sabato 25 marzo 2017

Volontà di Dio

"Ecco io vengo a fare la tua volontà"(Eb 10,9)


Oggi si celebrano, si festeggiano due sì, quello di Gesù e quello di Maria al Padre, a Dio che ha fatto bene ogni cosa e che ha voluto ricostruire la coppia che con il peccato aveva disatteso il suo progetto originario di somigliargli nell'amore.
Due sì che hanno cambiato la storia e che ci hanno immessi in un oceano di grazia.
Adamo ed Eva i nostri progenitori erano destinati da subito a vivere l'esperienza della comunione con Dio, essendo stati creati a Sua immagine e somiglianza.
Ma vollero prescindere dalla Sua volontà, ritenendo un tesoro geloso poter gestire la propria autonomamente.
L'incontro con il Signore ci cambia la vita perchè comprendiamo che, seguendo la nostra volontà, non andiamo molto lontano e in genere ci rompiamo le ossa sfracellandoci contro il totem dei nostri desiderata.
La nostra volontà è la cosa che fin da piccoli mettiamo al primo posto e facciamo le guerre d'indipendenza per svincolarci da leggi e precetti che ci condizionano la vita, cercando con ogni mezzo di realizzare ciò che vogliamo noi, vivendo in modo frustrante tutti i paletti, i no, i ricalcoli che si frappongono alla realizzazione dei nostri sogni.
C'è chi riesce a illudersi di avercela fatta, chi pensa di aver conquistato la libertà perchè si sente svincolato da qualsiasi costrizione e chi invece marcisce nei rigurgiti acidi non avendo il coraggio di ribellarsi al despota di turno.
Dio ci ha fatto un grande regalo: quello di poter scegliere chi seguire, se noi stessi, il nostro tornaconto o Lui che ci ha creati e sa di cosa abbiamo bisogno per durare a lungo, per essere eterni e felici.
La nostra felicità sta a cuore al Padreterno più di quanto stia a noi.
Per convincercene bisogna che sperimentiamo il fallimento delle nostre velleitarie rivendicazioni.
Non ci sogneremmo mai di far andare ad acqua una Ferrari per risparmiare, nè usare pezzi di ricambio non certificati perchè il valore dell'oggetto ci porta a seguire le istruzioni del costruttore,
Per fare la volontà di Dio è fondamentale partire dal valore che diamo alla persona, valore che non è soggetto al tempo, alle mode, al giudizio del mondo, ma è fermo e irrevocabile.
"Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato" dice Dio ad ogni uomo nel giorno del suo Battesimo, una rinascita possibile grazie ai due sì di cui oggi celebriamo la memoria.
Cristo Sposo della Chiesa Sposa genera figli per il Regno di Dio.
Un corpo ci è dato da non nascondere come fecero Adamo ed Eva dopo il peccato, ma da mettere a servizio dell'amore, di cui solo Dio è esperto.
Di amore si parla tanto e in modo sbagliato.
L'amore di possesso fa notizia, l'amore dono cresce in sordina e per fortuna salva questo modo dalla rovina creando l'humus che rende possibile l'attecchimento di piante in via d'estinzione: le famiglie.
Oggi voglio guardare l'icona di questo sacro connubio e pregare perchè anche io sia capace di accogliere nel mio grembo il seme che Dio vi ha gettato per rifare con me la mia storia e rendermi sua sposa per sempre. 

venerdì 24 marzo 2017

Spine

" Io li guarirò dalle loro infedeltà" ( Os 14,15)

Ho tanto dolore Signore per la malattia del corpo che non riesco a debellare.
Tu mi dici che mi guarirai dalla mia infedeltà.
Ma non è questo che oggi io voglio, desidero.
Sembra assurdo che tu alla mia preghiera risponda in modo così distante da ciò che mi sembra il mio bisogno primario.
Mi guardo dentro, m'interrogo e mi chiedo quali sono i miei bisogni primari.
Tu Signore sei il mio primo e indiscusso bisogno, senza di te morirei.
Non riesco a staccarmi da te, non riesco a prescindere da te e cerco in tutti i modi di mantenere salda la mia fede, la fiducia in te che hai fatto bene ogni cosa e che vuoi per noi il meglio, vuoi che stiamo bene non solo per un piccolo periodo di tempo ma per tutta la vita.
Mi chiedo in cosa ti sto offendendo, di quale colpa mi sto macchiando perchè tu mi prometta una guarigione dalle mie infedeltà.
Tu un corpo mi hai dato e so che su questo corpo è scritto di fare il tuo volere.
E' possibile Signore che il tuo volere è che io stia sempre così male?
Che la mia vita sia una continua guerra dolorosa, senza esclusione di colpi, una guerra da cui esco sempre più malconcia, ferita, umiliata e delusa?
Possibile che la vita sia questo calvario, questa eterna quaresima, che a me non è dato di godere del frutto della tua eterna misericordia?
Mia madre mi affidava sempre i compiti più difficili, onerosi, di responsabilità perchè diceva che ero brava e perchè di noi fratelli ero la più sana e la più affidabile.
Ieri sentivo un grande bisogno di coccole, perchè non ricordavo di averne ricevute nè da piccola nè da grande.
Ad una persona forte non si fanno le coccole ma i complimenti.
E io di complimenti ne ho avuti tanti fino a quando le persone si sono stancate e hanno dato per scontato tutto di me non facendomi più esistere a meno di usarmi per i loro desiderata.
Ma tu sei Dio, tu mi hai creato, tu mi hai partorito, tu Signore mi hai pensato e amato prima che i miei pensassero a me.
Tu sei mio Padre, tu Signore mi hai dato la vita non per togliermela ogni giorno, ma per renderla piena, perfetta e santa.
Io sono tua Signore non dimenticarlo, sono tua figlia, gregge del tuo pascolo, la vigna che ti sei piantato, la pecorella smarrita, il figliol prodigo, il fico sterile a cui intorno hai smosso la terra per dissodarla.
Tu sei morto per me e mi hai riportato in vita.
Signore riconosco le mie colpe, il mio peccato mi sta sempre dinanzi, ma ora non puoi negare che ce la sto mettendo tutta con il tuo aiuto per camminare sui tuoi sentieri, per non perdere neanche una delle parole che escono dalla tua bocca.
Da quale infedeltà vuoi guarirmi?
Io soffro come una bestia, come una bestia sono portata al macello, nessuno ha pietà di me.
Neanche tu Signore?
Non posso crederci.
Dammi una risposta ti prego, perchè la carie è entrata dentro le mie ossa e il mio corpo va in decomposizione per il troppo dolore.
Il mio corpo è il tuo corpo, il mio dolore è il tuo dolore.
Me lo ripeto spesso, come non voglio mai dimenticare che sei mio Padre.
Fammi riposare un poco Signore, l'agonia è troppo lunga, il deserto sterminato. Fammi guarire Signore, toglimi questa spina dal fianco e fammi vivere una vita normale.
Signore ti prego, se questo dolore serve a qualcosa, prendilo e benedicilo, se ti è utile usalo per combattere la bestia che vuole cancellare la tua immagine nel mondo.
L'Eucaristia diventi scuola di vita, liturgia perenne alla tua scuola.

giovedì 23 marzo 2017

Ascolto


"Ascoltate la mia voce"(Ger 7,23)


