sabato 13 agosto 2016

SPOSTAMENTI


Image for Dove posare il capo
Meditazioni sulla liturgia di
Sabato XIX TO anno pari
Letture: Ez18,1-10.13.30-32; Sal 50; Mt 19,13-15
” Formativi un cuore nuovo e uno spirito nuovo” (Ez 18,31).
Siamo soliti dare la colpa agli altri di quello che ci succede.
Ai nostri genitori, agli antenati, alle condizioni difficili in cui ci siamo trovati per l’imperizia o il peccato di chi ci ha preceduto.
In questo modo ci esoneriamo dall’esame di coscienza e, con lo sguardo fisso alla terra che ci è stata sottratta o consegnata piena di rovi e spine, non guardiamo a ciò che abbiamo, ciò che Dio continua a seminare nei nostri cuori attraverso la sua parola.
Non guardiamo, non apprezziamo la nuova terra che con il Battesimo ci ha riconsegnato da coltivare e far fruttificare con il suo aiuto.
La vita è un viaggio attraverso il deserto che, guarda caso, è terra non produttiva dove non si vive bene, che devi attraversare per poter apprezzare che non sei solo e e che Dio è con te, ti accompagna e ti nutre e ti parla e ti è fedele sempre, anche quando i tuoi ti abbandonano o tu abbandoni ciò che è giusto e salutare, e ti prostituisci a idoli muti.
Mi ha sempre affascinato l’idea della terra donata da Dio, la terra con cui mi ha impastato, la terra su cui ha soffiato il Suo Spirito senza stancarsi.
Siamo suoi figli e, se a un genitore può capitare che si dia per vinto di fronte al comportamento ingiusto del figlio, Dio non si arrende e continua a gettare il suo seme, continua a dare vita al mondo.
Se i nostri antenati hanno mangiato l’uva acerba non dobbiamo più dire che i denti dei figli si sono allegati, perché la responsabilità è personale e, prima di Cristo, Ezechiele ce lo ricorda in un tempo in cui la schiavitù avevo reso molli le braccia, rarefatto la preghiera, spento la speranza.
Le letture di oggi ci invitano a guardare avanti e ad agire secondo quello che dice Gesù.
“Lasciate che i bambini vengano a me”.
Cominciamo da qui; dal parlare di Dio ai nostri figli, a portarli con noi quando andiamo alla messa, spiegandogli con parole semplici ciò che il sacerdote dice e fa, preghiamo insieme a loro, al mattino alla sera e in ogni occasione bella o brutta che stiamo vivendo.
Insegniamo la gratitudine per quello che abbiamo ricevuto, non lamentandoci di quello che ci manca, invitiamoli a fare altrettanto a suggello della giornata.
Il nostro compito è di portare i bambini a Dio e non a noi stessi e a infondere in loro la fede che Dio ci ama e che non ci lascia soli neanche un momento.
Leggendo il vangelo, però, la prima cosa che mi è venuta in mente non è tanto il dovere che ho di portare a Lui i bambini, quanto quello di ringraziare Maria che mi ha portato Gesù.
Ieri, quando mio marito me L’ ha portato a casa mi sono commossa tanto da rimanere senza parole, mentre le lacrime parlavano al posto mio.
Non me l’aspettavo perché Gianni non è ministro straordinario dell’Eucaristia e perché, sollecitato più volte da don Ermete a che comprasse un portaostie perché non fossi privata del dono del Corpo di Cristo quando sto male, non aveva ancora comperato nulla, preso com’è stato a provvedere ai miei bisogni materiali, che in questi ultimi giorni gli hanno impedito anche di lavorare.
Ebbene ci ha pensato il Signore a risolvere il tutto, facendogli trovare una persona, presente per caso a quell’ora di quella messa, che di portaostie ne aveva tre e abitava vicino, sì che è andato a prenderglielo e glielo ha regalato.
Gesù si è spostato ed è venuto da me, è entrato nella mia casa, mi ha scaldato il cuore prima ancora di aprire la piccola teca.
Ho percepito la mia indegnità mai come ieri sera, perché mai avrei pensato che il Dio dell’universo, Creatore e Signore di tutte le cose, si sarebbe spostato per venire di persona a casa mia.
Avevo polemizzato tempo addietro, quando nella mia chiesa il sacerdote aveva spostato il crocifisso grande issato sopra l’altare e lo aveva messo su una parete laterale della navata.
Il crocifisso su cui avevo alzato lo sguardo il giorno della mia conversione!
Mi sembrava un atto blasfemo perché era come sminuirne il valore per mettere al posto suo un’ altra immagine.
Poi però mi sono accorta che la nuova posizione era vicino alla sedia dove sono solita sedermi e che il trasloco mi aveva giovato, perché Gesù ce l’avevo vicino e finalmente potevo vedere i segni della sua passione, i chiodi e le spine, il volto reclinato, le braccia distese, concedendomi un’intimità che non conoscevo.
Gesù era sceso dal suo piedistallo e si era fatto più vicino, per me che non distinguo i contorni delle cose quando sono distanti, con o senza occhiali, si è fatto carico del mio bisogno di uno spazio più ristretto per adorarlo e comunicarmi il suo amore.
Ho pensato che alla risonanza magnetica di qualche giorno fa, in cui dovevo passare due ore, con l’aiuto di tanti fratelli che si sono messi a pregare perché fosse possibile, non a caso mi si è presentato mentre il mare era in tempesta, grande, avvolgente, caldo che mi prendeva per mano e mi diceva “Non temere, sono qui, non avere paura”.
Si era spostato di nuovo per stare vicino a me.
Il mio grazie è andato a Maria che me l’aveva portato dopo tante notti insonni in cui dicevo rosari di avemarie per poter dire il Padre Nostro.
Penso a quanto mi è stata vicina questa Madre che mi ha portato Gesù, madre da me tante volte invocata negli ultimi tempi, ma da sempre pregata nella mia famiglia d’origine, da mia madre che ogni notte assolveva al voto fatto per la salvezza dell’anima dei suoi figli, sgranando non so quante avemarie.
Penso a mio padre avanti negli anni che mi confidava quanto gli fosse d’aiuto rivolgersi alla Madonna quando sentiva le fitte del cuore malato diventare spade conficcate nel corpo.
Penso al piccolo segno di croce che mia madre imprimeva sulle nostre fronti prima di andare a dormire, al nome Maria che portiamo noi tre sorelle, alla bottiglia piena di acqua di Lourdes che papà mi versò tutta mentre mi divincolavo nel letto presa da grandi dolori.
Allora pensavo che l’effetto era deleterio, visto che le malattie aumentavano in proporzione delle preghiere.
Quanto ero distante dalla verità!
Non c’è dubbio che Maria alla quale ci siamo consacrati sia stata la scala che ci ha portato a Gesù, senza farci salire, ma facendogli spazio per farlo scendere perché lo stringessimo al petto e fossimo scaldati dal suo calore.
Image for Preghiera a Maria, regina della famiglia

