fermo.
Con Lui tutto è possibile, anche trasformare queste nostre chiese dove si sta così larghi da permetterci di inginocchiarci a debita distanza dalle persone che non conosciamo.
E per darsi il segno della pace poi si fanno dei veri e propri pellegrinaggi, creando scompiglio in tutta la celebrazione.
Per questo i vescovi hanno detto che il segno della pace deve essere circoscritto a chi ci è vicino. Penso al cuore e ai lontani dal nostro cuore a cui va il mio pensiero quando il sacerdote ci invita a fare un segno di riconciliazione.
E' allora che devo fare i conti con le distanze e mettermi in viaggio per sentirmi un cuor solo e un'anima sola con i lontani da me, ma in Cristo tutti uniti.
E' bello che oggi la Chiesa romana ricordi la sua prima chiesa, simbolo dell'unità dei cristiani di quel tempo
E' bello che ci parli di tempio, luogo dove due o più si riuniscono nel suo nome, ma anche della casa di carne in cui ogni nostra casa può affondare le fondamenta.
Penso a quanta responsabilità abbiamo a far sì che la Chiesa diventi la sposa di Cristo, carne della sua carne, ossa delle sue ossa.
Che la gratitudine per tutto ciò che riceviamo da Lui, attraverso la chiesa non ci faccia inorgoglire e non ci induca nella tentazione di farne commercio.
Signore perdonaci quando ci dimentichiamo che ognuno di noi è tempio dello Spirito e fa' che mai lo trasformiamo in una spelonca di ladri.
Aiutaci a credere che siamo stati creati per accoglierti nella nostra vita personale, nel nostro corpo di carne, nelle relazioni che fanno della nostra casa una piccola chiesa domestica.
Aiutaci a colmare le distanze affidando a te il compito di saldare, colmare i vuoti che ci separano. Fa' Signore che le nostre piccole chiese diventino il tempio luminoso dell'Amore condiviso con i fratelli.

mercoledì 8 novembre 2017

"Pienezza della Legge è la carità."(Rm 13,10)


SFOGLIANDO IL DIARIO...

"Pienezza della Legge è la carità."(Rm 13,10)


"Dio è amore" scrisse Giovanni, il mio nipotino, all'età di 4 anni, sotto un disegno che raffigurava un papà, una mamma e un bambino. Non sapeva ancora scrivere Giovanni, o almeno io lo pensavo. Grande fu la mia sorpresa nel constatare che con lineee incerte aveva scritto l'essenza del nostro credo.
Intorno ci aveva disegnato dei raggi gialli, come a indicare che il sole, la luce si sprigiona da una famiglia costituita da un padre, da una madre, da un figlio che si tengono per mano. Mi stupì allora anche il fatto che il bambino non era messo in mezzo non staccando la coppia.
Quanta scienza, quanta intelligenza in un bambino, mi trovai a pensare, un bambino profeta a cui lo Spirito aveva suggerito ciò che aveva trovato scritto dentro di sè, la meraviglia dell'inizio, l'immagine che Dio in lui aveva stampato, come in ogni uomo del resto.
Giovanni aveva scritto il sogno, la nostalgia di un amore tutto per lui, aveva pensato che Solo Dio poteva rimettere le cose al posto giusto, visto che gli era nato da qualche mese un fratellino che gli aveva tolto il posto d'onore, il primato.
Si sentiva minacciato da quel fratello che gli era venuto a togliere o almeno diminuire l'affetto e le attenzioni dei genitori, dei nonni e degli zii, essendo stato lui il primo di altri figli, nati nell'ambito della famiglia di cui faceva parte, da parte del padre, nostro figlio e della madre.
Quel disegno allora mi sembrò perfetto, perchè non mi soffermai su ciò che mancava, ma su ciò che c'era.
Oggi, riflettendo sulle letture mi è tornato in mente quel disegno, dove c'è nascosta una verità inconfutabile. Per Dio siamo tutti figli unici, amati allo stesso modo, destinati tutti a ricevere da Lui lo stesso indivisibile premio: il suo amore infinito, eterno, gratuito. L'essere figli di Dio ci dà l'opportunità di ripensare ai nostri rapporti umani, ai nostri piccoli e grandi amori, amore di madre, di padre, di figlio di sposo, di amico.. amori con la graduatoria, amori a termine, troppo spesso, amori che ci tolgono la pace e ci fanno vivere male.
" fate questo in memoria di me" dice Gesù dopo aver benedetto il pane e il vino nell'ultima cena, segno del suo corpo offerto e spezzato per noi, del suo dangue versato per la nostra salvezza.
A chi pensava Gesù quando ha fatto questo straordinario segno di comunione, seguito dal suo sacrificio reale, indiscusso, consumato sopra la croce?
Nel suo cuore di carne, dilatato all'infinito dallo Spirito divino c'eravamo tutti, presenti, passati e futuri figli di re.
Sotto la croce c'era Maria, la madre e Giovanni, il discepolo che Gesù amava, o meglio il discepolo che più degli altri si sentiva amato da Gesù, c'era una coppia, quindi e il terzo che non era generato ma stava generando la Chiesa era Gesù sulla croce.
Il disegno di Giovanni non è che un capitolo di un racconto, il cui titolo non è da cambiare, un racconto, una storia vera dove un figlio non deve temere che ci siano altri fratelli a mangiare alla stessa mensa perchè ce n'è per tutti, in quanto l'amore di Dio non si misura e la sua casa è così grande da accoglierci tutti comodamente.
Giovanni il mio nipotino che ora è cresciuto, sta rivalutando la straordinaria opportunità di avere un fratello con cui condividere lo spazio, il tempo e l'amore dei suoi genitori che lungi dal diminuire, si moltiplica quanto più viene spezzato.
Ma quand'anche l'amore umano venisse meno, l'amore di Dio dura in eterno e su questa consapevolezza noi dobbiamo fondare ogni relazione. Perchè solo lui ci rende capaci di amare come Lui ci ha amati. Da soli non andiamo molto lontano.

martedì 7 novembre 2017

"Non siate pigri nel fare il bene"(Rm 12,11)

"Non siate pigri nel fare il bene"(Rm 12,11)