Signore quante volte nella Scrittura tu ci inviti ad ascoltare la tua voce, a fermarci per capire cosa ci stai dicendo!
Tu continui a ripetere che sei il nostro Dio, che non c'è altro Dio al di fuori di te. E' questo il primo comandamento da cui derivano tutti gli altri.
Mettere te al primo posto, farti spazio, permetterti di operare per il nostro bene, non legarti le mani sì da rendere impossibile la tua azione salvifica.
Ma noi Signore siamo duri di orecchie e anche se le tue parole a volte ci colpiscono, ci convincono e ci fanno desiderare di rimanere sempre con te, poi siamo distratti da tante cose e il rumore del mondo e delle sue priorità prende il sopravvento e ci dimentichiamo di te e facciamo di testa nostra.
E' come quando ci si rompe il navigatore, e non conosciamo la strada..
Inevitabilmente ci perdiamo.
Ci ostiniamo a fidarci solo delle nostre forze e continuiamo a girare a vuoto, quando non ci capita di ritrovarci in un fosso o in strade senza via di uscita.
Tu Signore lo sai come siamo fatti e per evitare interferenze abbiamo inventato gli auricolari per sentire solo ciò che più ci piace, isolandoci così dal mondo e dalle persone.
E' tremendo quello che siamo capaci di fare per la nostra rovina.
Tu ci hai creato, noi siamo tuoi e ci hai dato fiducia Signore, mettendo tutto ai nostri piedi perchè fossimo collaboratori di vita.
Ma non è stato così.
Se un tempo la contaminazione con i popoli pagani era comprensibile, per via dei continui traslochi che Israele fu costretto a fare, noi siamo più colpevoli, perchè sei venuto di persona a parlarci e a salvarci, lasciandoci non solo la tua parola scritta ma anche lo Spirito Santo, il suggeritore che ci aiuta a non dimenticare.
Dicevo che abbiamo superato ogni limite, inventando cuffie e ordigni di ogni tipo per escludere dalla nostra vita te che ti incarni in ogni uomo.
Ma non possiamo mettere alla coscienza le cuffie, nè alla nostra memoria il bavaglio, grazie a Dio, grazie a te.
E se da un lato noi ti impediamo di entrare nella nostra cuccia, tu trovi strade a noi sconosciute per risvegliare la nostra coscienza e far riemergere il ricordo della meraviglia dell'inizio.
C'è stato un tempo in cui ci sentivamo al centro dell'attenzione, un tempo in cui davamo per scontato il latte che ci veniva dato e la cura che avevano di noi quando non sapevamo parlare e dipendevamo in tutto dagli altri.
Tu ci inviti a ricordare, a non dimenticare tanti tuoi benefici, ad uscire dallo scontato e vivere nella gratitudine a chi ci ha dato la vita.
Se fossimo meno egoisti, meno distratti, se il tempo lo usassimo non solo per ammassare, fare cose che non servono e non durano, forse la memoria di tanti benefici ci aprirebbe le orecchie e il cuore a te e ai fratelli.
Mamma diceva che io ricordavo solo le cose brutte della mia vita, perciò ero sempre imbronciata, arrabbiata, scontenta.
Ero sempre a rimuginare su quello che mi mancava e non apprezzavo ciò che c'era.
Tu Signore mi hai liberato dalla chiusura al mondo esterno, mi hai aperto la bocca, dopo tanti anni di mutismo.
Tu Signore come a Zaccaria mi hai aperto le orecchie e ridato la voce, quando ti sei manifestato a me nella croce .
Ti lodo, ti benedico e ti ringrazio Signore perchè prima non avevo argomenti per parlare, ma ora tu ogni giorno mi suggerisci interi poemi d'amore.

martedì 21 marzo 2017

Legge e compimento



Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. (Mt 5,17)

Quando leggiamo la Scrittura, ci sono parole che ci turbano, ci indignano, ci fanno star male.
Sono quelle che, se prese alla lettera e interpretate secondo il nostro uso corrente, ci mostrano il volto di un Dio despota, inclemente e poco amorevole.
Le parole che oggi la liturgia sottopone alla nostra riflessione sono: legge, decreti, comandamenti, norme,osservanza, trasgressione,-castigo.
Gesù rincara la dose perchè non è venuto a cancellare neanche uno iota di quello che Dio ha detto al suo popolo ma a dare compimento.
Parole difficili che ci costringono a fermarci e a interrogarci su quali norme seguiamo e se ci costa sacrificio, se obbediamo per paura o per convinzione, se siamo convinti che senza regole non si può vivere e che le regole non sono frutto di un voto di maggioranza ma di una volontà che ci supera e che si identifica con il bene assoluto per noi.
Nell'arco dei secoli si sono succeduti al potere governi di vario tipo, che hanno imposto leggi giuste o ingiuste, imperfette, a volte del tutto inaccettabili, leggi che badavano più al tornaconto di chi le emanava che all'effettivo vantaggio di chi le doveva osservare.
A vari liveli ogni comunità piccola o grande ha dovuto darsi delle norme a cominciare dalla famiglia, altrimenti l'anarchia è totale e la vita diventa impossibile.
Adamo ed Eva vollero prescindere dalla legge di Dio come oggi sta accadendo alla nostra società evoluta, perchè ci si vuole convincere che noi siamo artefici della nostra sorte e ci apparteniamo ed è nostro diritto, perchè siamo liberi di fare quello che più ci piace.
Un discorso del genere anche se ci affascina,(a chi non piace prescindere dagli orari, daigli obblighi che vengono dalla civile convivenza?) non può che portarci al degrado, alla morte, perchè sappiamo come vanno a finire certe vite che hanno voluto fare di testa propria.
Mi viene in mente Giovanni, quando decise di diventare cattivo, molto cattivo, perchè si era reso conto(ma questo l'abbiamo capito dopo, dopo averlo portato dallo psicologo) che le regole non sono uguali per tutti, e che i suoi compagni agivano diversamente da come gli avevamo insegnato e che le mamme non li riprendevano e che anche noi suoi educatori, madre, padre, nonni materni e paterni non eravamo concordi nell'insegnare ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Aveva deciso di diventare cattivo per vedere cosa succedeva.
L'anno prima, il primo di scuola materna, lo chiamavano San Giovanni, tanto era buono, obbediente, collaborativo.
Ricordo quanto mi pesavano le regole che mi imponevano i miei, specie mio padre, il più severo, riguardo alla libertà da dare a noi figlie femmine.
Così decisi di sposarmi per svincolarmi da regole per me incomprensibili e tacitare i complessi di colpa verso Dio e verso i miei famigliari quando contravvenivo a ciò che mi veniva imposto.
Il tempo ha portato consiglio e il Signore non ha permesso che sulla mia tomba facessi scrivere"Volli, sempre volli, fortissimamente volli"," Homo faber fortunae suae".
Ho preso trenate a non finire prima di rendermi conto che il volere è dell'uomo, ma il potere è di Dio e che il volere di Dio è espressione di un amore viscerale verso i suoi figli.
Dio ci ama e sa di cosa abbiamo bisogno.
Ci ha partorito Lui e siamo carne della sua carne, ossa delle sue ossa, pur essendo Lui Dio infinitamente perfetto e distante da noi, ma intimamente connesso con noi attraverso la Sua Parola.
Mi viene in mente l'immagine del bimbo che, quando sta nella pancia della madre da lei viene nutrito, senza vederla e, ascoltando la sua voce, impara a distinguerla tra tutte le altre.
La voce della madre è quella che Dio ci ha fatto ascoltare nell'antico Testamento, quando Dio nessuno l'aveva mai visto, avendo già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi.
Ma poi Gesù è venuto a dare compimento, vale a dire a mostrare il volto del Padre, che è di carne, un volto, un cuore che ci contiene tutti e che ci ama a prescindere, sempre, additandoci ciò che ci salva da morte sicura.
Il bambino , dopo essere venuto alla luce, riconosce che la stessa persona che con amore gli ha parlato tutto il tempo che era al buio, si prende cura di lui .
Così comincia la storia di ogni uomo che è chiamato alla vita da Chi ci ha amato per primo e sa con certezza e senza ombra di errore di cosa abbiamo veramente bisogno per ereditare ciò che è suo.
Per questo ha mandato suo figlio a spiegarci lo spirito della legge, che è l'amore.