venerdì 12 agosto 2016

Lo Sposo

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“Ti avevo reso uno splendore” (Ez 16,14)
Ci fa bene ricordare chi eravamo e chi siamo, come eravamo conciati quando il Signore si commosse, si fermò e si chinò su di noi.
Il nostro incontro con Cristo ci ha risuscitato, ci ha fatto creature nuove, ci ha tolto la sporcizia di dosso e ci ha resi desiderabili.
Ci siamo inorgogliti a tal punto da pensare di poter fare a meno di lui, che basta lavarsi o essere lavati una volta per sempre per essere sempre belli e desiderabili.
Nel tempo della giovinezza non si fa tanta fatica a vestirsi, truccarsi, mimetizzare le piccole imperfezioni naturali, perché la giovinezza di per s’è ti fa venire in mente i fiori appena sbocciati, il loro profumo, il loro colore.
Non ci preoccupiamo di pensare al dopo perché ci sentiamo immortali, padroni del tempo, padroni e signori della nostra vita.
Ci svendiamo al primo passante, l’idolo di turno, l’idea, il movimento, la moda, i sogni emergenti.
Ci dimentichiamo del nostro Creatore e smettiamo di dire le preghiere piccole e brevi in verità che ci avevano insegnato da bambini.
Oggi Dio rivendica la sua proprietà e ci ricorda chi eravamo e a cosa siamo chiamati. Ci rischiara le idee sul suo progetto iniziale e ci rinnova la sua promessa di fedeltà per tutta la vita.
Quella fedeltà che gli sposi fanno tanto fatica a mantenere, perché il tradimento è sempre in agguato con il figlio, con il lavoro, con gli amici, gli hobbyes, la carriera, il tempo che non basta mai per tutte le cose di cui l’abbiamo riempito, per paura che il vuoto ci risucchi e non ci faccia esistere.
Il tempo della famiglia è pieno di cose da fare più che di persone da amare, anche se siamo in buona fede all’inizio e ci illudiamo che quelle cose portano benessere non solo a noi ma anche ai membri della nostra famiglia, alla persona che abbiamo scelto per condividere con lei gioie e dolori, salute e malattia, finché morte non ci separi.
Le parole di Gesù sembrano dure ” L’uomo non separi ciò che Dio ha unito” tanto da far esclamare agli apostoli che allora non conviene sposarsi.
Questa mattina mi chiedo se mi è convenuto sposarmi dopo 45 anni che vivo con Gianni non sempre in armonia.
Sono la donna più beata del mondo per le persone che ci incontrano, mentre lui mi spinge la sedia a rotelle o mi porta la borsa o fa la fila per pagare al supermercato.
Non nascondo che spesso mi è venuta la rabbia perché magari in quel momento sentivo il bisogno di uno sguardo misericordioso sulla mia situazione di sofferenza, di handicap, perchè passo per una che finge perché la mia faccia è sempre sorridente, la pelle distesa e la voce ferma e vitale come gli occhi che cercano sempre l’incrocio con lo sguardo dell’ interlocutore che mi sta davanti.
Ebbene in quei momenti mi tornano in mente tutte le cose che ci dividono, che ci impediscono di vivere la differenza come opportunità di vita sempre nuova.
Mi viene in mente che Dio l’ha fatto proprio difficile questo progetto d’amore dove devi essere sempre pronto a perdonare non 7 ma settanta volte sette.
L’ha fatto difficile anche se all’inizio sembra una passeggiata, un dono trovare una persona da cui ti senti amata , vivere l’esperienza di eternità, di infinito, di uno e distinto, di trascendenza, di comunione.
Il dono pensiamo sia quello dell’innamoramento che dura quello che dura, due, massimo tre anni.
Dopo arriva il tempo delle disillusioni e il dono è allora che lo devi scartare per rendere possibile la meraviglia dell’inizio. La grazia del Sacramento.
E’ allora che comincia la salita perché scopri che la persona che hai sposato non è carne della tua carne ossa delle tue ossa, è persona che devi imparare a conoscere come diversa da te e decidere di dargli vita partorendola di nuovo con l’aiuto di Cristo, della sua grazia, del Suo amore.
“Senza di me non potete fare nulla ” dice Gesù e sperimentiamo quanto è vero se lo seguiamo nelle sue catechesi di vita apparentemente dure e incomprensibili.
“Non conviene” ci viene istintivo di pensare perché meglio soli che male accompagnati.
Quante volte l’ho pensato quando mio marito faceva il contrario di quello che per me era giusto, scontato, ineccepibile.
Oggi che sta facendo la fila in ospedale con le mie carte, referti, analisi, raggi, risonanze ecc ecc per fare la visita prenotata al posto mio che sono bloccata a letto, penso a quella beatitudine che mi attribuiscono gli altri e ringrazio il Signore perché pian piano mi sta facendo vedere non le cose che mancano, ma quelle che ho.
E lo Sposo che mi ha messo a fianco è il suo libro di carne su cui io devo fare gli esercizi per imparare ad amare come Lui ci ha amato.
Solo così sarò pronta per celebrare le nozze con Lui, lo Sposo per eccellenza, che dall’eternità aspetta di unirsi a me per fare di me una regina.