Spesso Signore non riusciamo a distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è e, pur non essendo pigri, ci affatichiamo invano per cose che non sono importanti o meno importanti di altre che ti stanno a cuore e che ci farebbero stare bene.
Riconosco Signore la mia incapacità, il mio limite nel testimoniare la misericordia la giustizia e la verità.
Signore tu mi vedi, non voglio nè posso nascondermi ai tuoi occhi, ma sono molto turbata dalle conseguenze dei miei comportamenti, che pur essendo nelle intenzioni finalizzati al bene, spesso provocano divisioni, separazioni che io non amo e a cui non riesco a pore rimedio.
Signore tu hai detto che un giorno misericordia giustizia e verità s'incontreranno e si baceranno.
Come vorrei che venisse presto, che fosse ora, perché p mi tormenta la conseguenza del mio operato.
Signore tu solo puoi aiutarmi, tu solo puoi darmi la pace che viene meno ogni volta che si incrinano i rapporti con i miei fratelli.
Io non voglio che questo succeda, sto male quando la divisione apre la strada al demonio, il tuo e nostro nemico.
Così oggi ti voglio pregare perchè riesca a vivere nella fiducia in te ogni conflitto, che io possa pensare che non io ma tu solo apri le strade della riconciliazione, saldi i fili spezzati dal nostro egoismo, dalla nostra superficialità, dalla nostra incapacità di ascoltare.
Nella lettera di San Paolo ( (Rm 12,5-16) questa mattina ho trovato le istruzioni per procedere

Ma senza il tuo aiuto niente è possibile, tu lo sai, tu l'hai detto.
Voglio nutrirmi della tua Parola Signore, voglio accogliere il tuo invito a partecipare al tuo banchetto, senza cercare scuse, anzi con entusiasmo e gratitudine perchè mai dimenticherò il giorno in cui tu mi costringesti ad entrare in una chiesa perchè ascoltassi la tua parola.
Cercavo quel giorno solo una sedia per sedermi, perchè faccio fatica a stare in piedi. Ti sei servito della mia infermità per farmi ascoltare che "i fiumi battono le mani".
La gioia che mi trasmise la tua parola mi fece desiderare di tornare ad ascoltarla per conoscere chi parlava.
Ora Signore ripeti il miracolo di donarmi la pace,non quella che dà il mondo, concedimi che la tua pace mi porti a non essere pigra nel fare il bene, anche se mi pesa e se il risultato mi fa soffrire.
Maria guidami nel cammino che porta a Gesù.

lunedì 6 novembre 2017

" Non agite per vanagloria"(Fil 2,3)

" Non agite per vanagloria"(Fil 2,3)
Le letture di oggi ci parlano di amore, dell'amore che non aspetta il ricambio.
Quando invitate qualcuno, dice Gesù, non invitate quelli che poi possono invitarvi a loro volta per affetto o per dovere, ma invitate zoppi, ciechi,storpi, tutti quelli che in cambio non hanno niente da darvi se non la loro presenza.
Ricordo una volta, l'ennesima che mi lamentavo con mio marito, perchè quando mangiava quello che gli avevo preparato, con fatica, con passione, con amore, sottraendo il tempo ad altre faccende, non mi diceva mai grazie, nè mostrava gradimento alcuno, nè diceva se gli piaceva, non gli piaceva, se il cibo era migliore o peggiore del giorno precedente.
Niente. Silenzio assoluto.
A volte pensavo che anche se fosse stata spazzatura lui l'avrebbe mangiata, senza fiatare, come accadde quando in montagna lo trovammo con la testa dentro il contenitore degli avanzi destinati ai cani.
Ma Gianni è sempre stato così: se una cosa è buona la divora perchè gli piace, se fa schifo la mangia veloce così finisce prima.
Un giorno mi venne in mente che non potevo passare il mio tempo ad aspettare che mi ringraziasse, così ho pregato:"Grazie Signore perchè mi dai chi mangia le cose che cucino, perchè mi fai vivere nell'attesa che qualcuno ritorni, grazie perchè dai un senso alla mia fatica".attesa
bisodoloroso, tutto il tempo che i rapporti con mio fratello si deteriorarono a causa dei grazie che non mi diceva, quando gli portavo il regalo per il suo compleanno.
La cosa arrivò a pesarmi a tal punto che smisi di fargli gli auguri il 5 gennaio, data della sua nascita, e da allora smisi anche di frequentare la sua casa come del resto già aveva cominciato a fare lui
con la mia.
Fu proprio quell'esperienza di non risposte che in un primo tempo ci inaridì il cuore, ma poi arrivò il Signore grande e misericordioso a caricarci sul suo giumento.
Quando si ammalò in modo irreversibile,
Gesù si prese cura di lui e attraverso di lui curò anche me.
L'ultima cosa che mio fratello comprò, nell'ultima sua uscita, fu una sedia per farmi stare più comoda quando l'andavo a trovare.
Dopo che io avevo capito che il mio dono era lo stargli accanto senza aspettare i suoi grazie, morì.
Ma il 5 gennaio dell'anno dopo fu proprio l'esigenza di cercare una sedia per sedermi che mi aprì le porte della Sua chiesa.
Mio fratello, nella sua malattia che lo convertì al Signore, aveva capito che avevo bisogno di incontrare Gesù, di sentire il Suo abbraccio mentre seduta ascoltavo la Sua voce.
Le letture che oggi la liturgia ci propone mi ricordano episodi della mia vita che non avrei apprezzato se non mi fossi messa a sedere perchè anche io mangiassi di quei pani e di quei pesci che Gesù moltiplicò per le folle che lo seguivano.

domenica 5 novembre 2017

" Voi siete tutti fratelli"(Mt 23,8)

" Voi siete tutti fratelli"(Mt 23,8)

Bisogna che ce lo ricordi Signore, ancora di più, perchè ce lo dimentichiamo e la maggior parte lo ignora.
Tu dici queste parole a conclusione del discorso che stigmatizza il comportamento dei sacerdoti, delle guide che predicano bene e razzolano male.
A me veramente d'istinto, appena ho cominciato a leggere il vangelo di oggi, è venuto di pensare di pensare ai nostri sacerdoti, a quante cose vorrei che facessero e non fanno, cose che ci farebbero desiderare di frequentare con più assiduità i Sacramenti.
Siamo sempre pronti a sposare la tua causa quando ad essere condannati sono gli altri, quando le pagliuzze negli occhi degli altri ci sembrano travi e noi ci guardiamo bene dallo specchiarci.
I peccati degli altri  ci indignano, maggiormente se a commetterli è chi dovrebbe dare l'esempio.
Tu giustamente non ti limiti a condannare , ma proponi la via maestra del servizio, perchè siamo tutti fratelli, tutti salvati, tutti amati a prescindere.
Il Battesimo ci consacra re, profeti e sacerdoti e, anche se non avessimo avuto la pazienza di andare fino in fondo nella lettura del vangelo che oggi la liturgia propone alla nostra riflessione, potevamo arrivarci con quello che dovremmo sapere, in quanto cristiani.
Purtroppo, abituati a compiacere, a cercare il plauso della gente  anche attraverso la nostra discrezione nel non interferire sulla vita altrui, facendoci i fatti nostri, prendiamo le distanze anche dalla Tua Parola.
Il sacerdozio è parola che non è entrata nel nostro vocabolario come impegno di vita cristiana, convinti che riguardi solo gli ordinati dal vescovo.
Ti chiedo perdono Signore per tutte le volte, e sono tante, che ho parlato male dei tuoi ministri, che non li ho accolti nel cuore, non ho pregato per loro, nè mi sono sognata di interessarmi alle loro difficoltà.
Invoco la tua misericordia su tutti i peccati di orgoglio, quando ho pensato che le omelie le avrei sapute far meglio di loro.
Aiutami Signore a non guardare ciò che manca ma ciò che c'è nella tua e mia casa, nella mia e tua famiglia, aiutami a lodarti benedirti e ringraziarti per tutto ciò che gratuitamente ci doni attraverso i tuoi sacerdoti.