lunedì 20 marzo 2017

IL NOME



" Tu lo chiamerai Gesù"(Mt 1,20)
Dare il nome è un compito importante e impegnativo perchè nel nome si realizza la storia, nel nome troviamo le tracce per scoprire il disegno di Dio su di noi.
A Giuseppe non fu concesso di scegliere il nome per questo figlio non suo, ma suo per la legge, ma gli fu suggerito in sogno dall'angelo.
" Lo chiamerai Gesù, colui che salva."
E come poteva chiamarsi altrimenti?
I compaesani in seguito lo chiamarono figlio di Maria, del carpentiere, ma mai figlio di Dio, perchè Colui che salva è solo Dio e a Gesù non fu riconosciuta in vita questa prerogativa dai suoi.
La scelta del nome quindi è importante.
Anche a Zaccaria fu suggerito il nome da dare al figlio concepito in tarda età, tanto che gli tornò la voce quando lo scrisse su una tavoletta, una volta venuto alla luce dopo mesi di assoluto silenzio.
Era dventato muto perchè aveva messo in dubbio le parole dell'angelo.
Giseppe era un uomo giusto dice il Vangelo, ma secondo quale criterio?
Se lo giudicassimo con i nostri criteri certo che non ci verrebbe in mente di chiamarlo giusto, ma un po' rimbambito, pensando all'età che poi l'iconografia ce l'ha fatta sempre immaginare avanzata.
Invece se Maria aveva 15/ 16 anni, lui ne aveva 23/24 che non si può dire siano tanti per un padre, un marito. Adesso a questa età troviamo solo bambini viziati che viono ancora attaccati alle gonne della madre e in casa del tutto dipendenti dalla famiglia d'origine senza rispettarne le norme , quando ci sono, per i vantaggi di cui continuano ad usufruire.
I genitori oggi mantengono i figli e li viziano e non li fanno crescere fino ad età matura e c'è da chiedersi se arriverà la maturazione, oppure i figli di questa generazione rimarranno eterni bambini.
Oggi è un giorno particolare perchè San Giuseppe non può non farci rcordare i nostri papà e quanto da loro abbiamo ricevuto.
Man mano che vado avanti e penso a mio padre mi rendo conto che mi ha plasmato, mi ha insegnato ad essere onesta, seria, rispettosa, mi ha con l'esempio della sua vita insegnato a vivere nella giustizia e nella verità, facendomi carico dei bisogni degli altri.
Lui era sempre in servizio, così chiamava il suo lavoro di ferroviere e si sarebbe potuto credere che quando era di riposo non lo fosse.
Ma il servizio a tempo pieno e gratuito era la famiglia.
Si ritagliava il tempo per leggere in ore impensate, quando nessuno aveva bisogno di lui e aveva fatto tutto quello che poteva fare per noi.
Voglio ringraziare il Signore perchè mi ha dato un padre giusto, un padre che si è assunto fino in fondo la responsabilità della sua famiglia di origine, e quella che poi lui si formò con mamma, da cui nascemmo noi quattro figli, a cui si aggiunse nonna, la madre di mia madre, che salvò dall'ospizio dove gli altri suoi quattro figli volevano metterla, offrendosi lui di prenderla in casa.
Papà mi ha dato radici forti e robuste, mi ha consegnato la fede, mentre stava per andarsene, mi ha dato il nome di sua madre che venerava,
Nonna Antonietta io non ricordo di averla avuta come educatrice, ma ho sperimentato quanti frutti buoni sono usciti dalla sua pianta. il migliore, mio padre.

Oggi papà ti voglio fare gli auguri.Chissà se in cielo ne hai bisogno!
Ma te li faccio lo stesso, perchè se ti manca una piccola spinta per entrare in paradiso, voglio contribuire a farti arrivare al più presto alla meta del tuo percorso.
Sono certa che non sei lontano e mentre scrivo mi viene in mente che i nomi che noi portiamo fanno riferimento a valori fondamentali e forti che ci hanno sostenuti in questo pellegrinaggio terreno.
A me hai dato il nome di tua madre, a Ida quello di nonna Ida la madre di mamma; a Nuccio , Martino quello di tuo padre che non hai fatto in tempo a conoscere, a Mariadina il nome della Madonna preceduto da quello di un altro componente la famiglia di origine.
Per te papà la famiglia era un punto saldo e ci hai trasmesso questo valore dal quale il Signore non ha permesso ci discostassimo.
Ho scoperto tardi che eri un uomo di preghiera, che avevi una fede salda, e ringrazio il Signore perchè l'abbiamo potuta condividere gli ultimi anni della tua vita.
Ogni cosa che di me so, me l'hai rivelata tu con le tue battute, il tuo sorriso, la tua ironia benevola, anche se solo ora ne sto pienamente prendendo coscienza.

Grata al Signore che mi ha affidato ad un padre siffatto, chiedo oggi a San Giuseppe di insegnare alle nuove generazioni che anche il Figlio di Dio ha avuto bisogno di un padre che gli desse un nome e gli trasmettesse la fede insieme alla madre

martedì 14 marzo 2017

Preghiera


"Cessate di fare il male, imparate a fare il bene"(Is 1, 16.17)

Sembrano tutte uguali le letture di questi giorni, piene di rimproveri, di esortazioni, di minacce.
Non mi piacciono specie quando sei nel deserto della notte e ti dibatti su quale medicina prendere per avere meno male, su quale strada percorrere in alternativa a quella che stai percorrendo e che fino al giorno prima ti sembrava quella giusta.
Tutte uguali, le letture che riguardano i rapporti con i tuoi amici, i tuoi nemici, con te stesso e con Dio.
Ogni mattina cerco il nuovo, la meraviglia nella Parola di Dio, qualcosa che mi cambi questo stato di vita e di morte, qualcosa che mi tolga da questo crinale su cui sto in bilico con la morte e la vita che si congiungono e s'incastrano tanto perfettamente che non sai più se appartieni all'una o all'altra o ad entrambi.
Non so se a tutti è dato di vedere il mondo così come l'ho visto io in questi ultimi tempi, se i pensieri, le azioni sono condizionate dalla percezione che niente è scontato e che Dio, gli uomini, tu stessa può accadere che scompaiano e rimane una non presenza, un assenza di un tu con cui relazionarti, cosa, persona, animale, uomo..
Non so, non capisco tante cose che mi stanno succedendo o che mi sono accadute e forse neanche me ne do pensiero.
Sto dietro, mi sono messa dietro a guardare a lasciarmi guidare da chi ne sa più di me.
A volte questo Dio che celebro nelle mie carte non lo vedo presente ovunque, anzi se posso dire la verità non lo vedo da nessuna parte, ma sento so che c'è.
Mi sento da Lui avvolta, come in un utero di madre, custodita, accolta, curata e al sicuro.
Tutto è buio però nella pancia della madre, il bimbo non vede niente ma lo rassicura la voce di chi lo avvolge con il suo involucro di carne, di sangue, di vita.
Gesù continua ad insistere che dobbiamo imparare a fare il bene, che non dobbiamo inorgoglire, che ci dobbiamo preoccupare degli altri prima che di Lui e di noi stessi.
Parole sante se stessi fuori all'aria aperta, se potessi muovermi come voglio, se i miei pensieri riuscissero ad andare oltre una tachipirina di supporto, un SOS alla dottoressa che mi ha in cura, una preghiera a Dio tacita, perchè Lui sa di cosa ho bisogno.
In queste notti gli altri scompaiono e rimani solo tu, novello Prometeo attaccato, legato alla rupe a scontare i tuoi peccati di superbia, di arroganza, legato e impotente perchè sei polvere e polvere tornerai.
Devi fare salti acrobatici, voli pindarici per convincerti che questo è il vecchio testamento e che con il nuovo è finita la tua condanna e che non ci sono più Prometei legati, che Dio salva, Dio libera, Dio ama.
Crederci quando il masso di Sisifo ti rotola addosso, quando ti ritrovi ai piedi della montagna che hai scalato con Lui, crederci quando intorno è tutto vuoto, senza fiori, nè erba, nè acqua e non c'è nessun o che ti dia una mano a fasciarti le ferite...
Solo...
L'esperienza della solitudine, del silenzio di Dio non è solo di chi non crede, che avrebbe un suo perchè.
Se non credi cosa puoi aspettarti?
La più grande prova, il più grande dolore, lo smarrimento più angoscioso è quando un amico ti tradisce, si dimentica di te, non si fa più sentire.
E' questo l'inferno Signore?
Non vederti, non sentirti, non averti...
E' l'ìnferno questo in cui non ti viene, non riesci a pregare nè i vivi nè i morti perchè sono tutti scomparsi all'orizzonte dove la nave pian piano li sta portando in porto sicuro?
E io che sono rimasta qui, pesta e confusa, mi chiedo dove ho sbagliato, quale breccia devo attraversare per entrare nel tuo riposo.
Una fessura, una piccola fessura mi basterebbe per allargarne i margini ed entrare.
Una fessura, uno sbocco, un canale...
attraverso cui possa vedere la luce per orientarmi in questo mare di confusione.