martedì 26 luglio 2016

Santi Gioacchino e Anna


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Meditazioni sulla liturgia di
martedì della XVII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
e della liturgia propria dei
Santi Gioacchino e Anna ( memoria)
” Riconosciamo Signore la nostra infedeltà, la colpa dei nostri padri; abbiamo peccato contro di te”(Ger 14,20)
” Facciamo memoria degli uomini illustri” ( Sir 44,1)
Oggi la liturgia ci mette di fronte ad una scelta.
Da un lato fare memoria degli “uomini illustri” in questo caso Gioacchino e Anna i genitori di Maria, e meditare sulla parola propria di questo giorno di festa (Sir 44,1.10-15; Salmo 131; Mt 13,16-17), dall’altro ci invita al pentimento per i peccati nostri e dei nostri antenati che continuano a infestare il campo di Dio (Ger 14,17,22; Salmo 78(79); Mt 13,36-43).
E’ infatti questo l’argomento su cui Gesù si sofferma nella spiegazione della parabola del grano e della zizzania che martedì della XVII settimana del TO la Chiesa normalmente propone alla nostra riflessione.
A me piace ascoltare appena mi sveglio ciò che Dio mi dice e sono affamata della sua parola, mai sazia di quello che leggo, mai sazia di quello che riesco a capire, fare mio, interiorizzare, collegandolo con la mia storia, per farla diventare storia sacra come a Dio piace.
Non posso negare che mi commuove sempre la celebrazione, il ricordo, la festa di una coppia di sposi, una coppia che ha dato vita non solo nella carne ma anche nello spirito ai suoi figli.
E in questo caso la figlia, Maria è stata donata a noi per l’eternità, avendo accettato, accolto nel suo grembo il seme dello Spirito che si è fatto carne per noi e ha cancellato il nostro peccato, rendendoci tutti figli di re, profeti e sacerdoti.
Se solo riuscissimo a godere del dono che abbiamo ricevuto attraverso la testimonianza di vita di tanti uomini illustri, luminosi, timorati. di Dio!
Quegli uomini che hanno concimato con la preghiera e le buone opere la terra a loro affidata, la terra promessa in cui la zizzania è dovuta arretrare per fare spazio all’amore reciproco cementato dall’amore di Dio condiviso e accolto come grazia.
Di questi due santi non si conosce la storia certa, ma ” Dai loro frutti li riconoscerete” è scritto.
E se la loro unione ha dato un simile frutto non possiamo che ringraziare Dio di così grandi testimoni della fede.
La zizzania della discordia è il tarlo, il verme che corrode ogni relazione e per questo molte famiglie si sfasciato e la nostra società è allo sbando.
Lucifero si sfrega le mani a vedere lo scempio che stiamo facendo del campo di Dio, la presunzione che i figli sono di nostra esclusiva proprietà e possiamo disporne come meglio ci piace.
Se leggiamo la storia antica inorridiamo quando c’imbattiamo in sacrifici umani, specie di bambini, se pensiamo a quelli gettati dalla rupe a Sparta, quando nascevano deformi.
Il nostro cuore si è indurito purtroppo perché non siamo più capaci di commuoverci davanti alla strage dei bambini non nati, o alle sevizie a cui sono sottoposte le bambine soprattutto fin dalla più giovane età.
Quando perdiamo di vista l’Interlocutore e ci relazionano solo con noi stessi questo accade e non dobbiamo meravigliarsi che i giornali e la televisione ci ripropongono sempre le stesse notizie con i nomi cambiati.
La zizzania ha preso la parte migliore e sta infestando il nostro campo, la terra che Dio ci ha dato da coltivare.
Quanta fatica per andare d’accordo in famiglia, con gli amici, con la nostra comunità!
Sembra impossibile riuscire a combattere il seme del diavolo: la discordia.
Se riuscissimo a ricordare e attualizzare quello che dice Gesù ” Senza di me non potete fare niente” , il problema sarebbe risolto.
Se gli sposi cristiani a capo a letto invece di attaccare madonne santi e crocifissi incorniciassero la promessa che si sono fatti il giorno del matrimonio” Accolgo te e prometto di esserti fedele CON LA GRAZIA DI CRISTO, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia finché morte non ci separi”!
Al mondo consegneremmo campi biondeggianti di spighe, figli santi che con le loro buone opere, aiutati da Dio, provvedono a che si moltiplichi il raccolto d’amore, di misericordia e di perdono per cambiare il volto del nostro pianeta e tornare alla meraviglia dell’inizio.