E voglio questa mattina impegnarmi a pregare per loro, ma anche per tutti i battezzati perchè con il Tuo aiuto viviano con piena consapevolezza l'essere tuoi figli, chiamati a collaborare a che il tuo progetto d'amore si realizzi.

sabato 4 novembre 2017

" Chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14, 11)

" Chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14, 11)

Questa mattina il Signore ci invita a riflettere sull'umiltà, parola che in sè contiene il seme della vita.
Maria, nel Magnificat, esplode in un inno di gioia e di gratitudine a Dio perchè aveva guardato l'umiltà della sua serva.
Dio per realizzare il suo progetto sceglie sempre persone sconosciute, per il mondo non capaci, non all'altezza, inadatte al compito da svolgere, cosa che sembra un controsenso. 
Sceglie ciò che il mondo scarta, mette da parte, disprezza per mostrare che il valore non ce lo dà il mondo, ma Lui che per primo ci ha amati e ci ha chiamato all'esistenza.
Umile ha al suo interno la parola latina "humus" che significa terra.
Noi veniamo dalla terra, siamo fatti di terra su cui il Signore ha alitato il Suo Spirito.
Il primo uomo si chiamò Adamo, il terrestre, fatto di terra.
Non posso per associazione d'idee non pensare alla terra promessa verso la quale tendiamo, una terra dove scorre latte e miele, dove i fiumi battono le mani e tutta la natura è in festa.
Un banchetto di grasse vivande sarà ad aspettarci sul santo monte dell'eredità promessa.
Il primo uomo con il peccato perse la possibilità di trarre frutti buoni e commestibili dalla terra di cui era fatto, dal lavoro delle sue mani, ma solo frutti che intossicano e che man mano ti tolgono la vita.
Per questo Dio si è incarnato, è diventato terra come noi, ma buona, humus nel senso che oggi diamo alla parola, terra ricca di fermenti vivi per accogliere il seme e farlo germogliare.
Gesù la nostra terra.
Come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Filippesi 2, 6-11
"Egli pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio 
l'essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall'aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!,
a gloria di Dio Padre.
Non possiamo non tener conto di tutto questo per ridimensionarci e lasciare a Dio il compito di sollevarci alla sua altezza.
Ma come si fa a vivere l'umiltà evangelica?
Me lo chiedo, perchè a volte mi sento arrogante e molto determinata nel professare la mia fede, nell'affermare che Gesù Cristo è il Signore, provocando negli altri fastidio e rifiuto.
Si può essere umili e nel tempo stesso tempo determinati e orglogliosi della verità che portiamo dentro?
"Chi si vanta, si vanti nel Signore" è scritto.
Quando al centro della mia vita sei tu Signore non mi basteranno mai parole per santificare il tuo nome, per dire a tutti che ci ami e che vuoi darci tutto di te, vuoi darci cose che nè tignola nè ruggine attacchino, ma gioia senza fine nel godimento della bellezza, della bontà, della verità, della giustizia, ma soprattutto della tua misericordia.
Tu Signore, contadino del cielo, insegni agli uomini a coltivare la terra che hai dato ad ognuno, unendola al tuo concime, che la trasforma in humus fecondo.
Ma concretamente come si puòn esercitare l'umiltà?
Gareggiare nello stimarci a vicenda, non agire per vanagloria, essere sempre consapevoli di che pasta siamo fatti, a quale speranza siamo chiamati...

L'umiltà è quando la scelta di Dio ti fa naturalmente sedere all'ultimo posto, perchè non ti senti degno di tanto onore...tanto amore.

venerdì 3 novembre 2017

" Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare"(Lc 14,1)

" Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare"(Lc 14,1)

Tutto concorre al bene di chi ama il Signore, mi viene da dire pensando a tutto quello che è successo in altre simili occasioni di incontri nel suo nome.
Gesù scandalizza i capi dei farisei che lo avevano invitato a pranzo guarendo un idropico nel giorno di sabato.
Non è la prima volta che il suo comportamento è controcorrente e suscita la riprovazione del suo uditorio, la critica anche dei suoi più stretti collaboratori.
Gesù è l'esempio della libertà esercitata in vista di un bene non personale, ma universale, il bene per l'uomo che è venuto a salvare dalle conseguenze del suo peccato e del peccato dei suoi antenati.
La conseguenza del suo operato la conosciamo: il rifiuto, la persecuzione, la morte.
Mi chiedo fino a che punto sia io capace di espormi per affermare la verità, per portarla avanti senza paura, senza infingimenti, se sono capace di accettare le conseguenze del mio operato o mi tiro fuori e mi apparto per non turbare le coscienze, per non rimanere sola.
Penso che Gesù non aveva niente da rimproverarsi  perchè era sempre in stretta connessione con la volontà del Padre e dello Spirito Santo, la famiglia nella quale era innestato da sempre.
Quanto vorrei avere la Sapienza di Dio per distinguere il bene dal male, per agire in conformità al suo volere, per fare bene ogni cosa.
Ma purtroppo la mia umanità, ancora corrotta dal peccato originale, non mi permette di essere perfetta e come san Paolo dico che faccio il male che non voglio, mentre sento il desiderio di fare il bene che voglio.
Se mi guardo alle spalle non posso che constatare come il mio desiderio di affermare, promuovere, annunciare il bene  molto spesso mi ha procurato emarginazione, rifiuto, condanna.
C'è stato un tempo in cui ho, come si suol dire, abbassato la testa, ho rinunciato alle mie idee, alle mie rivendicazioni per evitare rotture.
Avevo paura di rimanere sola e per questo ero sempre pronta a ripropormi con atteggiamenti accomodanti, facendomi piacere cose anche quando le avrei vomitate.
Ma quando la misura di tutte le cose ero io, non mi rammarico di questo comportamento accomodante, non litigioso, perchè non ho creato danni più grandi.
Ma da quando ho incontrato il Signore e la Sua Parola, è Lui la misura di tutte le cose e per questo mi interrogo.
Continua a succedere che incontri persone che non sono d'accordo con quello che faccio, che dico, che sono.
Da un lato ho creato vuoti, dall'altra ho trovato persone disposte a prendere il posto di quelli che ritenevo amici.
La Parola di Dio è come lama affilata, lama a doppio taglio e non si può dire che non faccia male.
Nella mia meditazione mattutina voglio riflettere su ciò che negli ultimi tempi mi sta accadendo.
La malattia mi ha isolata dal mondo, ma mi ha unita più strettamente a Dio nella ricerca continua della Sua Volonta'.
Mi rendo conto di quanto ancora debba fare, per fare spazio a Gesù, ai suoi piccoli, e gli chiedo di aiutarmi per l'intercessione di Maria, la madre che ho accolto nella mia casa perchè mi ricordi tutto quello che ha detto e fatto Gesù e come si è comportata di fronte a tutto ciò che non capiva.
Di fronte a te Signore metto da un lato le persone , i tuoi figli, i miei amici, quelli a cui mi hai mandato, quelli di cui devo rispondere, a cui devo rispondere, nella libertà e nella giustizia, dall'altra i nostri limiti che non vorrei fossero di impedimento all'annuncio della tua Parola.
Signore quanto vorrei che tu mi illuminassi perchè l'amore per la tua Parola non mi chiudesse gli occhi di fronte alle necessità dei fratelli e impedisse loro di venire a te!
Ti chiedo di non di esonerarmi dalle conseguenze di una parola vera e giusta, ma di suggerirmi parole vere e giuste, le tue!
A volte sembra che il nemico abbia la meglio. 
Ma tu hai vinto il mondo e io ho scelto te Signore.
Tu mi aiuterai a testimoniare il tuo amore anche a costo di un grande sacrificio, purchè la verità, la tua verità, risplenda e converta.
Misericordia e giustizia si incontreranno, giustizia e pace si baceranno, è scritto.
Fa' Signore che non debba aspettare di morire perchè si compia ciò che hai detto.