lunedì 13 marzo 2017

ASCOLTO



"Non abbiamo ascoltato la voce del Signore"(Dn 9,10)

Dio parla. Dio ci parla.
Io non l'ho mai saputo, non lo sapevo quando mi interpellarono le parole di un Salmo udito per caso mentre cercavo un posto riparato e sicuro all'interno di una chiesa dove potessi sedermi.
Se l'avessi saputo "Cent'anni di solitudine" il libro che mi aveva tanto affascinato e preso non avrebbe avuto la pre
minenza tra i miei preferiti.
La solitudine ha caratterizzato la mia infanzia, la mia giovinezza, la mia vita di sposa e di madre tanto che ne feci una malattia da curare.
Undici anni di psicanalisi ci vollero per liberarmi dal mostro che si nascondeva dentro di me, per conoscerne i connotati, per combatterlo con le armi giuste.
La paura di stare sola era di mia madre, sempre stata suo distintivo, la sua croce, ma io non la capivo, mi limitavo a guardare tutte le strategie messe in atto per vincere la dura battaglia della vita con 4 figli di cui prendersi cura e un lavoro che ogni mattina la portava lontana chilometri a fare scuola ai bambini.
E noi rimanevamo soli, mentre lei si districava nel labirinto delle sue paure... a me, la più grande era affidato il compito di tenere unita la famiglia, di dare sicurezza, aiuto ai miei fratelli, seguendo l'imput di quel primo
" Arrangiati! "che mi sentii rispondere quando ero sola a fronteggiare un problema più grande di me senza avere gli strumenti per farlo.
Un Dio che parla mi avrebbe fatto comodo allora come in seguito, un Dio prima di tutto che ascolta, che ti risponde, un Dio con cui puoi parlare, un Dio a cui puoi chiedere aiuto, consigli e un posto un po' più vicino al suo cuore.
Un Dio che ascolta, ecco quello che avrei voluto inconsciamente trovare, ma che poi non rimaneva muto, ma ti diceva ciò che ti serviva.
Per anni stesa sul lettino dell'analista ho parlato da sola, mi sono analizzata, ho pescato nel secchio maleodorante del mio inconscio ingrommato di complessi di colpa, presunte colpe, ferite purulente mai scoperte, mai curate, ferite che mi avevano avvelenato la vita.
In quei lunghi anni su quel lettino Antonietta si è confrontata con Antonietta, il tu che mi mancava con la psicanalisi divenne protagonista indiscusso di una vita senza interlocutori.
Alla fine avevo imparato a stare sola.
Dopo 11 lunghissimi anni mi ero liberata di tanti fardelli riconoscendoli e accettandoli come miei, ma se avevo vinto la paura di Antonietta, non avevo trovato un tu diverso da me in cui specchiarmi.
Quando il 5 gennaio del 2000 sollevai lo sguardo al crocifisso dopo che don Achille aveva tuonato dall'ambone :"L'uomo crede di essere Dio, ma non è Dio" ricordo che dissi:"Pure tu!"
Quel "pure tu!" mi ha salvato la vita perchè avevo trovato qualcuno con cui condividere la mia pena, qualcuno che mi aveva strappata dalla mia solitudine e voleva camminare con me.
Avevo trovato un interlocutore che non conoscevo, ma che, visto come era messo, sicuramente non si sarebbe dato le arie e mi avrebbe ascoltata in silenzio e mi avrebbe fatto compagnia nei lunghi e faticosi attraversamenti di deserti senza fine.
Pure tu!
Incredibile questo Dio che si rimette a fare la storia con te, che ricomincia da capo, che ti spiega e continua senza stancarsi a ripeterti che quello che conta è uscire fuori dal bozzolo e aprirti alla vita che ti viene data da un Tu che diventa sempre più grande e luminoso, man mano che avanzi.
La sua luce, il suo corpo di luce è la fiaccola che illumina le tue notti tenebrose ma fa risplendere in tutta la sua ridente e sfolgorante bellezza le cose che ti circondano, i doni di cui ha cosparso il tuo cammino.
E scopri che hai un cuore, un cuore che batte, il tuo, ti accorgi di essere viva quando pensavi che niente e nessuno sarebbe stato in grado di risuscitarti, scopri che la luce non serve per essere guardata ma per farti vedere apprezzare i tanti "pure tu" di cui è cosparso il cammino.
Riconosci che non sei perfetta, che tante cose ti mancano, riconosci che la perfezione sta solo in paradiso ma non te ne preoccupi perchè è Lui sempre Lui che ti rende perfetto, che ti cambia il cuore di pietra in cuore di carne, che la misericordia, il giudizio prima di tutto lo devi usare su te stesso, perchè tu senta le tue ferite pian piano rimarginarsi sotto il suo sguardo di amore e di compassione

domenica 12 marzo 2017

Luce



"Alzatevi, non temete"(Mt 17,7)
La paura è la protagonista di questo brano, paura a prima vista ingiustificabile, visto che gli apostoli hanno assistito ad una cosa straordinaria, hanno fatto esperienza di paradiso.
Volevano fare tre tende una per Gesù,una per Mosè, una per Elia,tanto stavano bene che su quel monte ci sarebbero rimasti in eterno.
La paura viene quando la nube li separa dal godimento di quel momento straordinario, la voce autorevole e imperiosa che viene dal cielo svela il segreto e l'impegno di una sequela diffcile.
Non è finita, non sono ancora arrivati alla perfetta conoscenza di Dio.
Bisogna ascoltarlo nella consapevolezza che Dio parla attravero il Figlio opera attraverso d Lui, è l'esempio da seguire e da vivere ogni giorno fino alla fine.
I discepoli hanno paura, sono smarriti perchè non capiscono, ma avvertono che le parole udite e l'esperienza di cui Gesù li ha fatti partecipi li chiama ad una più alta responsabilità
Gli apostoli che si trovano davanti ad un evento che li supera, Gesù li prende per mano e si fa carico del loro smarrimento.
"Alzatevi, non temete!"
E se te lo dice Gesù devi credergli e seguirlo.
Ma la strada è lunga e in salita, anche se scendono a valle, perchè non puoi illuderti che sia tutta in piano la strada della conversione e capisci magari tardi, che le beatitudini sono sempre su un monte, il Tabor o il Golgota che fa la differenza per noi poco propensi a cambiare posizione, punto di vista, a lasciare la terra delle nostre acquisite certezze e parirte, come Abramo.
Cos'hanno in comune questi luoghi dove il Signore ci porta dove vuole che noi lo seguiamo, cosa invece dobbiamo lasciare alle spalle?
Abramo dovette lasciare la sua terra, rinunciare a tutto il benessere che aveva fino a quel momento contraddistinto la sua vita.
Ci sono luoghi da cui ti devi separare, da dimenticare e luoghi in cui tornerai ma non sai quando, luoghi santi, luoghi un cui nessuno ti impedirà di metterci una tenda.
E poi ci sono luoghi da cui vorresti fuggire, luoghi paurosi e bui, luoghi della morte, del fallimento del crollo di tutte le tue illusioni.
E' il Calvario, è la croce che ti spinge a fuggire, a chiudere gli occhi, a desiderare di svegliarti da qualche altra parte.
E invece è necessario che apri gli occhi, che anche tu come il maestro lasci crocifiggere la tua paura, la tua debolezza, il tuo limite, il tuo corpo di carne per brillare e risplendere di luce vera.
"Guardate me e sarete raggianti...Il suo volto brillò come il sole....Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita..."
La luce fa la differenza in certi passi del Vangelo, la luce che si sprigiona la notte quando il popolo è in cammino, la luce che dobbiamo mettere sopra i lucerniere se siamo di Cristo.
Vide che era una cosa buona e nella Genesi la prima cosa che fa Dio accende la luce.
Anche noi del resto, quando abbiamo bisogno di fare ordine e siamo nel caos accendiamo la luce o una torcia o una candela o un fiammifero...
Di luce quindi abbiamo bisogno, ma anche e soprattutto di occhi che vedano, occhi che si aprano e lascino passare ciò che in loro è riflesso, l'immagine di Dio.
Quanti di noi vivono con le finestre chiuse serrate, quanti rimangono attaccati alla propria terra senza preoccuparsi di farla illuminare dalla luce di Cristo?
La terra promessa è Lui...
Se ce ne accorgessimo!
Se ce ne convincessimo!
Una terra da arare e da concimare, una terra da amare e da far diventare il luogo della sua dimora qui su questa terra dove non c'è croce che non rimandi ad un poderoso abbraccio di Dio, dove ogni lacrima sarà asciugata, ogni lamento mutato in canto di lode, ogni passo in passo di danza perchè è finita la nostra condanna ed è questo il tempo della liberazione, della luce e della pace in ogni cuore, in ogni famiglia, in ogni uomo che teme il Signore.