domenica 24 luglio 2016

Padre nostro


Feto
” Chiedete e vi sarà dato” (Lc 11,9)
“Signore insegnaci a pregare” è la richiesta che i discepoli fanno a Gesù dopo averlo visto alla fine della sua preghiera appartata e silenziosa.
Non le sue parole hanno colpito i suoi discepoli ma probabilmente la luce del volto, la trasfigurazione che opera la vera preghiera.
Mi sono chiesta se io so pregare, se spreco parole, se seguo i consigli che Gesù ci dà per ottenere quello che vogliamo.
Non a caso il ” Chiedete e vi sarà dato” parte dal Padre Nostro. Perché se vuoi essere certo di ottenere quello che vuoi devi sapere a chi ti stai rivolgendo. E’ normale che lo si faccia per essere certi di essere esauditi.
Ce ne ho messo di tempo ma adesso prima di cominciare qualsiasi preghiera dico un rosario di Avemarie perché Maria, la figlia perfetta, la madre, la sposa mi aiuti a dire il Padre nostro, mi aiuti a sentire Padre quel Dio da cui spesso mi sento non ascoltata, non capita, abbandonata,
Solo quando lascio la mia terra e mi inoltro nel deserto, la scuola dove il desiderio si chiarifica, s’innalza la mia preghiera al Padre, il papà di tutti i papà, come lo chiama Giovanni, il mio nipotino, nella certezza di essere ascoltata.
Se con le parole che Gesù ci ha insegnato abbiamo detto “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà” impegnandoci a perdonare chi ci offende e desiderando di non separarci mai da lui( Non abbandonarci nella tentazione) è naturale che veniamo accontentati in tutto ciò che ci serve( il pane quotidiano) per vivere la nostra vita, la nostra identità di figli di un unico padre e fratelli in Gesù.
Gesù non dice che Dio ci dà tutto quello che vogliamo perché la preghiera anche se nasce da un bisogno spirituale o materiale, certo è istintivamente preghiera di domanda, perché nasce da una mancanza, da un vuoto che vorremmo il Signore riempisse.
E si sa che il bisogno primario di ogni uomo è l’amore, l’amore di un padre e di una madre, di una famiglia che si prenda cura di Lui.
L’amore viene cercato in tutti i modi e i posti possibili da quando veniamo alla luce, ma anche prima, anche se inconsapevolmente, perchè è necessario per rimanere in vita e crescere e realizzare il progetto del nostro Creatore.
Oggi voglio pregare così.
Padre aiutami a vedere il tuo amore nelle vicende buie e dolorose della vita mia e di tutti i fratelli con i quali mi hai donato di fare questo santo viaggio, aiutami a non disperare quando le tue risposte tardano a venire, aiutami a cominciare ogni preghiera con il Padre Nostro.