Maria a te affido questa preghiera.

giovedì 2 novembre 2017

" Ecco io faccio nuove tutte le cose."(Ap 21,6)

" Ecco io faccio nuove tutte le cose."(Ap 21,6)

E' incredibile come all'apparenza le cose non cambino e la vita scorre sempre sullo stesso binario senza svolte o deviazioni improvvise.
La conversione a mio parere è la linea di demarcazione che divide in due il tempo assegnato, tra un prima a un dopo, tra lo scontato e la grazia.
Come ci si abitua a stare bene e non si sente il desiderio di ringraziare nessuno, ci si abitua con più grande difficoltà, indubbiamente, a stare male, a vivere in equilibrio sui ricalcoli continui di una vita che ti spoglia e ti chiede quindi indietro man mano che avanzi, un pezzetto di te.
Dio attraverso le esperienze dolorose ti chiede di mettere nelle sue mani i pani dell'offerta, quel dolore, quella preoccupazione, quell'insoddisfazione, quella rabbia, quell'incapacità che hai di riconoscere il bene nelle vicende dolorose, il tuo fallimento, il crollo di tutte le tue certezze.
Alla sofferenza ci si abitua, per cui o ti flagellano, o ti sputano in faccia, o ti condannano a morte non facendoti esistere o... arrivi a vivere tutto come fosse cosa normale e impari a lamentarti di meno e a ringraziare di più.
Questa notte , le mie notti sono una continua battaglia, pareva che le cose sarebbero andate meglio, da come stavo ieri sera, ma purtroppo si è aperta la borsa dell'acqua calda von tutto quello che ne consegue.
Per pregare bisogna stare svegli.
Perchè stia sveglia la notte bisogna che accada qualcosa.

Mi piace pensare a quello che ho fatto mentre mi giravo per trovare una posizione meno dolorosa per riprendere sonno, come cercare un rosario dai grani grandi che mi permettesse senza difficoltà di passarlo tra le dita.
Ho riempito questa notte di preghiera, dopo essermi messa in ascolto della Parola che Dio oggi ci elargisce in abbondanza.
Pur essendo giovedì, ho voluto meditare al posto dei misteri della luce, il primo mistero glorioso, la resurrezione di Gesù, ma non come sono solita fare, soffermandomi sul fatto che Gesù non viene riconosciuto oggi come allora, se ricordiamo l'incontro con la Maddalena, i discepoli di Emmaus, gli apostoli che tutta la notte si erano affaticati invano a cercare un po' di pesce.
Oggi ho voluto incontrare il Signore nella consapevolezza di averlo davanti, vivo e presente.
A lui con Maria ho fatto la mia professione di fede, ho manifestato la mia gioia e ho chiesto di aprirmi gli occhi e il cuore ad ogni uomo in cui si nasconde.
Questa notte l'ho pensato grande imponente, tanto grande da non poterne vedere la faccia, ma il petto, il cuore sì, quello sì ...
Non ho voluto, come faccio ogni volta che mi sveglio o che ci passo davanti, guardare il crocifisso che ne ritrae l'estrema sofferenza e mi ricorda il prezzo pagato per il mio riscatto.
Ho sentito, man mano che andavo avanti, il bisogno di invocare con forza lo Spirito di Dio, il suo amore su di me perchè potessi riconoscerlo presente in ogni uomo.
Ho pensato a come tratto le persone, se sempre sono disponibile ad ascoltarle, accoglierle, se mi astengo dal criticare, lamentarmi per qualche offesa ricevuta, se in tutti riesco a scorgere il volto di Cristo sofferente.
Perchè il problema è proprio quello di riconoscerlo quando è affamato, assetato, ignudo, ammalato o carcerato, riconoscerlo nel vicino di casa che annaffia i fiori sul tuo bucato, che non guarda l'ora quando decide di fare rumore...

riconoscerlo nella persona arrivista che ti lavora a fianco o nella voce dall'accento marcatamente straniero che ti chiama mentre stai pranzando o facendo un pisolino per farti cambiare gestore, quando già lo hai fatto con la compagnia che sponsorizza ...
Riconoscere Gesù, questo è l'impegno che ho preso questa lunga notte abitata dal Signore che fa nuove tutte le cose.

mercoledì 1 novembre 2017

"Nella speranza infatti siamo stati salvati" (Rm 8,24)

"Nella speranza infatti siamo stati salvati" (Rm 8,24)