sabato 11 marzo 2017

PERFEZIONE



"Ma io vi dico: amate i vostri nemici"(MT 5,44)
" Siate perfetti,come è perfetto il Padre vostro celeste"(Mt 5,48)

Dalla pagina delle beatitudini che ci ha allargato il cuore, letta di recente, (perchè chi è che non piange, chi non è assetato, affamato, perseguitato, chi non ha fame di giustizia?) arriviamo a quella di oggi che ci fa tremare.
Man mano che andiamo avanti, infatti, il discorso si fa più serio, più duro, più esigente.
Un discorso senza sconti che fa anche paura,
Non è così semplice guadagnare il regno dei cieli, perchè devi vendere tutto, devi rinnegare te stesso e metterti in cammino con la croce sulle spalle per sacrificare sul monte il tuo Isacco, la parte di te che ti uccide perchè ti separa dal tuo Salvatore.
Non è una bella prospettiva e non oso pensare a come si sia sentito Abramo quando gli fu chiesto questo sacrificio.
Abramo è il simbolo della fede cui dobbiamo conformarci, una fede per noi poveri e smarriti peccatori che non sappiamo rinunciare neanche ad una briciola di ciò che ci dà piacere, una briciola delle cose che ci vanno" bene"
Eppure Abramo ha detto sì, come anche altri giganti della fede fino ad arrivare a Gesù che è fuori discussione, perchè è Dio e perchè è venuto ad insegnaci come cose apparentemente difficili, impossibili, siano con il Suo aiuto possibili e realizzabili senza neanche tanta fatica.
Comunque la liturgia di questi giorni è massacrante, senza consolazioni, esigente. Esigentissimo questo Dio che sta a guardare il pelo nell'uovo e che ci complica la vita quando ci invita a cambiare abitudini, posizione, quando ci dice che è tutto sbagliato quello che non facciamo con lo spirito giusto.
Infatti il problema è chiederci
se agiamo per dovere o per amore, per chi e perchè.
Il per chi e il perchè fanno la differenza.
Dovremmo sempre chiederci queste cose e, se ci fermiamo un momento a cercare la risposta dentro di noi, ci accorgiamo che sono ben poche le cose che facciamo con amore per gli altri.
Dell'amore abbiamo idee nebulose e nella nebbia e nella confusione amiamo e facciamo pasticci.
Dio è amore e di amore se ne intende per questo insiste tanto su questo argomento tanto da condensare in poche parole il suo mandato .
"Amatevi come io vi h amato" che non è proprio una cosa facile, nè è scontato sia possibile.
Ma se Lui l'ha detto, Lui che è Dio, che l'ha messo in pratica, quando ha vissuto nella carne in pieno la sua umanità, se insiste tanto su questo tasto tanto da farne una "condicio sine qua non", ci sarà un motivo, ma anche una soluzione.
La santtà, la perfezione appartengono a Lui.
Come noi possiamo diventare come Lui?
Impossibile agli uomini non impossible a Dio.
Gli apostoli avevano manifestato le loro perplessità, con esclamazioni tipo: "Allora nessuno si può salvare..Non sia mai che capiti questo....Non conviene sposarsi se le cose stanno così...vuoi che invochiamo il fuoco dal cielo su questi pagani? ..ecc ecc"
Alla fine sappiamo come è andata a finire anche se sotto la croce c'era solo Giovanni e la madre
....e meno male!
Le madri raccontano, le madri rendono presente ai figli ciò che non vedono non sentono, le madri sono lo scrigno della storia, il cofanetto dove Dio ha messo il seme.
Gli apostoli sappiamo che poi riuscirono a fare l'impossibile umano, a testimoniare la resurrezione di Gesù con la loro vita di santità e di perfezione.
Loro che nè santi nè perfetti si ritenevano nè ai nostri occhi sono sembrati nei vangeli.
Ma cosa rende perfetto un uomo?
Il suo bisogno di Dio.
La consapevolezza del proprio limite e la ferma fede di cercare in LUI ciò che gli manca

venerdì 10 marzo 2017

Priorità



" Va prima a riconciliarti con tuo fratello" ( Mt 5,24)

Questa parola è sempre quella che più mi colpisce, quando la liturgia ci invita a riflettere sulla vera giustizia, sull'osservanza dei comandamenti come Dio la vuole.
Non credo che ci siano tanti che si pongono questo problema prima di partecipare alla messa, altrimenti le chiese sarebbero vuote, molto più vuote di quanto lo siano ora.
Siamo un popolo duro di orecchi, non c'è dubbio e tendiamo a separare la vita dal culto per riposarci un po' dalle beghe che ci affliggono ogni giorno.

Eppure il sacerdote prima della comunione ci invita a scambiarci un segno di pace che in fondo è uno scambio di strette di mano con gente pressochè sconosciuta con la quale non abbiamo nessun conto in sospeso.
Nel rito ambrosiano la pace si scambia all'Offertorio che mi sembra più logico e coerente con il dettato evangelico.
Prima di offrire il dono a Dio è necessario offrirlo agli uomini che ne hanno estremamente più bisogno.
Il PER-DONO è il super dono, il donissimo che Dio ci chiede di dare agli altri, perchè a noi ha affidato la parola della riconciliazione.
Non si può nutrire il corpo di Cristo se non siamo connessi gli uni agli altri, se i canali sono ostruiti e la grazia non può passare.
Ci saranno altre strade attraverso cui Gesù arriva a vivificare i rami secchi, tagliati, ma sicuramente noi non abbiamo meriti in questo senso e risponderemo del nostro peccato.
Perhè il peccato è la divisione, la separazione che se fa male agli altri, i primi a subirne le conseguenze siamo noi.
Siamo canali che solo se assolviamo alla funzione che Dio ci ha dato, realizziamo noi stessi, diventiamo parte integrante del Corpo di Cristo e possiamo godere di tutti i benefici che comporta far parte di Lui.
Questa mattina voglio riflettere su tutte le persone a cui non ho dato la possibilità di riconciliarsi con me, a quelli che ho evitato, ignorato, non fatto esistere.
Voglio chiedere al Signore un cuore mite e umile, un orecchio attento e uno sguardo di misericordia verso i fratelli che si sono sentiti da me offesi, scavalcati, non amati abbastanza, ignorati.
Voglio chiedere a Maria di tenere in esercizio la mia memoria perchè non ricordi i torti subiti, ma le occasioni che non ho colto per riavvicinarmi ai fratelli lontani.
Vorrei tanto vivere la messa ogni momento, specie quando non posso parteciparvi fisicamente, perchè voglio sentirmi partecipe delle sofferenze di Cristo per poter gioire con Lui della sua resurrezione.