sabato 23 luglio 2016

RIMANERE


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” Rimanete in me e io in voi.”(Gv 15,7)
L’intenzione Signore di rimanere in te è costante e faccio di tutto per non allontanarmi.
So che con te e in te e per te tutto diventa più facile, sopportabile, anche gioioso.
Eppure non è scontato che questo avvenga, nonostante io creda che solo in te c’è salvezza.
Sento una forza contraria che mi spinge da tutt’altra parte, la forza della recriminazione, della ribellione, la non speranza, la fede che vacilla, lo smarrimento, la confusione, i perchè a cui non arriva risposta a cui si aggiungono altri perchè.
Mai mi sono sentita così confusa, così disorientata, instabile, in balia degli elementi, mai Signore, tu lo sai, ho percepito così grande il mistero che ti avvolge e così piccola la mia mente che non riesce a penetrarlo.
Ti ho tanto cercato Signore e tra tante perle false ho pensato di aver trovato la perla di valore, il tesoro che mi avrebbe garantito una vita senza problemi.
Almeno così credevo.
Con il tempo ho imparato a discernere il bene dal male, il bene da cui deriva la gioia, la pace, la vita vera.
Sono certa che il tesoro l’ho trovato e sei tu, sono certa che non mi deluderai, sono certa che quello che oggi non vedo un giorno lo vedrò e gioirà il mio cuore e saremo felici io e te, lo so perchè tu vuoi che io sia tua sposa per sempre e ti chiamerò “marito mio” e tu alzerai il velo su tutto quello che oggi non vedo, non sento, non capisco.
Io sono la tua vigna, la vigna che ti sei piantato, di cui hanno fatto scempio passanti, ladroni, e truffatori.
Oggi nel tuo giardino la mia pianta è un ammasso di rami contorti e ammalati, ma vive.
Tu solo sei capace di ridare forza e vigore alle mie membra, di tagliare ciò che va tagliato e lasciare ciò che porta frutto. Io non ne sono capace, Signore, tu lo sai.
Ieri, al termine dell’ennesimo consulto infruttuoso e deludente il cuore mi si è aperto quando Gianni, il mio sposo, mi ha detto:
“Vogliamo lasciare tutti questi medici e ce ne andiamo alla Madonna di Loreto?”
Ho pensato che sicuramente tua madre può darci delle indicazioni che ci aiutino a vivere questo tempo senza scoraggiarci, senza cadere nella tentazione di dire che il tuo comportamento è ingiusto.
Mi dispiace che questo pensiero in questi ultimi tempi si faccia così ricorrente, un pensiero che cerco di scacciare, perchè non saresti Dio, il mio Dio, il Dio di Gesù Cristo che dal male ricava sempre il bene.
Rimanere nel tuo giardino e non essere buttata nel fuoco perchè i miei rami sono secchi è il mio più grande e insopprimibile desiderio.
Confido in te Signore, confido nella linfa che non mi farai mancare perchè la mia pianta torni a vivere alla tua ombra.
Maria mi guidi in questo cammino alla ricerca della gioia perduta.

venerdì 22 luglio 2016

S. Maria Maddalena


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” Va’ dai miei fratelli” ( Gv 20,17)
Ci sono momenti Signore che tu mi chiedi l’impossibile, quando vorrei stare un po’ più a lungo con te dopo averti cercato con tutta l’anima mia e con il corpo ho percorso tutte le strade e ho chiesto a chiunque incontravo” Avete visto l’amore dell’anima mia?”
E stanotte è successo, proprio quando lo scoraggiamento si stava impossessando di me.
Mi è bastato leggere le parole del Cantico che la liturgia ci propone per ricordare il tuo incontro con la Maddalena, che come me non riusciva a vederti, a riconoscerti, mentre tu le parlavi.
Tu il custode del giardino!
Che bello pensare che quel giardino che tu ci hai regalato, dove tu ci hai messo non hai permesso che sfiorisse e s’inselvatichisse per la nostra incuria, disattenzione, incapacità di prendercene cura.
Tu Signore non hai permesso che il nostro poco amore distruggesse o vanificasse il tuo grande eterno, incommensurabile amore. Così questa notte ho ritrovato il giardino e ci sono entrata e ti ho visto e ti ho riconosciuto e la pace e la gioia è entrata nel mio cuore e hanno disteso i nervi i muscoli i tendini impazziti di questo corpo malato.
Ho pensato all’amore che ti ha legato alle donne del vangelo, Maria tua madre e tua sposa, la Maddalena, la donna che non aveva smesso di seguirti dopo essere stata da te guarita dai sette demoni.
Non faccio fatica a credere che la sua malattia fosse quella di non riuscire ad amare a coltivare la terra benedetta e santa della relazione con l’altro diverso da sè.
Le due Marie ti hanno seguito fin sotto la croce , insieme ad altre donne, perchè la vita cresce e si sviluppa nel loro seno.
Tu Signore questa notte mi hai ricordato attraverso queste donne che ci ami di amore eterno e che sei morto per noi.
Ho meditato sgranando il rosario su questo grande e ineffabile mistero del tuo amore, giardino che non appassisce mai, dove tutto il tumulto dell’anima si placa e i profumi e i colori e la pace della tua presenza placano le tempeste dell’anima e del corpo.
I dolori erano tanti, lo sai e non trovavo una posizione giusta per non urlare, un appoggio che non mi facesse sentire le pietre aguzze di un giaciglio non scelto che è diventata la mia condanna, mentre mi lacerano la carne e mi frantumano le ossa.
Sei venuto Signore e anche a me hai chiesto” perchè piangi?” .
Ho sentito la tua voce mentre mi sussurrava parole di amore, mi rinnovava le promesse, riapriva il cuore alla speranza.
Mentre sgranavo il rosario e mi perdevo nell’incontro che stavo vivendo, attraverso Maria rivivevo, anzi vivevo la gioia del ” kaire!”, che fu sua, e di ogni persona da te visitata, e poi quel sentirmi chiamata per nome, finalmente, come accadde a Maria di Magdala. “Antonietta!”
Mi sono addormentata nelle tue braccia, o forse mi hai solo chiuso gli occhi, come accadeva quando ero piccola e cercavo così di vincere le paure della notte attraverso quel contatto d’amore.
Quando te ne sei andato hai lasciato a Maria e ai tuoi santi e ai tuoi angeli di vegliare su di me e di accompagnarmi nella giornata che mi attende.
Non sono sola nel riprendere il cammino. C’è chi mi ricorda quello che mi hai detto, chi conosce la strada per ritrovarti sempre.
Confido in te Signore che mi hai visitata questa notte, confido in te perchè le tue medicine, i tuoi interventi non possono che portare bene.