Un'altra notte è passata, grazie a Dio! Manca un piccolo scampolo di tempo perchè torni ad animarsi con il risveglio di Gianni e l'arrivo di Michela. Così approfitto per meditare la Parola di Dio e riflettere su quante cose Dio già da adesso ci fa vedere senza farci aspettare che il lievito arrivi a maturazione e il granello di senapa diventi un albero.
Quando le prove della vita mi schiacciano, quando l'orizzonte è fermo e il cielo pesa sulla tua testa sì da sprofondarti, conficcarti nelle viscere della terra, mi impongo di non pensare troppo a quello che succederà, mi impongo di non chiedere a Dio soluzioni, dandogli consigli. Mi tengo ancorata alla fede in Lui che conosce bene il Suo mestiere e sa cosa è più utile alla realizzazione del suo progetto d'amore.
Quando stai male è incredibile come noti i momenti di tregua, gli sguardi, le parole gentili, la tenerezza di chi ti sta accanto, ma specialmente i loro bisogni.
Quando stai male il pensiero, se riesce a uscire fuori dalla prigione del corpo, va a tutti i malati, i sofferenti, a tutti quelli che da lontano non puoi che aiutare con una preghiera.
Andiamo sempre di fretta e non ci accorgiamo dell'erba che cresce, che il sole ogni giorno tinge di rosa il cielo e ci riscopre come faceva mia madre quando era ora di alzarsi.
Il sole ci copre e ci scopre rendendoci visibili a noi stessi e agli altri.
La maggior parte delle notti il mio sole è Lui, il Signore che mi viene a trovare...e Sua Madre...e i miei cari che la Sua Parola mi evoca.
Il mio tormento è quando mi viene tolta la connessione per il fracasso di un corpo che urla il suo dolore e fa cadere la linea.
Questo è il mio tormento e l'unica preghiera che riesco a fare in questo tempo a volte incastrato sulla sofferenza, nel silenzio di Dio e risposte degli uomini è l'attesa, muta, attesa che si rompano i sigilli e io possa tornare a dialogare con LUI.
La solitudine mi prostra più che il dolore e la malattia e la notte amplifica lo spazio vuoto, intorno, e mi trovo a navigare nel buio senza vedere nulla a cui appigliarmi, nulla che possa dare un senso a questo viaggio interminabile di non risposte, di fallimenti, di spogliazione.
"Signora lei ha una malattia rarissima, incurabile e progressiva...Signora lei ha disturbi di scarso rilievo...Signora lei deve farsi curare il cervello...Signora lei deve imparare a digiunare da tutto ciò che le piace..."
In questi 50 anni le diagnosi sono state le più svariate, contraddittorie, la guarigione una pura chimera, perchè anche quelli che fanno con coscienza il loro lavoro alzano le mani davanti al mistero che mi porto nascosto dentro di me.
L'incontro con il Signore ha cambiato il mio modo di affrontare i problemi, la vita, in modo graduale, sì che se ci sono notti in cui non riesco neanche a stringere la corona del rosario tra le mani, ce ne sono altre che sollevo lo sguardo al crocifisso appeso sul comodino, un Cristo sofferente che è la risposta a tutti i miei perchè e la miglior medicina per continuare a sperare.
Un tempo al suo posto avevo messo il calendario liturgico che ogni giorno riportava una frase significativa tratta dalla liturgia del giorno.
Per anni la Parola di Dio ha illuminato le mie notti oscure, ma oggi è Lui che parla direttamente al mio cuore attraverso l'immagine dello strazio del suo corpo che non ancora riesce a morire. 
Ai suoi piedi ho messo la piccola e bisunta e scrostata Madonna, trovata nella casa di Sergio, il cugino barbone, che ci ha lasciato in eredità,( oltre a ettari di terra abbandonata, case bruciate o crollate e un sepolcreto in grado di accogliere ancora 4 persone..)
Cosa alimenta la speranza? Il prezzo.
Grazie Signore per tutto ciò di cui ti servi per far lievitare la massa e far crescere così tanto un granello di senapa.
Grazie del tuo Sole, della tua luce, grazie della tua presenza costante accanto a me, anche se non vedo, non sento, non tocco. 
La strada per attendere con gioia è proprio in quello che ci manca a che si sviluppi in pienezza il tuo progetto d'amore.

lunedì 30 ottobre 2017

"Donna sei liberata dalla tua malattia" (Lc 13,12)

"Donna sei liberata dalla tua malattia" (Lc 13,12)

Gesù il giorno di sabato continua a scandalizzare con il suo comportamento contrario al dettato della legge che obbligava il riposo e l'astensione da qualsiasi attività produttiva.
Il riposo di Dio del settimo giorno della creazione aveva portato gli Ebrei a rendere sacro il sabato.
Ma Dio ha bisogno di riposarsi?,
Dio ha smesso di creare il settimo giorno?
A me pare di no perchè, se smettesse di agire, noi moriremmo tutti all'istante, in quanto la vita non dipende da noi ma da Lui, e da lui dipende l'equilibrio delle forze che regolano l'avvicendarsi delle stagioni, i movimenti delle stelle e delle galassie, il colore dei fiori e il loro profumo.
Come pensare ad un Dio che sta fermo?
A me sembra impossibile.
Basta pensare all'incarnazione del Figlio per convincerci che, da quando aveva completato la creazione, non è stato a guardare.
Come un ingegnere che è soddisfatto solo se vede realizzato il suo progetto, così Dio si è preso cura dell'esecuzione dei lavori, li ha diretti e continua a farlo, affidando ad ognuno il compito di realizzarli insieme a lui, sotto la sua guida.
Il Dio con noi e per noi c'è sempre stato e ha continuto a parlarci attraverso la natura, la cultura, i profeti, la storia, ha continuato ad accompagnarci e a salvarci.
Per questo gli Ebrei celebrano il sabato come memoria anche della loro liberazione dalla schiavitù degli Egiziani.
Cosa non ha fatto Dio dal giorno in cui ci ha creati?
Basta leggere la Bibbia perchè emerga il suo volto di misericordia, di compassione, volto di madrre e di padre, di fratello, di amico, di sposo.
Gesù, se non l'avevamo capito, è venuto a mostrarci il vero volto del padre, a rendercelo tangibile, a togliere il velo che ci impediva di vederlo faccia a faccia.
Gesù è morto ma è anche risorto, è vivo, presente e cammina con noi ed è uno di noi, è in ogni fratello che ha bisogno d'aiuto.
Che sia sabato o domenica o un giorno qualsiasi della settimana, non importa per il cristiano che è entrato nel riposo di Dio.
Ogni giorno, infatti, siamo chiamati ad incontrare il suo volto di carne, a perderci nei suoi occhi di sete e di fame, a porgere la mano e riscaldare chi ce l'ha tanto fredda da sembrare inaridita.
Voglio ringraziare il Signore per questo ottavo giorno che ci ha regalato, Lui Signore del tempo, l'unico che poteva moltiplicarlo e renderlo eterno.
Lo voglio benedire perchè nella vita impari con Lui che ogni giorno nasci a vita nuova quando l'altro, il tuo prossimo ti interpella e ti chiede di scaldargli la mano.
Il tempo diventa eterno se hai Dio nel cuore, se con Dio ami, combatti, speri.
Se con Dio ti chini sulle ferite del mondo e vi versi l'olio della Sua tenerezza.

domenica 29 ottobre 2017

“Amerai il tuo prossimo come te stesso”(Mt 22,39)

“Amerai il tuo prossimo come te stesso”(Mt 22,39)

SFOGLIANDO IL DIARIO...
9 ottobre 2017


lunedì della XXVII settimana del TO

"Chi è il mio prossimo?"(Lc 10,29)