lunedì 6 marzo 2017

I santi

VETRATE ARTISTICHE
i SANTI SONO QUELLI CHE FANNO PASSARE LA LUCE
“Io sono il Signore” (Lv 19,12)
Sfogliando il diario…
Questa parola, a prima vista, incute soggezione, rispetto, paura, perchè sembra affermare la superiorità schiacciante di Dio su noi comuni mortali.
Così lo immaginavo quando ero piccola e mi sognavo negli incubi notturni che al suo occhio non potevo fuggire e che avrei pagato a caro prezzo certe mie inadempienze.
Ma questa questa mattina mi sono svegliata pensando a Graziella che è tornata nella casa del Padre, la prima, ma non l’unica dei santi che il Signore mi ha messo vicino per farmi conoscere il suo volto di carne.
“Siate santi perchè io sono santo”, troviamo scritto nella prima lettura tratta dalle regole di santità del Levitico, e sembra che sia impossibile essere santi, perchè solo Lui lo è.
Ma poi ti accorgi che questa santità non è un tesoro geloso che Dio tiene per sè ma lo dona a tutti quelli che decidono di appartenergli.
Graziella era una di questi, santi sconosciuti con cui mi sono trovata a condividere una fede, a quei tempi, 15 anni fa, acerba, che con la sua vita, la sua storia mi comunicava la fiducia indiscussa nel nostro Dio, santo dei santi.
Alle 7 di ogni mattina andava ad aprire la Cappellina dell’ospedale dove alle 7.30 si sarebbe poi tenuta la messa per quelli che prima di timbrare il cartellino volevano ricevere da Dio il sigillo della sua benedizione per la giornata che cominciava.
Quando la conobbi aveva 80 anni e oggi che si fa il funerale ne avrebbe 95.
Peccato che nè io nè Gianni possiamo andarci perchè siamo a letto entrambi con l’influenza.
Ma tornando ai santi non posso dimenticare quello che Graziella condivideva con me, gioia dell’appartenere a Cristo, dolori per i ricalcoli continui di una vita tribolata per le divisioni tra i figli, per il poco amore mostrato verso quello più debole e sfortunato.
Un tempo Graziella era nell’abbondanza e aveva una posizione tanto florida che un giorno disse al Padreterno:”Signore tutto questo è troppo per me. Toglimi qualcosa!”
Nel giro di poco tempo si ammalò e morì il marito poi il figlio si sposò, perse il lavoro e si separò dalla moglie e poi tante altre cose che le resero la vita sempre più difficile.
Ma Graziella in tutto quello che le acadde non smise mai di lodare, benedire e ringraziare il Signore con un umiltà esemplare, con una fede granitica in quel Dio che l’aveva messa a dura prova ma non aveva mai permesso che fosse travolta dai flutti di morte.
Graziella apparteneva a Dio, questo io percepivo e lo stare con lei mi dava una serenità, una pace, una gioia che è rarissimo possano trovarsi in un contesto di sofferenza.
Era una povera di Dio, una affamata,assetata, di Lui, ma era anche una che dal patire imparò a consolare, confortare quelli che si trovavano in situazioni di bisogno.
Gesù oggi ci dice chi è il Signore, quel Signore che detta la legge, quello che da piccola mi faceva paura.
“Qualunque cosa avete fatto ad uno di questi piccoli, l’avete fatta a me”.
Ecco chi è il Signore, un piccolo, un affamato, un assetato, un ignudo, e non cè bisogno di arrampicarsi su scale traballanti e insicure per arrivare a toccarlo nel cielo dove si pensa che comunemente risieda.
Quando alla fine del rito funebre il sacerdote incenserà la bara la verità sarà evidente.
Figli di Dio, figli di re, santi come lui che è santo.
Dio non ha bisogno di segni esteriori per convincersi che gli appartieni, ma noi sì.
Qualora ce ne dimenticassimo ha cosparso il mondo di santi che silenziosamente e umilmente contnuano all’alba ad aprire le chiese dove poterlo incontrare, chiese di carne, chiese di poveri peccatori, chiese di malati nel corpo e nell’anima.
Solo i santi hanno le chiavi per farti entrare in più intima comunione con il Signore.
23 febbraio 2015

sabato 4 marzo 2017

Seguimi!


Seguimi! ( Lc 5,27)

Chi non si è sentito interpellato dalla chiamata perentoria di Gesù?
Sicuramente molti, leggendo il vangelo di oggi (se lo hanno letto, se hanno l’abitudine a leggerlo) hanno pensato che Gesù non ce l’aveva con loro, perchè la tipologia di persone che è messa al centro di questo passo è quella di uno che faceva un lavoro sporco, considerato un pubblico peccatore, sia perchè riscuoteva i soldi per la potenza ingiusta e oppressiva di Roma, sia perchè su quei soldi ci faceva la cresta, per viverci al meglio possibile.
Un’altra caratteristica di questo personaggio è il suo stare seduto ad aspettare ciò che a suo parere gli era dovuto.
Fino a quel momento Levi, che poi sarà ribattezzato Matteo, non credo si sia posto tanti problemi, sicuro di essere nel giusto, perchè chi di noi non avanza qualcosa dagli altri, non dico in soldi, ma in affetto, stima, vicinanza, compassione, amicizia ecc ecc?
Siamo tanti Levi, nascosti dietro i nostri perbenismi e tutti sediamo sui nostri piccoli o grandi scranni ad aspettare…
Ma Levi, sconosciuto agli onori delle cronache se non fosse stato per quella chiamata, pur sembrando all’apparenza un uomo arrivato, un uomo che si era fatto una posizione, viveva il cruccio nel cuore di essere evitato per quel suo sporco lavoro.
E non è cosa semplice vivere nella tua comunità ed essere da tutti scanzato.
Lo sguardo di Gesù si posò su di lui, uno sguardo non di giudizio, sicuramente, altrimenti non avremmo assistito ad una reazione così immediata, istantanea, senza ripensamenti.
Uno sguardo che può cambiare la vita!
In questa società dove è diventato cosa rara essere visti (con tutti questi marchingegni elettronici che con i loro suoni, colori e ammiccamenti, ti trasportano in un mondo dove anche il sangue non macchia e i terremoti ti lasciano comodo sul tuo letto e, se non ti spaventi troppo, puoi pure continuare a dormire), ci siamo scordati che le persone hanno gli occhi e gli occhi servono non solo per guardare, ma per essere guardati.
Mi viene in mente e come non potrebbe? l’ultima bomba mediatica del suicidio assistito con tanto di Satana che ti fa da facilitatore, accompagnatore vestito perbene.
La gente pensa che il corpo che abbiamo ci appartiene e ne possiamo fare ciò che vogliamo.
Ci sono momenti che questo non ci è possibile, perchè, anche se sei sano come un pesce, non puoi fare a meno degli altri, non fosse solo per la connessione che paghi e che ti mette in relazione???? con tutto il mondo.
Guardi, ma non sei guardato, perciò la dipendenza da questi strumenti ti fa diventare uno zombie.
Essere guardati è essere visibili, esistere.
Io ho sempre avuto un problema con la mia visibilità, perchè, quando ero piccola, tendevo a nascondermi ritenendomi uno sgorbio, veramente non ritenendomi neanche quello, visto che quando si è in tanti in famiglia ti guardano e ti cercano sempre per farti fare qualcosa.
Poi, quando mi sono resa conto di avere un corpo l’ho odiato perchè era brutto e ho passato la vita a coprirlo, a mimetizzarmi, a travestirmi.
Chissà che peccati avevo fatto per sentirmi così o chissà cosa avevo capito di Gesù in un istituto di suore frequentato per 16 anni consecutivi dall’asilo alla maturtità.
Il corpo che io nascondevo ora è allo scoperto, perchè, quando vai su una carrozzella con tanti problemi, l’importante è che uno ti porti, compresa la copertina e tutto il tuo bagaglio di pronto soccorso e che, se vai in chiesa o in qualsiasi altro luogo, tu venga messa davanti, altrimenti non vedi niente.
Mio marito ha sempre il complesso di disturbare e tende a fare l’opposto, perchè la gente poi ha problemi a incrociare una carrozzella e forse anzi sicuramente lo sguardo di chi ci sta sopra.
“Beata te che hai uno che ti accompagna!” mi sento dire, e io rispondo con un po’ di cattiveria qualche rara volta, la vera beatitudine è quando puoi scegliere se essere portato o portare.
Tornando allo sguardo…

A quanti fa bene scontrarsi con uno che sta peggio di te?