sabato 9 luglio 2016

SILENZIO


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Meditazioni sulla liturgia 
di sabato della XIV TO
“Sono un uomo dalle labbra impure” (Is 6,5)
” Tutta la terra è piena della sua Gloria” (Is 6,3)
” Voi valere più di molti passeri”(Mt 10,31)
” La Gloria di Dio è l’uomo vivente”( S. Ireneo)
Ci sono momenti in cui pensi di non valere niente, di essere sbagliato, di aver lottato invano per una giustizia che è di là da venire.
Ci sono momenti che ti senti cadere le braccia perché il tuo fallimento ti sta davanti e tutto sembra crollati addosso.
Ci sono momenti che ti senti un nulla, non amato, non cercato, rifiutato dai più intimi che un tempo ti mettevano sugli altari.
Ci sono momenti in cui ti prende uno scoraggiamento tanto grande da schiacciati, perché ti rendi conto di quanto sei piccolo, inutile, incapace, di quanto poco valga la tua vita per gli altri che ti hanno messo da parte, ti hanno dimenticato.
Ci sono momenti in cui la preghiera sale strozzata dal cuore e si ferma e rimani in silenzio, dopo aver constatato l’inutilità di tante parole che tu hai rivolto all’Eterno.
Ci sono momenti in cui ti senti polvere sulla bilancia, un granellino microscopico che una piccola folata di vento può spazzare, portare via lontano chissà dove.
Ci sono momenti in cui tutto ti sembra grande, troppo grande per te, gli ostacoli insormontabili, la paura che ti schiaccia, il deserto che si estende a dismisura.
Ci sono momenti in cui l’orizzonte è immobile come il tuo cuore che con le orecchie è teso a percepire un minimo movimento per convincerti se sei ancora vivo.
Ci sono momenti in cui quel Dio che hai celebrato nelle tua carte lo vedi presente ovunque ma è troppo grande, irraggiungibile, lontano, incomprensibile.
Ci sono momenti che pensi ti si sia rotta la radio, è andata via la connessione, hanno tolto la corrente e tu sei rimasto al buio.
Sono quelli i momenti in cui il Signore ti richiama alla mente parole di speranza, parole di vita.
” Chi è l’uomo perché te ne curi, il figlio dell’uomo perchè te ne ricordi?.
Se ti fermi alla domanda soccomberesti.
” Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di Gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi”.
Ci sono momenti in cui non vedi la Gloria, non vedi l’onore, non tocchi le sue ferite. Non ci riesci perché le tue ti sembrano estremamente più grandi e dolorose.
Non riesci a benedire il Signore che ti ha dato consiglio, non ti interessano tanti suoi benefici perché stai male e continui a star male da tanto, da sempre.
Ti sembra di essere nata malata, di aver sempre sofferto che la gioia ti è sempre stata negata.
Ci sono momenti in cui il libro della vita sembra sigillato nelle pagine luminose e gloriose della Sua presenza vivificante e la memoria incapace di ricordare.
Ci sono momenti in cui il silenzio è l’unico protagonista della tua muta preghiera, una preghiera che sale dal profondo dell’anima che continua a sperare che il Signore si accorga di te, che ti chiami, che ti parli, che ti risponda, che si prenda cura di te.
” Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure nessuno di essi cadrà a terra senza che il padre vostro lo voglia”
” Voi valere più di molti passeri”
“Non ti ho detto se credi vedrai la Gloria di Dio?” (Gv 11,40)
Continuare a credere, in qualcosa o in Qualcuno?
Sento forte dentro di me la tensione verso la Persona che mi ha chiamato fin dal ventre di mia madre, sento che devo attendere in silenzio la sua venuta.
” L’attirerò nel deserto e la farò mia sposa per sempre”.
L’hai detto Signore e lo farai.
Sono qui nella stanza segreta del mio cuore dove ho trovato ancora semi di speranza nella Tua Parola.
Non posso vacillare.
Tu mi verrai in aiuto, perché sei Dio e non uomo e non dimentichi le tue promesse.
Tutta la terra è piena della tua Gloria…. la Gloria di Dio è l’uomo vivente.
Fa che io viva o Signore, fa che creda al potere del tuo amore!