Me lo chiedo oggi che rileggo questa Parola alla luce delle mie esperienze prima e dopo aver incontrato il Signore.
Il rispetto, la solidarietà nei confronti dell'altro, dei più deboli e bisognosi l'ho succhiato penso dalle mammelle di mia madre, nutrita prima dal suo liquido amniotico.
Davanti agli altri il nostro desiderio, il nostro bisogno scompariva, senza discussioni, perchè, non lo so nè me lo sono mai chiesto, così ci aveva insegnato mia madre..., chiunque bussava alla nostra porta aveva un pezzo di pane, un piatto di minestra, un letto. 
Così noi bambini spesso ci ritrovavamo a dormire per terra o a dire che non avevamo fame, se quello che si offriva all'ospite, la parte migliore, non ce lo potevamo permettere tutti.
Mi dette una grande lezione di umanità mio padre, quando, durante la guerra, accolse nella casa dove eravamo sfollati, i parenti anziani o disabili o senza lavoro della famiglia di mamma, ma specialmente quando si oppose alla decisione dei cognati, fratelli di mia madre, di mettere nonna in un ospizio.
In sei o in sette le cose non cambiano quando si è abituati a prendere calore dalla vicinanza dell'altro.
Eravamo 4 figli quando accadde e tutti abbastanza grandi da necessitare almeno di un piano d'appoggio per studiare e di un letto, di una sedia, che non c'erano nella misura degli abitanti della casa.
Papà puntò i piedi e si prese cura di nonna tutto il tempo che visse e più di mamma, perchè fu messo anzitempo in pensione per via di un infarto, mentre mamma lavorò come insegnante fin quasi alla morte.
Dipendenza affettiva, la chiamano, almeno quella che aveva mia madre e che mi toccò in eredità come anche la paura di rimanere sola, con conseguenti e ripetute crisi di panico.
Mamma era talmente esercitata nell'arte della crocerossina che si dimenticava a volte di avere figli incidentati, bisognosi di aiuto, specialmente bisognosi di abbracci.
Così sono andata avanti, con il mondo sulle spalle come Atlante, con la convinzione che io e solo io potevo salvarlo.
Senza rendermene conto, era per me naturale aiutare le persone a risolvere i problemi, scambiando purtroppo i miei con i bisogni altrui.
Oggi il vangelo mi dà l'opportunità di riflettere su chi è il mio prossimo e per la prima volta mi viene in mente Antonietta, vittima di infami imboscate davanti alla quale come il levita o il sacerdote sono passata senza neanche sollevare lo sguardo per posarlo sulle sue ferite, senza farmene carico affidandola a chi più di lei sapeva e poteva. 
Antonietta, nonostante avesse incontrato il Signore, non ancora aveva sentito su di sè il Suo sguardo di compassione, l'olio della Sua tenerezza versato sulle sue ferite, forse perchè pensava di non averne e continuava a cercare lontano Chi le stava così tanto vicino....
Poi è accaduto, di recente, nell'ultimo viaggio della speranza, di fermarsi davanti al tabernacolo di una chiesa fino ad allora sconosciuta: la Basilica di Santa Beretta Molla, dove si era data appuntamento con amici reali, anche se conosciuti attraverso il mondo virtuale.
Non volevo correre il rischio dal viaggio a Milano, per il consulto con un famoso professore, di riportarmi un pugno di mosche, visto come vanno a finire, da 50 anni che giro, questi appuntamenti onerosi e mai risolutivi.
Così ce ne siamo dati un altro di appuntamento, di riserva, con Ric, Aurora ( la madre) , Daniela e Rosella, moglie di Carlo un carissimo amico blogger, morto all'improvviso.
Rosella nessuno l'aveva mai incontrata di persona, pur essendo lei diventata nostra carissima amica.
Una giornata all'insegna della gioia e della gratitudine a Dio per tanta grazia, tante coincidenze favorevoli per ritrovarci in un luogo così distante da casa mia ma anche da casa loro, ma sentito più che mai vicino ai nostri cuori.
Mi hanno accolta e trattata come una regina, mi hanno fatto sentire leggera e bella, nonostante la mole con carrozzella incorporata.
Nessuno mai mi aveva dato così tanta importanza, mai avevo ricevuto tante attenzioni gratuite, non sentivo di meritarle, ma avevo bisogno di aprire il cuore a chi mi stava aspettando.
Non so quanto tempo ho pianto a dirotto, forte in quella chiesa, davanti a quel tabernacolo dove volevo credere che ci fosse Lui a sentirmi, affiancata dalla Santa Gianna Beretta Molla, che sentivo alitarmi vicino.
In quel pianto c'era tutto, il mio dolore e la mia gioia, il mio tormento e tanta stanchezza, c'era il dubbio e c'era la fede. cercata ad ogni costo... ma specialmente c'era quel potersi permettere di mettere a nudo la propria fragilità, il fallimento, la stanchezza di tanta strada percorsa invano e il naufragio di ogni speranza e la certezza che c'era ancora una barriera da abbattere... la porta di quel tabernacolo.... la tenda che mi divideva dagli uomini e da Dio, da mio figlio, dalla sua famiglia e dai miei parenti più prossimi, il marito, la sorella, le sorelle, i fratelli.... 
Chissà perchè mi riusciva così bene amare a distanza, prendermi cura delle persone senza mai prenderle in braccio, come ho fatto con mio figlio, come ho fatto con i miei nipoti.
Senza usare le braccia per tanto tempo ho servito la famiglia, la scuola, gli amici.... senza toccarli, ho fatto tutto il possibile e anche l'impossibile per aiutare chi era nel bisogno.
Mia madre mi diceva che i figli si baciano la notte mentre dormono, perchè non se ne devono accorgere. 
Non si devono lodare perchè poi se la credono, non si deve mai dire che sono belli, perchè poi diventano vanitosi.
Con mio figlio e con mio marito ho agito così, attraverso una cortina dietro la quale mi nascondevo.
La porta del tabernacolo quel giorno era come se fosse aperta, perchè non ho fatto fatica a sentire lo sguardo, le orecchie, tutto il corpo di Cristo teso ad ascoltarmi...e non erano parole, ma singhiozzi e non avevano nè soggetto, nè predicato verbale quel fiume in piena di lacrime uscite dal profondo del cuore.
I miei amici in fondo alla chiesa sono rimasti in silenzio, in preghiera, mentre mio marito mi accarezzava e la Santa della famiglia ( Santa Gianna Beretta Molla), quella donna ritratta sull'altare laterale pieno di ex voto, scarpette, bavaglini, cuffiette, a testimoniare che la sua intercessione era andata in porto.
Ma mentre ci dirigevamo al luogo convenuto per l'incontro con gli amici del Web, di carne non inventati, mi chiedevo se a questa santa potevo chiedere il miracolo.
Le avevo provate tutte con gli uomini, medici più o meno illustri, l'ultimo la sera prima per cui avevo affrontato il viaggio fino a Milano per riportarmi un pugno di mosche in mano.
Malattia psicosomatica non è bello sentirselo dire, se stai su una sedia a rotelle, se sei straziata giorno e notte da dolori inenarrabili, se la tua vita è diventata un incubo da cui vorresti solo fuggire.
Eppure mi avevano vivisezionata in 50 anni di peregrinazioni, per trovare la causa di tanto male. 
Alcuni per rimuoverlo avevano lasciato il segno, limitando la funzione dell'organo toccato.
Malattia somatoforme l'ha chiamata il guru di turno, l'ultimo in ordine di tempo, consigliandomi... lasciamo perdere, tanto non ci vado a 73 anni a fare un ricovero al Pio X di Milano dove alla terapia del dolore è associata una psicoterapia con i fiocchi.
Se c'è una che non si è mai tirata indietro per rimettersi in discussione, che si è sottoposta a tutto ciò che mi veniva consigliato per liberare e mettere ordine al mio cervello, quella sono io.
Poi ho incontrato il Signore e ho constatato che nel vangelo si trovano i migliori spunti per riflettere, interrogarsi e mettersi in cammino, cambiando posizione.
Di psicologi non ne ho più cercati, perchè quando non riesco a fare quello che mi dice il Signore, chiedo aiuto a Maria, ai suoi santi, a tutti gli intercessori che mi caricano sul loro giumento.
Ma se uno nasce senza le braccia, metaforicamente, s'intende, a meno di miracolo non ti crescono o se ti crescono sono malate, deboli, doloranti.
Padre Carlo durante una delle ultime confessioni mi aveva detto che Antonietta doveva imparare ad amare Antonietta, prima di tutto.
La cosa più complicata da fare almeno per me.
Mia madre mi ha amato dandomi da mangiare e comprandomi stoffe per realizzare vestiti adatti a coprire la ciccia inevitabile, ma non mi ha mai abbracciato....e neanche gli altri miei educatori a cui sono stata affidata.
In quel pianto davanti all'altare di Dio ho invocato il suo abbraccio di Padre, di Fratello, di Sposo, ho chiesto un incontro ravvicinato per sentire il suo cuore battere sul mio, le sue mani accarezzarmi per asciugare le lacrime.
La Santa della famiglia qualcosa stava facendo anche per me.
Tutto può l'Amore.