A quanti gioverebbe incrociare gli occhi di un poveretto, di quelli che in genere nei luoghi di preghiera stanno davanti, per fare una riflessione sulla propria vita, sui doni ricevuti, su quelli dilapidati, sulla nostalgia di occhi di madre e di padre che con amore, affetto, tenerezza si sono posati su di te quando non ancora sapevi camminare?
Uno guardo nostalgico di infinito, di eterno, di uno e distinto, uno sguardo d’amore, uno sguardo di perdono, perchè se sei figlio e figlio di Dio vai bene sempre a Lui e sei tu che ti devi convincere che la vita acquista valore se riesce a darne anche e soprattutto a chi ti guarda.

giovedì 2 marzo 2017

Morte e vita


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"Io ti comando di amare il Signore"(Dt 30,16)

Della parola di Dio ciò che mi ha più colpito è l'urgenza della scelta che non prevede mezze misure, vie alternative meno dolorose e difficili.
Il testo del Deteuronomio e il passo del vangelo fanno riferimento alla morte che a seconda della nostra scelta di amare o non amare il Signore, seguire o non seguire Cristo, può portare alla negazione, all'annullamento della persona o alla sua piena realizzazione e quindi beatitudine eterna.
E' incredibile come la stessa parola possa avere significati completamente opposti e come solo seguendo Gesù, ascoltando quello che dice, non scandalizzandoci delle sue parole, ma con umiltà, pazienza, perseveranza e soprattutto fiducia, seguendolo per le strade impervie e sconosciute l'annuncio scomodo diventa sempre liberatore.
" Chi mi vuol seguire rinneghi se stesso" dice Gesù.
E' il primo passo, la prima cosa da fare, il primo sì da dire al Signore per convertirsi e credere al Vangelo.
Ieri il sacerdote ci ha cosparso il capo di cenere per ricordarci cosa siamo, perchè la vita dura un soffio e polvere eravamo e polvere torneremo ad essere.
Rinnegare se stessi, fin quando c'è tempo, e questo è il tempo opportuno, è accettare che Qualcuno dia consistenza e valore eterno a ciò che vediamo non durare e non servire.
Scegliamo quindi oggi chi seguire, a chi vogliamo appartenere, da chi ci vogliamo far trasformare.
La cenere ci evoca sempre qualcosa che finisce, che ha smesso la sua funzione, come quando, seduti vicino al camino vediamo esaurirsi la fiamma e cessa il calore perchè la legna o il carbone si sono consumati.
Ma se oggi noi non sappiamo che farcene della cenere, visto che anche i resti della cremazione dei nostri corpi mortali è proibito disperderli per l'aria o per l'acqua perchè inquinano, sappiamo anche, chi ha qualche anno di più sulle spalle, che la cenere la usavano le nostre nonne, le nostre mamme per fare il bucato, per renderlo bianco e profumato.
La cenere la si usava anche come fertilizzante come ancora solo soliti fare nei paesi più poveri dove l'industria chimica ha preso il sopravvento a discapito della salute.
Penso alla croce che in questo cammino quaresimale dobbiamo caricarci sopra le spalle, della quale faremmo volentieri a meno.
Gesù da subito ci invita a imitarlo eco di quello "scegli oggi" del passo del Deteuronomio.
Come Lui è morto così noi moriremo, ma come Lui è risorto, anche noi risorgeremo se ci lasceremo bruciare dal fuoco del suo amore.
La nostra croce, il nostro legno, il nostro corpo innestato al suo, bruciando, morendo, offrendo, siano trasformati in concime di vita nuova, occasione, strumento per lavare i nostri panni sporchi e offrire al Signore la veste bianca e immacolata del nostro Battesimo.

mercoledì 1 marzo 2017

Riconciliazione

con Dio e con i f


"In nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (2Cor 5,20)

Lasciarsi riconciliare significa che non noi ma Dio vuole fare pace con noi. E' incredibile come la Quaresima non inizi con una minaccia per i peccati che abbiamo commesso, ma con un richiamo accorato di Dio a tornare nella sua casa, a lasciarsi abbracciare da Lui.
La Quaresima è un tempo di attesa , attesa di Dio che aspetta i suoi figli alla porta con lo sguardo fisso lontano aspettando che l'orizzonte si muova e la polvere che si solleva gli dia il segno della vita che si rinnova.
La polvere è il simbolo di questo giorno in cui ci vengono imposte le ceneri, frutto della combustione delle palme agitate al passaggio di Gesù nel suo ingresso solenne nella città dove avrebbe trovato la morte.
Morte e vita s'incontrano in questo giorno in cui non c'è cosa che non ci ricordi la morte, non c'e cosa che non ci ricordi la vita, facce di una stessa medaglia se ci lasciamo riconciliare da Dio.
Quello che più mi colpisce è che il protagonista di questa giornata non è l'uomo impastato di terra, destinato a tornare in polvere, ma Dio che non si rassegna che i suoi figli muoiano lontano da casa, dalla sua casa.
E' Lui che ci ha creato, è Lui che ha soffiato lo Spirito sopra di noi, è Lui che vuole tornare a donarci quel soffio di vita.
Rispondere ad una chiamata, questa è la Quaresima, un tempo in cui il deserto in cui Lui ci vuole condurre, chiarificherà il nostro desiderio e ci farà chiaramente distinguere cosa è essenziale per non rimanere terra riarsa, senz'anima, priva di vita.
Ogni anno ci si ripropone lo stesso invito, ogni anno Dio ci propone una vacanza in un luogo non sponsorizzato dalle agenzie turistiche, non ricercato da persone che hanno tutto o pensano di avere tutto, un luogo speciale per un incontro speciale con lui.
Il deserto può affascinare o fare paura a seconda dei casi.
Intanto una cosa buona è che ci puoi andare vestito come ti pare, senza maschera, ieri è finito il carnevale, perchè non c'è nessuno da compiacere o a cui piacere. Nel deserto la prima cosa che avverti è la libertà di essere te stesso, di muoverti come vuoi, di prendere qualsiasi direzione.
E la libertà è cosa rara di questi tempi in cui anche l'aria è condizionata quando te lo puoi permettere.
Nel deserto non ti serve altro che un buon udito, perchè nel silenzio Dio può parlare al tuo cuore.
Il cuore è il nostro terzo ma più importante orecchio, perchè è lì che Dio vuole arrivare, al tuo cuore per sussurrarti parole d'amore, per portarti a contemplare le delizie della stanza del re, per vivere un esperienza di assoluto, di infinito, di trascendenza, di eternità.
Nel deserto ci prepariamo alle nozze con lo Sposo che abbiamo più volte tradito, ci ritroviamo a ripercorrere la nostra storia di uomini visitata e redenta da Dio.
Ogni anno andiamo in vacanza, grazie a Dio e grazie a Lui la scelta cade sempre su terre non registrate sulle mappe turistiche.
Perchè il deserto lo puoi fare anche in città, a casa, in mezzo alla folla, non un deserto di divisione, ma un deserto di comunione con Dio e con i fratelli

martedì 28 febbraio 2017

GRAZIE



" Non presentarti davanti al Signore a mani vuote"(Sir 35,6)