domenica 3 luglio 2016

Il regno di Dio è vicino

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” Il regno di Dio è vicino” (Lc 10,9)

Il regno di Dio è vicino quando porti la pace nel cuore, quando i tuoi sogni s’inabissano nel mare profondo e ti accorgi che quello che rimane è il sogno di Dio, il suo progetto d’amore, la sua fedeltà che dura per mille e mille generazioni.
Il regno di Dio è vicino quando la storia ti consegna la vita dei suoi santi da meditare, una vita aperta a Lui, mortificata nell’orgoglio, ma mai spenta nella speranza che nulla è impossibile a Dio.
Il regno di Dio è vicino quando dai tuoi occhi sprizza la luce, dalle tue mani si effonde la benedizione per ogni fratello che incontri sulla tua strada.
Il regno di Dio è vicino quando i bambini usciranno dai loro appartamenti e i vecchi seduti davanti alla porta, appoggiati ai loro bastoni racconteranno la storia vera della bellezza.
Storie sacre si intrecceranno sui marciapiedi delle case e i figli smetteranno di giocare e, seduti per terra ad ascoltare, vedranno la speranza farsi largo tra i brutti pensieri e la luce farsi sempre più chiara sul loro futuro.
Il regno di Dio è vicino quando gli usci delle case rimarranno aperti e nessuno avrà più paura del ladro perchè tutto è di tutti.
…chiamati nel grande fiume della storia a portare la propria anfora, per riempirla del profumo del sole, dell’aria, delle risate e del pianto di quelli che all’acqua sono accorsi per attingerne un poco.
Il regno di Dio è vicino quando pensi che il tuo posto è lì dove è più scomodo, più difficile stare, a te che hai sognato altre terre, altri mari, altra gente a cui portare l’annuncio.
Il regno di Dio è vicino quando Dio è qui e ora, in questa sofferenza, in questa situazione di disagio, in questo lutto, in questo fallimento, in quest’angoscia mortale di abbandono, di tradimento, di solitudine.
Il regno di Dio è vicino quando il fratello può dire al fratello:”Il Signore è qui e non lo sapevo!”.

sabato 2 luglio 2016

LO SPOSO

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” Berranno il vino, coltiveranno giardini”( Am 9,14)

Finalmente una parola di speranza dopo tanti giorni in cui il profeta Amos ci ha duramente redarguito sulle conseguenze del nostro cattivo operato e Gesù ci ha prospettato le esigenze imprescindibili della sua sequela. 
Lasciare tutto, rinnegare se stessi, non voltarsi indietro e caricarsi della  croce.
Umanamente quello che dice Gesù è pura follia, perché  siamo portati a fare tutto il contrario di quello che dice ci faccia bene.
Perciò in questa vita ci dà negli assaggi , anticipazioni di paradiso, frammenti di luce, scintillanti che si accendono e si spengono non appena vuoi diventarne padrone mettendolo in cassaforte.
Le candele senza aria, al chiuso di un baule si spengono, lo sappiamo, ma continuiamo ad illuderci che quella luce la possiamo monopolizzare solo per noi e per sempre.
Oggi Gesù si presenta come novità assoluta, come qualcosa che non può assolvere alla sua funzione se lo mischi, lo unisci, lo contamini con qualcosa che ha ormai cessato di funzionare.
In questo caso è la legge, i riti, le prescrizioni che vengono meno con la sua venuta.
Quando lo Sposo è presente non serve mandargli lettere, regali, telefonargli, per sentirlo vicino.
Quando ci si incontra si pensa solo a fare festa, a godere dell’amore che ci unisce, a vivere l’esperienza dell’eterno, dell’uno e distinto, dell’infinito, della trascendenza, della comunione.
“Quando lo Sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.”
Così dice Gesù.
Fin quando c’è viviamo la gioia del banchetto di nozze, perché non sappiamo se e quando ci ricapita ancora.
E’ bello, straordinario vivere con Lui accanto, sentirlo sempre presente, non avvertire mai i morsi della fame, ma a volte, per quanti sforzi facciamo, Dio tace, il digiuno ci fa star male.
La fede è basata sulla speranza che berremo vino e coltiveremo giardini, come dice il profeta Amos, ma non è poi così scontato essere sempre svegli, di guardia a scrutare l’orizzonte, ad affinare le orecchie per sentirlo passare nel soffio leggero del vento.
Mi piacerebbe in questo periodo difficile della mia vita sentirlo più vicino, senza dover continuamente fare atti di fede, mi piacerebbe che venisse più spesso a visitarmi, a farmi compagnia, a togliermi il magone, a placare il tumulto dei pensieri, il disorientamento per tutto ciò che è nuovo e non conosco, che non posso tenere sotto controllo.
Mi piacerebbe che la sua pace scendesse su di me e io la possa comunicare a chi mi sta accanto perché smettiamo di farci una guerra inutile e dannosa.
Mi piacerebbe con Lui aprire gli occhi alla meraviglia dell’inizio e credere che è possibile ricominciare tutto da capo, immettere le esperienze passate presenti e future nell’unico giorno senza fine, il giorno delle occasioni favorevoli, delle opportunità di grazia, l’ottavo giorno, quello della Sua resurrezione.
Mi piacerebbe sentirmi risorta in questo tempo di fatica e di dolore, mi piacerebbe sentirmi ogni mattina chiamare per nome mentre lo cerco tra i fiori del mio giardino.
Lo aspetto nel trasalimento dell’anima, nello stupore dei nuovi germogli che si affacciano sugli steli nudi, mi piacerebbe che il vento accarezzando la mia pelle mi trasmettesse il calore delle sue carezze, che il cinguettio degli uccelli al mattino  mi parlassero di lui senza dover cercare gli occhiali per leggere le sue parole sul sacro Libro.
Mi piacerebbe fare meno fatica a vivere questa straordinaria esperienza con Lui che si nasconde nei dirupi, che mi fa attendere, che mette a dura prova la mia fede.
Ma io non ho che Lui e non mi arrendo.
Continuerò a cercarLo anche quando le forze verranno meno, perchè la nostalgia dell’infinito è penetrata nei più segreti anfratti della mia terra desolata.
 