lunedì 23 ottobre 2017

Eternità

Quello che hai preparato, di chi sarà? (Lc 12,20)

La parola di oggi mi invita a riflettere su quanto io sia attaccata alle mie cose e quanto restia a condividerle con gli altri o addirittura a regalarle, prenderne le distanze, disfarmene.
Più vado avanti nel cammino di ascolto della Parola e più mi sento inadeguata e non conforme al modello che Gesù ci pone davanti.
E quello che dice non è pazzia, frutto di farneticazioni, ma terribilmente vero.

Chi di noi non sa che deve morire?
Chi non sa che dietro non ci possiamo portare niente, perchè tutto ciò che non serve nel mondo di là verrà distrutto e non sopravviverà in eterno?
Di cosa quindi ci dobbiamo preoccupare?
Mi viene in mente la parabola delle 10 vergini e dell'olio che solo cinque avevano provveduto a portare con sè. 
Quindi qualcosa ci serve per essere traghettati nell'Oltre di Dio, nel suo regno di pace, di amore, di verità e di giustizia.
L'olio che non ha niente a che vedere con le eredità del mondo, con i beni deperibili che ci hanno lasciato i nostri avi.
Chi chiede a Gesù di fare giustizia dividendo l'eredità con suo fratello, non conosce con chi sta parlando.
Una cosa certa è che Gesù è venuto a riunire, a fare di due popoli un popolo solo, che la divisione è l'arte del diavolo.
Se si tratta di soldi non possiamo dubitarne.
Gesù per tutto il tempo della sua predicazione non ha fatto altro che predicare l'amore, la condivisione, la solidarietà, la sussidiarietà perchè siamo, grazie al suo sacrificio, figli di un unico Padre e suoi fratelli.
Poichè l'eredità che ci è stata promessa, assicurata, se lo seguiamo, è quella dell'amore di Dio, amore infinito, che per quanto tu lo voglia dividere, infinito rimane.
E l'amore, ne siamo certi non muore con il nostro corpo, anzi lo mantiene pronto per ricongiungersi con l'anima nell'ultimo giorno.
Ciò che rende possibile il miracolo della vita, dell'eternità è l'amore di Dio che si estende a tutti e che è efficace solo se decidiamo di vuotare la nostra casa di bagagli ingombranti e deperibili e gli facciamo spazio per accoglierlo.
E' un po' come il gas nella mongolgiera che non si alza se non ce lo metti, ma anche se ce lo metti si solleva solo se getti a terra, lasci a terra la zavorra.