Ho sempre avuto problemi nel fare i regali, e mi sono sempre premurata per tempo di fare bella figura, che consisteva nello spendere poco  in ciò che sembrava valere molto di più.
Era un modo per pareggiare i conti e averne anche d'avanzo.
La cosa che mi faceva stare più male era sentirmi in debito con qualcuno, per cui lasciavo sempre un margine cospicuo per sentirmi beneficiaria e non beneficata dallo scambio di regali.
Poi è arrivato il Signore e ha sconvolto tutti i miei schemi collaudati, cercati, preparati con cura per non sbagliare.
Il primo a mettermi in seria difficoltà fu uno psicoterapeuta a cui non volevo dare il permesso di prolungare la seduta foss'anche di 5 minuti, perchè non mi piaceva la parte della debitrice.
Ci lavorammo anni per farmi imparare a dire grazie, ad accettare che qualcuno era in credito con me.
Allora il problema da risolvere era vincere la paura di andare sola, malattia che caratterizzò la vita di mia madre dalla quale  fino alla morte, nonostante la fede, non riuscì a liberarsi.
La paura non si vede, non si sente se non ce l'hai addosso e la devi sperimentare per sapere con quale mostro ti trovi a combattere.
E' toccata pure a me questa scomoda eredità che si è aggiunta alle altre di cui avrei fatto volentieri a meno.
A 45 anni mio marito e io cominciammo a frequentare il CEIS, per la prevenzione del disagio giovanile, perché, come genitori, come insegnanti, come cittadini avevamo sentito forte il desiderio di aiutare qualcuno.
Ci spogliarono subito delle nostre velleità, noi che pensavamo di andare a dare il nostro contributo di competenza e di esperienza e buona volontà, ci ritrovammo sui banchi dell'asilo a riflettere su cosa erano i sentimenti perchè non puoi aiutare gli altri se sei pieno di altro, d'ignoranza per esempio.
Ho cercato sul vocabolario la parola, le parole rispondenti a" sentimento" ma ci misi del tempo per capire che la paura come l'odio e  l'amore sono sentimenti da gestire al meglio, non svendere o negarli perchè ti complicano la vita.
"Perchè mi vuole impedire di farle un regalo? " fu la domanda che mi spiazzò sulla quale continuo a riflettere.
Incapacità a dire grazie, a riconoscere all'altro una dipendenza che ti pesa, perchè ti ricorda sempre che ti manca qualcosa.
"Quattro grazie al giorno aiutano a sopravvivere" ha scritto in un libro Mons, Rocchetta, quando non era ancora monsignore.
Ma anche se lo sai, la maggior parte del tempo la passiamo a lamentarci delle cose che ci mancano e a dare per scontate quelle che abbiamo.
La vita è maestra in questo senso, anche se il tempo non è un parametro assoluto e cambia a seconda delle persone, delle situazioni, ecc ecc.
Io mi sforzo di mettere a fuoco quello che c'è per non deprimermi troppo.
Una volta ricordo che all'ora di pranzo non avevamo che uno striminzito avanzo di pasta con le zucchine uscite male e funghi plerotus mollicci e insipidi di quattro giorni prima. Li abbiamo uniti gli avanzi per aumentare la porzione nel piatto, mescolandoli.
È a dir poco incredibile come da due "schifezze" ci esca una cosa buona.
E invece è successo sì che io ho esclamato stupita ma piena di gioia per le conferme della vita al vangelo.
" Ma questo siamo no! Da soli non valiamo niente, insieme siamo una potenza!"
Chi l'avrebbe detto che scopri il valore dell'altro quando ti manca qualcosa, e anche il tuo se è per questo!
A sapere che ci voleva l'unione di più ingredienti difettosi per fare un capolavoro e che quando ti accorgi del tuo bisogno scopri il valore di quello che hai.
La prima preghiera che insegnai a Giovanni, aveva meno di due anni, non fu né un Ave Maria, né un Angelo di Dio, ma " Per che cosa vogliamo ringraziare Gesù?"
La lezione l'avevo imparata così bene che con il piccolo Giovanni, libro di carne recapitatomi per fare gli esami di riparazione sulla trasmissione della fede ( a nostro figlio non gli avevamo insegnato neanche il segno di croce ) ,mi sono messa d'impegno a farmi aiutare da lui, cercarle gli "scintillanti" della giornata insieme.
Dalla preghiera al gioco, dal gioco alla preghiera...
grazie per le patate, per i colori. per il sole, per il parco, per gli amici, per il parcheggio ...
Che tempi e che scoperte con un bimbo che si meravigliava di tutto, tutto era una sorpresa,  tutto un dono!
Così i bambini ti insegnano a vivere il Vangelo, casomai ti scordi di ringraziare e di mettere una sedia per Gesù, così ci si può sedere.
A Dio non possiamo dare niente, capii in queglii anni, perché tutto è suo e  l'unica  offerta possibile è un GRAZIE per ciò che siamo, per ciò che ogni giorno ci dona senza neppure che glielo chiediamo. L'importante è accorgersene

sabato 25 febbraio 2017

BAMBINI


” Lasciate che i bambini vengano a me.”
( Mc 10,14)
Certo è che per capire la parola di Dio bisogna che il tempo passi, che l’acqua, tanta acqua scorra sotto i ponti e che abbiano superato il livello di guardia non una ma cento, mille volte.
Peccato che ce ne accorgiamo tardi ma meglio tardi che mai.
Quando rimasi incinta del mio primo e rimasto unico figlio non trascurai di leggere tutto ciò che era necessario per conoscere ciò che io avrei dovuto dargli per farlo stare bene, per assicurargli un futuro di bravo e buon ragazzo, educato, rispettoso e pronto per affrontare senza timore le inevitabili battaglie della vita.
E di questo ne avevo avuto un assaggio indigesto non appena lo concepimmo, perchè fu allora che incappammo da subito in medici, medicine, ospedali, indagini, mala sanità inframezzata da qualche rarissimo spiraglio di cielo.
Perchè a ben pensarci, come commentò la mia amica dopo aver letto la storia, il mio primo e per ora rimasto unico libro che ho scritto fermo al 5 gennaio 2000, dobbiamo pregare per questi poveri medici su cui confluiscono le nostre aspettative puntualmente deluse.
La vita non è andata in vacanza da allora, anzi si è data da fare per farmi sentire viva, e quale corpo può dirsi morto fino a quando sente il dolore?
Se è per questo non sono viva ma stravivivissima e come dice la mia amica Michela Malagò vivisiima e strabenedetta, con cui lei, amica del Web mi saluta al mattino.
In questa settimana, poichè io sono scomparsa, sono scomparsi i saluti.
Chissà a quanti è venuto in mente che stavo male di più, se fosse stato possibile!
Tornando ai bambini su cui ti soffermi solo dopo dopo che ti sono venuti a mancare, ripenso al mio diventare orfana di figlio prima di metterlo al mondo, visto che a due mesi mi fecero l’anestesia totale per togliermi quel grumo di sangue che hanno chiamato gravidanza extrauterina ma che di extrauterino era solo il loro cervello, quello dei medici, che poi si sono inventati per coprire l’abbaglio che avevo una tuba cistica.
Un pezzo di giovane di 2 metri con tanto di moglie e di prole è la mia gravidanza mancata che mi fu restituita dopo 5 anni da mia madre.
E io ancora con la testa imballata su ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che dovevo dare non mi preoccupai minimamente di cosa poteva dirmi un bambino sconosciuto di 5 anni, pur essendo io quella che lo aveva partorito.
Ma siamo abituati a metterci in cattedra e non ci sfiora l’idea che i bambini hanno tanto da insegnarci.
Ne ho fatto esperienza con i figli di mio figlio, l’ex extrautereino, che infischiandosene che la scuola mi aveva messo in pensione perchè incapace di deambulare, affidò alle mie cure prima Giovanni e poi Emanuele di 4 anni più piccolo.
I miei libri di carne li chiamo, perchè il vangelo me l’hanno insegnato loro, aprendomi gli occhi e le orecchie alla meraviglia, facendomi rimpicciolire a tal punto da mettermi con loro nelle tane delle formiche o nei raggi di luce che si immillano quando al mattino il sole poggia i suoi raggi sul mare increspato dalla brezza leggera.
Giovanni li chiamò “scintillanti” e da allora ne andammmo in cerca, ne facemmo una professione, per riempire ogni giorno il nostro sacco di grazie a Gesù, a Maria, a Dio, a tutta la corte celeste.
Fu un ‘mpresa far entrare a 6 anni di distanza il piccolo Emanuele nel sacco lui che non conosceva il nostro linguaggio cifrato.
Emanuele diceva che a casa mia c’era il lupo ma lo Spirito santo non va in vacanza e mi suggerì quella volta e fu per sempre che, invece di consolarlo dicendo bugie sul rientro anticipato della madre con eventuale regalino, mi sono fatta lui, sono diventata Emanuele e con lui ho cominciato a entrare nel suo dolore parlandogli della mamma, di quanto era bella, di quanto morbide le sue braccia, dolci i suoi baci.
Che aveva ragione a piangere, anche io l’avrei fatto.
Si rasserenò quasi subito, un po’ quello che accadde a me qualche giorno fa in cui, presa dalla disperazione, tanto stavo male, mi si aprì la pagina delle LAMENTAZIONI.
Mi sono sentita dire che avevo ragione a lamentarmi e che Dio mi metteva in bocca la sua parola per non farmi sforzare.
Mi sono sentita dire che c’è spazio anche per il lamento, che non è peccato e che Dio attraverso un bambino gà anni prima me l’aveva suggerito per farmi guadagnare la fiducia in Lui che mi ama di amore eterno e sa cosa consola l’uomo.
C’è un tempo per ridere, un tempo per piangere, un tempo per ringraziare il Signore di quel pianto e di quel riso.