 Solo quando avremo taciuto
(Tonino Bello)
Solo quando
avremo taciuto noi,
Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi
solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano
le grandi cose della vita:
la conversione,
l’amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa
pure per noi,
e il Cielo non risponde
al nostro grido, e la terra
rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell’abbandono
rischia di farci disperare,
rimanici accanto.
In quel momento,
rompi pure il silenzio:
per dirci parole d’amore!
E sentiremo i brividi della Pasqua.

venerdì 1 luglio 2016

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La chiamata di Levi
” Cambierò le vostre feste in lutto”(Am 8,10)

Con le letture di questi ultimi giorni c’è poco da scherzare. Il profeta Amos va giù duro e ci prospetta cosa ci attende se continuiamo ad agire come siamo abituati a fare, infischiandocene degli altri e badando solo ai nostri interessi.
Nell’Antico come nel Nuovo testamento la priorità è sempre la stessa.
DIO al posto dell’IO.
Domenica abbiamo sentito dalla blocca di Gesù cosa comporta la sua sequela.” Chi vuol venire dietro a me , rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”
Ma devi rispondere alla domanda che rivolge ad ognuno di noi: ” Tu chi dici che io sia?”, la stessa che fece agli apostoli.
E anche se all’apparenza sembra che abbiamo capito come Pietro tutto di lui, strada facendo ci accorgiamo di quanto distinto i nostri pensieri dai suoi pensieri e che la croce è proprio quel doversi continuamente rimettere in discussione, perché una persona l’apprezzi solo dopo che è morta.
Infatti capita di accorgersi di quanto bene abbiamo ricevuto da chi ci ha lasciato, solo in occasione del suo funerale.
Per fortuna o meglio per grazia Gesù è risorto e la sua grandezza, la sua magnanimità, la sua mitezza, il suo amore risplende nella nostra vita quanto più riusciamo a morire a noi stessi.
” Misericordia voglio e non sacrificio,” risponde Gesù ai benpensanti che si scandalizzano delle sue frequentazioni, delle sue cattive compagnie.
Non è venuto per i giusti, ma per i malati.
Noi siamo soliti lamentarci per i piccoli e grandi acciacchi che accompagnano la vecchiaia, ma anche per quelli che ci colpiscono quando meno ce l’aspettiamo, quando l’età dovrebbe essere garanzia di salute.
Gesù è venuto a guarirci da tutte le malattie?
Non mi sembra se guardo la mia vita come quella di tanti altri fratelli segnati dal dolore anzitempo.
Penso che la malattia più grande che ci affligge è il lamento, l’incapacità di benedire sempre tutto quello che ci accade, le persone che incontriamo, i rifiuti, i ricalcoli, le cose che non vanno come vorremmo noi.
La maledizione è il nostro più grande peccato e ci fa stare male.
Gesù vuole insegnarci a benedire ciò che abbiamo, a non pretenderlo dagli altri, a benedire quelli che ci perseguitano, a pregare per i nostri nemici.
La benedizione è la nostra medicina e Lui vuole che impariamo da Lui che ha moltiplicato quel poco che i discepoli avevano reperito per sfamare le folle, ha benedetto il pane e il vino trasformandolo nel Suo corpo offerto per noi perché ce ne cibassimo e fossimo a nostra volta capaci di dare vita.
Voglio ringraziare il Signore perché mi sta portando per mano, molto più spesso in braccio, a vivere le contraddizioni della vita come opportunità per conoscere la grazia in esse racchiuse.
Voglio benedirlo perché mi ha invitato a seguirlo e non ha disegnato di sedersi alla mia mensa.