domenica 22 ottobre 2017

Il corpo e lo spirito

SFOGLIANDO IL DIARIO
23 ottobre 2009
venerdì XXIX TO

"Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?"(Rm 7,24)
Delle letture di oggi non riesco a fare mie se non le parole della lettera di San Paolo, quando esprime il desiderio di essere liberato dal corpo votato alla morte.
Il mio corpo è fonte di grande sofferenza e spesso il desiderio della morte ha alleviato la mia pena, perché il dolore avesse fine.
Ho desiderato morire perché la malattia non mi dà tregua, perché mi limita in tutto ciò che vorrei fare, dire pensare.
La mia vita è una perenne battaglia con questo corpo mortale che per fede devo desiderare continui a vivere, ma istintivamente vorrei buttare al macero.
La lotta a volte è strenua, estenuante, inutile, devastante negli effetti come questa notte che ho urlato per il dolore che mi attanagliava spalle, braccia, collo, testa e arrivava fino alle mani.
Non trovavo una posizione per riposare e ripensavo alla mistificazione di questa vita dove non coincidono mai l'essere e l'apparire.
È arrivata proprio ieri la notifica dell'esito della visita collegiale per l'invalidità civile.
La dicitura che mi dà il massimo dell'invalidità è motivata dal fatto che non posso provvedere da sola a miei bisogni.
Ho pensato a ieri, a quante cose ho fatto per provvedere ai bisogni altrui, a cominciare dal pantalone bucato di Giò, che ho accomodato, a tutto quello che ho fatto con Ela per rimettere a posto la roba del cambio di stagione, a quante volte ho sollevato le braccia, aperto, chiuso, stretto le mani per piegare, cucire, ordinare, stirare, cucinare, accudire Emanuele, un bimbo di tre anni.
Mani, braccia per provvedere ai bisogni di Gianni che tornava dal lavoro, di Franco, nostro figlio che non sa a chi lasciare i bambini, ai bisogni della sua famiglia che la sera, dopo una giornata passata fuori casa, accoglie con gioia un cibo caldo preparato con amore.
Questa notte devo dire che è stata un inferno, pagando le conseguenze di un uso sconsiderato di questo corpo che ho sentito gravare sulle mie spalle per tutto il tempo del riposo.
E oggi io ho la riabilitazione in acqua e questa sera dovrò prendermi cura di Giovanni il nipotino più grande e poi, dopo cena, l'incontro con i fidanzati.
Nel lavandino c'è un cavolo che aspetta di essere lavato, tagliato e cucinato, un bucato da mettere in lavatrice e poi il pranzo per me e Gianni prima di andare in piscina per la rieducazione.
Il mio corpo è protagonista di tutto questo e del resto...
Come ogni mattina, mi chiedo se sopravviverò alla giornata che mi aspetta.
Ieri ho fatto fatica a vestirmi per quanto stavo male, ma volevo andare alla messa.
Avevo tolto ciò che potevo togliere di mezzo perché Ela non si confondesse e pulisse ciò che doveva pulire.
A messa, l'unica cosa che non mi crea problemi quando arrivo a sedermi, non sono potuta andare, perché il cancello era rotto e io non potevo uscire con la macchina.
L'agitazione, il salire e scendere le scale, l'affacciarmi affannoso alla finestra per vedere se c'era qualcuno che aveva la chiave per aprire manualmente il cancello mi ha crepato, come anche l'aver cercato invano di contattare la persona che abita sotto il mio appartamento per un suo problema urgente da risolvere, confidando nella forza delle mie gambe e del Signore…
E poi Dubrinka che mi ha obbligato a scendere sotto tardi (ero allo stremo) per farmi vedere la siringa di un drogato infilzata nella fioriera.
E che dire dei piatti che Gianni non aveva fatto la sera prima perché era andato alla preghiera (io no, perché ero distrutta, pur desiderandolo molto) e quelli di ieri a mezzogiorno perché sempre Gianni, la mia unica alternativa, si è bruciato tre dita cuocendo la carne?
"Incapace di provvedere autonomamente a se stessa…"
Questa notte ho pagato la presunzione di farcela, ma non è cambiato nulla, perché oggi si prospetta una giornata altrettanto pesante, impegnativa, senza aiuto che non sia quello del Signore.
Ecco il Signore fa la differenza.
Chi va a dire alla Commissione di Sanità che, se provvedo a me stessa e agli altri, non sono io che vivo, ma Cristo vive in me?

Io sono il Signore, non ce n'è altri


"Io sono il Signore, non ce n'è altri".(Is 45,6)


Signore lo so che tu sei il Signore, che non c'è altro Dio al di fuori di te.
So che tu mi hai creato, che mi hai amato per primo, che non mi avresti creato se non mi avessi prima amato, so che solo tu conosci qual è il mio bene, solo tu puoi realizzarlo pienamente se ti lascio fare, se non ti lego le mani.
Solo tu Signore puoi trasformare la valle del pianto in un luogo delizioso, il terreno arido in una sorgente, tu solo Signore puoi provvedere ai tuoi figli il cibo e vestito a tempo opportuno.
Lo so e credo fermamente che tu già stai operando in questo senso, perché da quando sono stata intessuta nel grembo di mia madre, la tua mano è stata sempre pronta a salvarmi dal pericolo delle grandi acque.
La preghiera del rosario di mia madre è stata il mio baluardo, la fortezza inaccessibile perché il nemico non si impadronisse di me e piantasse il suo vessillo sul mio capo.
Credo in te Signore, mi fido di te incondizionatamente e spero nella tua parola che è parola di vita.
Tu sei il mio Signore, il mio Salvatore, sei tutto per me.
Senza di te non sarei nulla nè potrei fare nulla.
Più vado avanti con gli anni, più mi rendo conto che se non ci fossi stato tu, mi avrebbero divorato i miei nemici, quelli che attentano alla mia pace, alla mia salute, alla mia vita.
Tu hai detto: "Non temete quelli che uccidono il corpo".
Ma noi viviamo in questo corpo e tutto ciò che sentiamo, viviamo, passa attraverso il nostro corpo.
Con il corpo comunichiamo amore e odio e attraverso il corpo ci giungono messaggi positivi e negativi, gioie e dolori.
Il corpo è lo strumento privilegiato perché noi possiamo vedere ed essere visti.
Lo so Signore che tu vedi ciò che noi non vediamo, che il corpo che ci hai destinato è un corpo glorioso e incorruttibile, ma intanto siamo nell'arena, nella fornace ardente, nella fossa dei leoni a sperare che questo filo che ci unisce a te non si spezzi, che le forze non ci vengano meno per chiedere l'aiuto necessario per non soccombere, l'acqua, la parola, la tua benedizione, la tua tenerezza, il tuo sguardo di compassione.
Signore aspetto che tu passi qui in questo luogo tenebroso, in questo crocevia dove mi hanno preso di mira nemici di ogni genere, preoccupazioni per la salute mia e dei miei cari, stanchezza e smarrimento per i sintomi "diabolici" che mi perseguitano la notte, attacchi poderosi che mi hanno spogliato e lasciata semiviva, nuda in mezzo alla strada
Io ti invoco Signore, rispondimi!.
Sono qui sola in questa strada pericolosamente in bilico tra la vita e la morte e ti sto aspettando.
Non tardare Signore. In te ogni mia speranza, in te ogni mio bene.
Non prolungare la mia attesa, la mia ansia, il dolore, lo scoraggiamento per una preghiera che non riceve risposta.
Signore cosa dirti che tu non già non sappia? Come posso permettermi di darti consigli quando so che tu conosci tutto e provvedi al tempo opportuno il cibo l'acqua e il vestito e tutto ciò di cui un figlio ha bisogno?
Ma noi Signore siamo uomini, non siamo forti e nelle prove sperimentiamo tutta la nostra fragilità, la nostra debolezza, il nostro bisogno di aiuto dall'alto.
Signore manda dai tuoi cieli santi un angelo che sconfigga questi nemici e donami la pace.
Vorrei tanto riposare, dormire un po' senza questo tormento alle mani, alle braccia, ai piedi, alle gambe e nel cuore.
Vorrei dormire e sognare un banchetto di grasse vivande, di cibi succulenti, vorrei poter almeno nel sogno godere della tua presenza, godere di una tregua a questa tempesta che non si placa.
Signore sono stanca e ho paura, paura di non farcela, paura di stancarmi di parlare con te, paura di ribellarmi al tuo disegno, paura Signore per tutto ciò che mi toglie le mie piccole autonomie e i miei affetti più cari.
Signore pietà, Cristo pietà, Signore pietà!
Maria tu sei stata donata a noi da tuo figlio, sei la scala che porta al cielo, sei il tabernacolo che custodisce Gesù, sei la madre che tutto vede e a tutto provvede per il legame d'amore che ti lega al Figlio, al Padre e allo Spirito Santo.
Maria a te chiedo di intercedere perchè la mia angoscia abbia fine